{"id":47479,"date":"2026-04-14T01:02:17","date_gmt":"2026-04-13T23:02:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.destra.it\/home\/?p=47479"},"modified":"2026-04-14T01:03:53","modified_gmt":"2026-04-13T23:03:53","slug":"un-museo-per-patton-il-fucilatore-degli-italiani-no-grazie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.destra.it\/home\/un-museo-per-patton-il-fucilatore-degli-italiani-no-grazie\/","title":{"rendered":"Un museo per Patton, il fucilatore degli italiani? No grazie"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Partiamo da una<\/strong>&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/740aa4cd-6848-40ce-8eca-2540434a5935?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">petizione on line<\/a><\/strong>. Una petizione lanciata su&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/740aa4cd-6848-40ce-8eca-2540434a5935?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">Change.org<\/a><\/strong>&nbsp;e che chiede di fermare un\u2019iniziativa culturale che rischia di essere molto divisiva. Infatti, sembra che l\u2019amministrazione comunale di Gela, una citt\u00e0 di circa 70 mila abitanti, in provincia di Caltanissetta, stia valutando il progetto di un museo dedicato allo sbarco anglo-americano del luglio 1943, sbarco che ebbe tra i protagonisti il generale statunitense&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/2f512768-ca92-430d-a2ee-62c8d18b491c?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">George Smith Patton<\/a><\/strong>, uno dei pi\u00f9 celebri e pittoreschi comandanti alleati della Seconda Guerra mondiale. I promotori, privati, dell\u2019iniziativa hanno anche proposto di&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/0ccc3d53-e3c9-46a6-a8fa-28ec61844bc8?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">dedicare il nuovo museo proprio a Patton<\/a><\/strong>. Ma Patton, noto per la sua irruenza, le sue veloci avanzate, i suoi rapporti diretti con i soldati e conflittuali con i superiori, ha una biografia molto controversa le cui pagine pi\u00f9 buie riguardano proprio le sue \u201cgesta\u201d in Sicilia nell\u2019estate 1943.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a class=\"image-link\" href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/0ba7787f-7d5a-4a81-885f-bc742c1aafd8?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/$s_!rHIe!,w_1100,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F44459355-c109-46ab-a4e5-7ee6ef89c404_970x300.jpeg\" alt=\"\"\/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em><strong>Lo Speciale n. 19 di Storia In Rete \u00e8 in edicola e dal 13 aprile anche in formato digitale su&nbsp;<a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/d599bb2e-3f20-4abc-b358-c5635d0210c7?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">Libreria di Storia<\/a>&nbsp;e su&nbsp;<a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/b0f2867f-c5b7-463a-8d27-12d81290eabb?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">Amazon<\/a><\/strong><\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il 10 luglio 1943 scatt\u00f2 l\u2019<a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/df192274-281a-4afd-9011-b64d77a856b3?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">operazione Husky<\/a>,<\/strong>&nbsp;una delle operazioni militari pi\u00f9 importanti della Seconda guerra mondiale, che vide lo sbarco sulle coste meridionali della Sicilia di due armate anglo-americane: l\u20198\u00b0 armata inglese al comando del generale&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/7ead3a10-5d9a-4b94-8348-df6b7c735272?