{"id":47603,"date":"2026-04-25T15:50:10","date_gmt":"2026-04-25T13:50:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.destra.it\/home\/?p=47603"},"modified":"2026-04-25T15:51:13","modified_gmt":"2026-04-25T13:51:13","slug":"ricorrenze-divisive-ogni-25-aprile-i-conti-non-tornano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.destra.it\/home\/ricorrenze-divisive-ogni-25-aprile-i-conti-non-tornano\/","title":{"rendered":"Ricorrenze divisive\/ Ogni 25 aprile i conti non tornano&#8230;."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Non c\u2019\u00e8 niente da fare<\/strong>: il 25 aprile non riesce proprio ad imporsi davvero come festa nazionale unificante e condivisa. Eppure di sforzi ne sono stati fatti e se ne fanno. Ma ogni tentativo di affermare l\u2019anniversario della Liberazione come momento di celebrazione dell\u2019unit\u00e0 tra tutti gli italiani \u00e8 sostanzialmente fallito. Come mai? Una possibile spiegazione \u00e8 arrivata a fine 2018, quando \u00e8 stato presentato ufficialmente il portale&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/59cee3ca-f3b6-48a1-9481-4f26940057d3?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">\u201cPartigiani d\u2019Italia\u201d<\/a><\/strong>&nbsp;nato dalla collaborazione di vari enti e fondazioni coordinate dalla Direzione Generale Archivi del Ministero dei Beni Culturali. \u00abIl progetto \u2013 spiegava il comunicato di presentazione \u2013 ha l\u2019obiettivo di rendere accessibili attraverso un portale dedicato le circa&nbsp;<strong>650 mila schede<\/strong>&nbsp;relative alle richieste di riconoscimento delle qualifiche partigiane conservate presso l\u2019Archivio centrale dello Stato nel fondo&nbsp;<em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/492ec2a1-ad2a-4b9e-b985-9398de6f05e9?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Servizio per il Riconoscimento Qualifiche e per le Ricompense ai Partigiani<\/a><\/strong><\/em>&nbsp;(<em>Ricompart<\/em>) del Ministero della Difesa, delineando cos\u00ec un primo quadro complessivo documentato della composizione quantitativa delle formazioni partigiane\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Un\u2019iniziativa meritoria<\/strong>&nbsp;anche se, forse, ad un\u2019impresa del genere si sarebbe dovuto metter mano molto prima visto che i dati erano gi\u00e0 tutti l\u00ec fin dal 1946\/1947. La cosa interessante \u2013 ma che tuttavia, \u201cstranamente\u201d, non ha avuto il rilievo dovuto \u2013 \u00e8 quanto emerge da quelle 650 mila schede. I dati sono molto significativi e forse proprio per questo son stati lasciati allo stato grezzo e nell\u2019ombra per cos\u00ec tanto tempo. Meritoriamente, una prima analisi l\u2019ha tentata sulle pagine de&nbsp;<em><strong>La Stampa<\/strong><\/em>&nbsp;(14 aprile 2019)&nbsp;<strong>Giovanni De Luna<\/strong>, storico di sicuro orientamento antifascista, il quale ha per\u00f2 provato a girare \u201cin positivo\u201d quello che ad occhi pi\u00f9 disincantati pu\u00f2 legittimamente apparire come un panorama desolante, sconfortante. Per vedere in rosa quello che a occhi normali potrebbe sembrare virare sul grigio \u201cfumo di Londra\u201d, De Luna ha scelto di puntare, tanto per cambiare, sulla carta della \u201csuperiorit\u00e0 morale\u201d dei pochi partigiani che seppero non \u201cliberare\u201d ma \u201criscattare\u201d una massa apatica e in buona parte compromessa col Fascismo: \u00abFurono comunque una minoranza; nei numeri e nella loro stessa autorappresentazione si percepirono come tali, ed ebbero ben chiaro il compito di riscattare, con il loro coraggio, l\u2019ignavia delle maggioranze che avevano supinamente accettato la cancellazione della libert\u00e0 e della democrazia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a class=\"image-link\" href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/834b7202-35b1-406c-83e1-1e9b52730f87?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/$s_!OHLY!,w_1100,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F696fbf13-a4e4-42f4-b51a-9518631af0fd_970x300.jpeg\" alt=\"\"\/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em><strong>Lo Speciale n. 19 di Storia In Rete \u00e8 in edicola e in formato digitale su&nbsp;<a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/642c6768-345e-422b-aedb-c6061b6ca63f?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Libreria di Storia<\/a>&nbsp;e su&nbsp;<a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/5869c38c-04e3-46f2-b807-469fdb715104?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Amazon<\/a><\/strong><\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Primo dato<\/strong>: come gi\u00e0 indicato da&nbsp;<strong>Renzo De Felice<\/strong>&nbsp;ormai molti anni fa, l\u2019Italia dopo l\u20198 settembre 1943 si ritrov\u00f2 divisa in tre: due minoranze attive \u2013 fascisti e partigiani \u2013 e in mezzo la grande maggioranza degli italiani \u2013 la \u201czona grigia\u201d \u2013 desiderosi soprattutto di veder finire alla svelta la guerra. All\u2019interno di quella massa ci furono ovviamente anche vari movimenti, ora a favore di una parte ora a favore dell\u2019altra. Ma il dato delle due minoranze contrapposte resta, a fronte di una grande maggioranza indecisa, confusa, pressata da mille parti: quindi bollarla di \u201cignavia\u201d e di \u201csupina accettazione\u201d appare ingeneroso soprattutto visto il contesto nel quale ci si muoveva, cio\u00e8 una devastante guerra mondiale. E il termine \u201cignavia\u201d \u00e8 ancora pi\u00f9 ingeneroso soprattutto quando poi se il \u201cdestinatario\u201d \u00e8 sollecitata per decenni l\u2019attiva partecipazione, ad esempio, alle celebrazioni del 25 aprile. Abbiamo quindi la certificazione di una minoranza che \u201cdisprezza\u201d una maggioranza che vuole, comunque, \u201cliberare\u201d e portare dalla sua parte. Operazione riuscita o fallita? Giudicate voi dai numeri:&nbsp;<strong>650 mila domande<\/strong>&nbsp;di riconoscimento di attivit\u00e0 partigiana presentate e solo&nbsp;<strong>137.344 accolte<\/strong>: poco pi\u00f9 del 21% di tutte le domande avanzate, lo 0,3% circa degli italiani dell\u2019epoca. Una&nbsp;<em>elite<\/em>&nbsp;a tutti gli effetti:&nbsp;<em>elite<\/em>&nbsp;che per essere definita e circoscritta esattamente richiese un duro lavoro nel dopoguerra. Scrive De Luna: \u00abSubito dopo la fine della guerra, per vagliare quelle richieste si insediarono apposite Commissioni regionali e nazionali. Il loro lavoro si present\u00f2 subito irto di difficolt\u00e0. Si trattava di \u201cnormare\u201d una guerra che era stata soprattutto una guerriglia e di stabilire delle regole da applicare in un mondo partigiano che era nato contro le regole, per sua natura fluido, spesso incline pi\u00f9 alla spontaneit\u00e0 che all\u2019 organizzazione. Anche le cifre erano tutt\u2019altro che certe e risentivano delle varie fasi che avevano scandito le operazioni militari. Cos\u00ec, si pu\u00f2 concordare con&nbsp;<strong>Guido Quazza<\/strong>&nbsp;che parl\u00f2 di 9-10 mila combattenti nel dicembre 1943, 20-30 mila nel febbraio-marzo 1944, 70-80 mila uomini nell\u2019estate del 1944, 120-130 mila nei giorni immediatamente precedenti l\u2019insurrezione del 25 aprile, fino ai 250 mila finali, dei quali \u201c150 mila colorita e non sempre utile retroguardia\u201d\u00bb. \u00abLe Commissioni \u2013 continua De Luna \u2013 operarono sulla base di criteri che erano il pi\u00f9 vicino possibile alla realt\u00e0, che per\u00f2 non riuscivano a intercettare nella sua interezza. Furono introdotte distinzioni che riguardavano chi aveva operato al Sud della Linea Gotica; ci si limit\u00f2 a riconoscere solo le formazioni indicate dal Cvl (Corpo Volontari della Libert\u00e0), penalizzando quelle che avevano operato spontaneamente; si privilegi\u00f2 l\u2019aspetto militare della Resistenza, cos\u00ec che al Sud si prese in considerazione come titolo di merito solo la partecipazione alle quattro giornate insurrezionali di Napoli. Si stabilirono diverse categorie di partigiani (combattente, patriota, benemerito ecc.) e per ognuna si richiedevano requisiti diversi (a partire dalla presenza continuativa in banda di almeno tre mesi)\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a class=\"image-link\" href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/a9ff7624-7987-4012-8cc5-78722caee9a2?