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">Bernard Law Montgomery<\/a><\/strong>&nbsp;e la 7\u00b0 armata statunitense al comando del generale Patton. In poco pi\u00f9 di un mese l\u2019intera isola fu occupata e sicuramente lo sbarco ebbe un ruolo anche nella caduta del regime fascista il successivo 25 luglio 1943. Non si tratt\u00f2 per gli anglo-americani di una passeggiata: infatti, soprattutto nei primi giorni di combattimento, forse anche per l\u2019esasperazione dovuta alla inaspettata resistenza italo-tedesca, i soldati alleati, specialmente quelli americani, si macchiarono di diversi crimini non solo contro i soldati nemici fatti prigionieri ma anche nei confronti della popolazione civile.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a class=\"image-link\" href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/9d3b183e-29ea-4a23-85db-81adcae89a1f?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/$s_!tUp7!,w_1100,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fb83a99f2-0a73-4f0f-b253-1ad1cd48a6fa_1394x480.jpeg\" alt=\"\"\/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/c324fe80-2954-4dff-af53-779edb75c31a?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">Ascolta la nuova serie di podcast di Storia In Rete cliccando qui<\/a><\/strong><\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cos\u00ec come in altri casi,<\/strong>&nbsp;c\u2019\u00e8 voluto molto tempo perch\u00e9 gli eccidi alleati in Sicilia venissero conosciuti e studiati. Si tratta, incredibilmente, di acquisizioni abbastanza recenti: i primi libri sull\u2019argomento sono stati pubblicati dopo il Duemila anche se di quelle stragi c\u2019era gi\u00e0 traccia negli atti di alcuni processi celebrati dalla stessa giustizia militare statunitense a ridosso dei fatti. Ma anche la memoria popolare ha conservato a lungo il ricordo di quegli eccidi e, nonostante il passare dei decenni, si \u00e8 rivelata uno strumento essenziale per la ricostruzione storica di quanto avvenuto. In tutto questo, le responsabilit\u00e0 di Patton sembrano schiaccianti. Molti soldati americani testimoniarono che, alla vigilia dello sbarco in Sicilia, il generale aveva voluto \u201ccaricare\u201d psicologicamente i suoi uomini con discorsi incendiari. Ecco le parole che sono state attribuite a Patton: \u00abSe si arrendono quando tu sei a due-trecento metri da loro, non badare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano, nessun prigioniero! \u00c8 finito il momento di giocare, \u00e8 ora di uccidere! Io voglio una divisione di killer, perch\u00e9 i killer sono immortali<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Parole purtroppo prese alla lettera<\/strong>&nbsp;da alcuni soldati americani. E abbiamo anche la prova che lo stesso Patton era cosciente che i suoi uomini avevano ascoltato con attenzione il suo discorso: infatti, il ricercatore storico&nbsp;<strong>Giovanni Ciriacono<\/strong>&nbsp;\u2013 nipote di una delle vittime civili dei \u201cliberatori\u201d \u2013 ha rintracciato anni fa uno scambio di lettere tra Patton e il suo vice Bradley in cui il primo cercava di dissuadere Bradley dal rendere pubblica la vicenda di Biscari. Quello di Biscari, non a caso, \u00e8 il pi\u00f9 noto e grave tra gli eccidi commessi dagli americani in Sicilia nell\u2019estate 1943. Dopo una dura battaglia per la conquista dell\u2019aeroporto di Biscari, il 14 luglio i soldati di Patton trucidarono in spregio di ogni legge di guerra ben 90 persone: 76 prigionieri di guerra italiani, 4 artiglieri tedeschi e dodici civili. Tra i militari trucidati i pi\u00f9 giovani avevano poco pi\u00f9 di vent\u2019anni, il pi\u00f9 anziano quarantotto; non c\u2019erano tra loro ufficiali, erano quasi tutti soldati di truppa, per lo pi\u00f9 originari del nord Italia. Solo nel 2009, con la pubblicazione del libro \u201cUccidi gli italiani\u201d di Andrea Augello \u00e8 stato possibile dare un nome a quelle vittime dimenticate per decenni e delle quali, ancora oggi, non sono stati recuperati i corp<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Due i principali responsabili delle uccisioni<\/strong>&nbsp;di quel giorno: il capitano&nbsp;<strong>John Compton<\/strong>&nbsp;e il sergente&nbsp;<strong>Horace West<\/strong>. Entrambi facevano parte del 180\u00b0 reggimento di fanteria e durante il processo che li condann\u00f2 a pene mai scontate, chiamarono in causa Patton. West disse ai giudici \u201c<em>Avevamo l\u2019ordine di prendere prigionieri solo in casi estremi\u201d<\/em>&nbsp;mentre il capitano Compton fu ancora pi\u00f9 esplicito: \u201c<em>Li ho fatti uccidere perch\u00e9 questo era l\u2019ordine di Patton. Giusto o sbagliato, l\u2019ordine di un generale a tre stelle, con un esperienza di combattimento, mi basta. E io l\u2019ho eseguito alla lettera<\/em>\u201d. Va anche ricordato che lo stesso Patton, ammise di aver ecceduto con le parole ma solo con quelle. Prima di morire in un incidente d\u2019auto, in Germania, poco dopo la fine della guerra, il generale aveva confidato ad un ispettore del Ministero della Guerra che indagava sui fatti di Biscari, che in effetti aveva tenuto un discorso abbastanza sanguinario ma di averlo fatto solo per stimolare lo spirito combattivo della&nbsp;<em>45<sup>th<\/sup>&nbsp;Infantry Division<\/em>, che si trovava per la prima volta sotto il fuoco nemico. Ma neg\u00f2 di aver incitato all\u2019uccisione di prigionieri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In quelle settimane ci furono molti altri episodi<\/strong>&nbsp;drammatici: a Vittoria vennero fucilati senza ragione 12 civili, a Comiso furono uccisi dopo la resa 60 prigionieri tedeschi e 50 italiani, a Piano Stella, in provincia di Agrigento, il 13 luglio fu trucidato un gruppo di contadini, a Canicatt\u00ec furono uccisi 8 civili per mano di un ufficiale americano\u2026 Un elenco molto parziale di stragi tutte impunite visto che non \u00e8 mai stata fatta alcuna inchiesta giudiziaria neanche da parte della giustizia italiana, negli anni molto solerte a perseguire, giustamente, gli eccidi commessi dai tedeschi ma distratta oltre il lecito quando gli eserciti da chiamare in causa erano altri\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dietro la petizione<\/strong>&nbsp;lanciata dal giornalista e ricercatore storico&nbsp;<strong>Massimo Lucioli<\/strong>&nbsp;ci sono anche queste vicende che l\u2019amministrazione comunale di Gela sembra non conoscere o, comunque, pare non aver considerato a sufficienza. In realt\u00e0, l\u2019iniziativa \u00e8 partita da un\u2019agenzia di comunicazione che si chiama<em>&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/6398fcec-276a-41a2-9702-8a630f05e320?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">Mediatica, world company ideas<\/a><\/strong><\/em>&nbsp;che si vanta di organizzare e produrre eventi mediatici in Italia e nel mondo. Mediatica ha promosso il suo progetto \u2013 che ha trovato come detto una sponda nel Comune di Gela \u2013 presentandolo come l\u2019occasione per creare un Museo della Liberazione e della Pace. Ma nel bozzetto grafico che mostra come sar\u00e0 l\u2019edificio si legge chiaramente che sulla facciata campegger\u00e0 la scritta&nbsp;<strong>\u201cGela Patton Museum\u201d<\/strong>&nbsp;e, nel piazzale, faranno bella mostra di s\u00e9 un carro armato americano e un mezzo da sbarco con soldati Usa con tanto di bandiera a stelle e strisce che garrisce al vento. Ecco perch\u00e9 sui social, Mediatica presenta il nuovo museo anche come il \u201cMuseo dello Sbarco\u201d. E cos\u00ec siamo a tre denominazioni diverse. A conferma della confusione e superficialit\u00e0 del progetto di Mediatica e di chi lo appoggia, a cominciare dall\u2019amministrazione di Gela, bisogner\u00e0 ricordare anche che \u00e8 prevista anche una epigrafe dal tono fortemente simbolico:&nbsp;<strong>\u201cGela 1943. Da qui \u00e8 iniziata la libert\u00e0.\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Insomma, oltre ad una discreta confusione<\/strong>, siamo di fronte ad un vero e proprio trionfo della sudditanza psicologica, storica e culturale ad un esercito straniero che si \u00e8 comportato come abbiamo visto, e non solo in Sicilia. Tempo fa,&nbsp;<em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/1332a5d7-f3cb-4a79-b9be-8c4efceb051a?