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/$s_!eZk3!,w_1100,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdc623e6c-76c9-405a-bb6c-f0cae3bf5390_1394x480.jpeg\" alt=\"\"\/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/073a2251-6061-47b2-89d0-56acb8f25414?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Ascolta la nuova serie di podcast di Storia In Rete cliccando qui<\/a><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Notare l\u2019escalation, scontata, dell\u2019incremento delle cifre<\/strong>&nbsp;del movimento partigiano man mano che la guerra volgeva al termine. Pi\u00f9 le cose andavano male per Rsi e tedeschi pi\u00f9 i partigiani aumentavano: 10 mila nel dicembre 1943, 80 mila 7\/8 mesi dopo, 130 mila ad esser buoni nell\u2019aprile 1945, quasi il doppio poche settimane dopo, a cose finite o quasi. Specie in quest\u2019ultimo dato non \u00e8 difficile vedere tracce di opportunismo (spesso venato di ferocia come dimostrano i vari eccidi dell\u2019aprile-maggio 1945 ai danni dei vinti), cosa non nobilissima ma umana. Un aspetto che in questo caso De Luna non stigmatizza ma semplicemente ignora salvo poi ricredersi davanti alla gran mole di domande presentate nel dopoguerra: gi\u00e0 250 mila sarebbero state tante da accogliere, 650 mila poi\u2026 Che ne sarebbe stato in quel caso del \u00ab\u2026magistero di apostolato civile, interprete di uno spirito che la Resistenza riusc\u00ec a trasfondere anche nella Costituzione\u00bb?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ecco perch\u00e9 la stessa&nbsp;<\/strong><em><strong>elite<\/strong><\/em><strong>&nbsp;<\/strong>(le commissioni esaminatrici erano composte ovviamente da uomini della Resistenza) decise di stringere le maglie e filtrare al massimo le richieste, dietro le quali si nascondeva spesso un\u2019inaccettabile debolezza morale: \u00abA sollecitare le richieste di riconoscimento c\u2019era anche un interesse economico, la possibilit\u00e0 di percepire un \u201cpremio di solidariet\u00e0\u201d che oscillava tra le mille e le cinquemila lire, pi\u00f9 o meno lo stipendio mensile di un impiegato. Cifre irrisorie che per\u00f2, in un\u2019Italia stremata dalla guerra, erano molto appetibili. A questo \u201copportunismo della miseria\u201d se ne aggiungeva un altro, che trovava le Commissioni particolarmente vigili: in un\u2019Italia perennemente sedotta dalla corsa sul carro dei vincitori, ottenere la qualifica di partigiano fu visto anche come una scorciatoia trasformistica per lavarsi la coscienza e rifarsi una verginit\u00e0 democratica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Secondo dato<\/strong>: quel popolo \u201cperennemente sedotto dalla corsa al carro del vincitore\u201d nel tempo non ha per\u00f2 mai fatto veramente suo l\u2019appuntamento del 25 aprile che \u00e8, di fatto, pur sempre la festa dei vincitori. Curioso no? Ma c\u2019\u00e8 dell\u2019altro. E cio\u00e8 che quell\u2019<em>elite<\/em>&nbsp;non era compatta e non poteva esserlo viste le tante anime dell\u2019antifascismo: comunisti, azionisti, socialisti di vario orientamento (tra Pertini e Saragat, tanto per fare un esempio, c\u2019era un abisso gi\u00e0 prima della scissione dei socialdemocratici saragattiani), liberali, cattolici, monarchici ecc. ecc. E gi\u00e0 a pochi anni dalla fine della guerra l\u2019Associazione Nazionale Partigiani d\u2019Italia, cio\u00e8 l\u2019Anpi, aveva subito due scissioni entrambe motivate dalla tendenza di comunisti e socialisti ad egemonizzare l\u2019organizzazione e appiattirla su posizioni filo-sovietiche. Come si vede una tendenza,&nbsp;<em>mutatis mutandis<\/em>, rimasta costante nel