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">Storia In Rete<\/a><\/strong><\/em>&nbsp;ha dedicato la copertina del suo&nbsp;<strong>n. 47<\/strong>&nbsp;al tema dei<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/43fad03d-7c5d-4c48-a161-199e5eb2438d?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">Liberatori senza gloria<\/a><\/strong>&nbsp;proprio per ricordare i tanti misfatti e crimini che hanno accompagnato la guerra dei vincitori. Sui bombardamenti sull\u2019Italia c\u2019\u00e8 anche uno speciale disponibile in formato digitale &#8211;&nbsp;<em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/ff485ee1-5c50-4c87-89f9-902198619231?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">Bombe sull\u2019Italia<\/a><\/strong><\/em>&nbsp;&#8211; mentre sugli stupri di massa da parte delle truppe coloniali francesi c\u2019\u00e8 il fascicolo&nbsp;<strong>n. 156<\/strong>&nbsp;della nostra rivista, dedicato alle&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/b057ad91-2a51-4340-b075-bd00847cafab?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">\u201cmarocchinate\u201d<\/a><\/strong>, tema sul quale ricordo anche&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/b7b0bb6d-2ee1-4446-b0e7-3aff9cfe5aae?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">una puntata di questa newsletter<\/a><\/strong>. Questo e altro dovrebbe far riflettere sulla sudditanza psicologica collettiva che affligge l\u2019Italia come l\u2019intera Europa quando si ripensa alla Seconda guerra mondiale e ad uno dei miti pi\u00f9 forti e ingannevoli prodotti dalla propaganda. Il \u201cmito\u201d dei liberatori che maschera una realt\u00e0 che, come sempre, \u00e8 molto pi\u00f9 prosaica e brutale: una nazione tenta di soggiorgarne un\u2019altra per avere il controllo delle sue infrastrutture, della sua economia, delle sue scelte politiche e magari poterne sfruttare risorse e posizione geopolitica. E invece, da decenni, dobbiamo fare i conti con l\u2019icona del soldato americano che ha rappresentato l\u2019arrivo della libert\u00e0 e che distribuisce generosamente dolciumi, sigarette e razioni di cibo. L\u2019 America, sostiene la propaganda, ha mandato la crema della sua giovent\u00f9 in tutto il mondo, non a conquistare ma a liberare, non a terrorizzare ma ad aiutare. Grazie alla propaganda martellante che ha \u201cbombardato\u201d il mondo per ottant\u2019anni, l\u2019opinione pubblica occidentale ha, in linea di massima, fatto propria, come verit\u00e0 di fede, questa oleografia storico-militare, tanto che, a lungo, nessuno ha mai pensato di sottoporre a verifica l\u2019effettivo comportamento dei presunti \u201carcangeli della libert\u00e0 e della democrazia\u201d. Questo \u00e8 certamente uno dei motivi per cui la popolazione siciliana, pur senza dimenticare l\u2019accaduto, ha faticato a creare una memoria comune rallentando e ostacolando di fatto il lavoro degli storici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Come si \u00e8 detto, da alcuni anni la situazione \u00e8 cambiata<\/strong>: fatti e responsabilit\u00e0 sono stati accertati, documentati e pubblicati e quindi iniziative come quella di Gela risultano ancora pi\u00f9 fuori registro. E\u2019 anche vero che pochi giorni fa il sindaco di Gela,&nbsp;<strong>Giuseppe Terenziano di Stefano<\/strong>,&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/1d178f69-99b8-481e-aaf7-cb48df299e79?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">ha scritto a Lucioli<\/a><\/strong>&nbsp;per precisare che ancora \u00abnon \u00e8 stata adottata alcuna deliberazione n\u00e9 alcun atto formale di intitolazione del costituendo Museo dello Sbarco di Gela al Generale George S. Patton. La proposta attualmente in fase di elaborazione e presentazione \u00e8 finalizzata esclusivamente alla partecipazione a un avviso pubblico per l&#8217;ottenimento di un finanziamento destinato alla realizzazione di un Museo dello Sbarco nella Citt\u00e0 di Gela, con l&#8217;obiettivo di valorizzare un momento storico di rilevanza internazionale che ha interessato direttamente il nostro territorio\u00bb. E poi: \u00abQualora il Comune di Gela dovesse risultare beneficiario del finanziamento per la realizzazione del Museo dello Sbarco, l\u2019Amministrazione comunale si impegna sin d\u2019ora a promuovere un percorso di confronto e partecipazione pubblica, coinvolgendo il Comandante Massimo Lucioli, i sottoscrittori dell\u2019istanza e tutti i soggetti interessati, al fine di condividere ogni eventuale decisione futura relativa alla denominazione del museo\u00bb. Quindi, sotto la pressione mediatica &#8211; la petizione ha avuto finora pi\u00f9 riscontri di stampa che adesioni, ferme ad oggi a poco pi\u00f9 di duemila sottoscrittori &#8211; il sindaco di Gela ha rallentato senza comunque escludere a priori che il museo possa essere effettivamente intitolato a Patton e ribadendo di fatto che l\u2019operazione ha lo scopo di enfatizzare quella che \u00e8 stata, a tutti gli effetti, una invasione. Piaccia o no.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Infatti, come si legge nel&nbsp;<a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/fe181b6f-cf12-4c50-882c-2739905fa567?j=eyJ1IjoiNWR2NWhoIn0.TvkvVCUgCiLHzPumkmYvZMUmxKTvv1rkJHLDS_1EJYE\">testo della petizione<\/a><\/strong>, un museo dedicato a Patton oppure ai \u201cliberatori statunitensi\u201d \u00abha sollevato pi\u00f9 di una perplessit\u00e0 per il carattere fortemente celebrativo, fuorviante e semplificato della narrazione proposta. Il punto sollevato da diversi osservatori \u00e8 semplice: \u00e8 opportuno dedicare un museo a un comandante militare straniero senza considerare anche il comportamento delle truppe che operavano sotto il suo comando? Intitolare un museo a Patton potrebbe essere percepito come una celebrazione di una figura che, per molti, simboleggia la violenza e la distruzione subite dalla Sicilia e dall\u2019Italia durante la guerra\u00bb. Lucioli, nel motivare la sua iniziativa, osserva anche che \u00ab\u00c8 importante che il museo rifletta e onori la storia e la cultura d\u2019Italia, della Sicilia e di Gela, celebrando le loro ricche tradizioni, piuttosto che associazioni con figure militari straniere e controverse. Propongo invece di dedicare il museo a figure locali che hanno contribuito positivamente alla cultura, alla storia o alla scienza, oppure che sia dedicato alla divisione \u201cLivorno\u201d immolatasi integralmente, nel 1943, per difendere il suolo della Patria!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>E questo \u00e8 forse l\u2019aspetto centrale<\/strong>&nbsp;di tutta la questione: chi decide di celebrare una figura controversa come Patton che idea ha delle sue vittime? E come valuta l\u2019azione dei reparti del Regio Esercito che contrastarono l\u2019invasione con un\u2019energia che stup\u00ec i comandanti anglo-americani? Fu una resistenza disperata, costata molte migliaia di morti. Soldati italiani che sarebbe curioso vedere che posto avrebbero (o avranno) in un museo che dovrebbe celebrare Patton e soprattutto lo sbarco in Sicilia del luglio 1943.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fonte: <strong>\u201cE\u2019 la Storia bellezza\u201d,\u00a0la newsletter di storia e attualit\u00e0 di Fabio Andriola<\/strong>, <a href=\"https:\/\/storiainrete.substack.com\/\">https:\/\/storiainrete.substack.com\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Partiamo da una&nbsp;petizione on line. Una petizione lanciata su&nbsp;Change.org&nbsp;e che chiede di fermare un\u2019iniziativa culturale che rischia di essere molto divisiva. 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