tempo. Nel 1948 se ne andarono i cattolici e gli autonomi che fondarono la FIVL (Federazione italiana Volontari della Libert\u00e0) imitati pochi mesi dopo da socialisti democratici, mazziniani e azionisti che si raccolsero nella FIAP (Federazione italiana delle Associazioni Partigiane). Ne consegue che, col passare del tempo, nell\u2019 Anpi \u2013 oggi egemone almeno a livello di immagine e comunicazione \u2013 si andarono a riconoscere solo alcune frange estreme della&nbsp;<em>elite<\/em>&nbsp;partigiana, frange spesso divise dalle altre componenti oltre che dagli orientamenti politici imposti dalla nascente \u201cguerra fredda\u201d anche da rancori che risalivano agli stessi anni della guerra civile. Un caso su tutti: la commemorazione dell\u2019eccidio di Porzus (febbraio 1945: 17 partigiani cattolici e socialisti massacrati dai partigiani comunisti) che per decenni ha visto gli ex resistenti radicalmente divisi. Divisioni che si confermano e si moltiplicano col passare del tempo: il 25 aprile 2026 vedr\u00e0, a Milano, cortei e comizi disgiunti tra Anpi e Centri Sociali. In passato la presenza della Brigata Ebraica ha scatenato zuffe e contestazioni cos\u00ec come l\u2019adesione di ex partigiani non comunisti. La storica assenza della resistenza monarchica, che non fu certo trascurabile, non desta mai sorpresa mentre la presenza di bandiere palestinesi o di gruppi organizzati di altra natura (femministe, LGBTQ, pacifisti ecc. ecc.) dimostra la confusione che ormai domina e che il sempre pi\u00f9 generico cappello dell\u2019 antifascismo stenta a giustificare e spiegare razionalmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Terzo dato<\/strong>: i partigiani erano divisi tra loro, durante e dopo la guerra (<a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/7c00ab25-4b08-4d36-a5fe-5c59ce08a992?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">dato sfacciatamente negato anche in questi giorni da un personaggio come Aldo Cazzullo<\/a>). Possibile che le celebrazioni del 25 aprile, con i soliti tentativi di egemonizzarne significato e manifestazioni, non ne abbiano risentito spesso e volentieri? Senza contare che l\u2019inevitabile retorica che accompagna questa festa nazionale tende a mettere la sordina ad un aspetto invece ben presente nella memoria popolare: e cio\u00e8 che la Resistenza non ha fatto tutto da sola, anzi. A ben vedere, l\u2019apporto degli alleati (soprattutto anglo-americani) alla conclusione vittoriosa della Seconda guerra mondiale non \u00e8 stato negato da certa storiografia ma semplicemente ignorato: in occidente i partigiani, in apparenza, avevano lottato da soli con nazisti e fascisti. Una tendenza questa non solo italiana per\u00f2\u2026 Come ha osservato&nbsp;<strong>Paolo Mieli<\/strong>&nbsp;sul&nbsp;<em><strong>Corriere della Sera<\/strong><\/em>&nbsp;del 2 aprile 2018 recensendo il libro dello storico francese&nbsp;<strong>Olivier Wiewiorka<\/strong>&nbsp;<em><strong>Storia della Resistenza nell\u2019Europa occidentale 1940-1945<\/strong><\/em>(Einaudi): \u00abFinita la guerra, dappertutto nei Paesi che avevano resistito fu promossa una politica della memoria che \u201cminimizzava il contributo degli Alleati quando addirittura non lo passava sotto un indifferente silenzio\u201d. Lo stesso&nbsp;<strong>De Gaulle<\/strong>&nbsp;nel discorso che tenne a Parigi il 25 agosto 1944 rese omaggio al proprio Paese liberato \u201ccon le proprie mani\u201d, dal suo popolo \u201ccon l\u2019aiuto degli eserciti della Francia, con l\u2019appoggio e il concorso della Francia tutta, della Francia che lotta, dell\u2019unica Francia, della vera Francia, della Francia eterna!\u201d. Limitandosi a salutare \u201ccon un fugace e striminzito omaggio\u201d i \u201cnostri cari e ammirevoli alleati\u201d. In Danimarca la Resistenza fu considerata come qualcosa a cui i britannici si erano limitati a \u201cfornire i mezzi\u201d. E fu cos\u00ec dappertutto. L\u00ec per l\u00ec la cosa parve naturale. Del resto, come ha osservato lo storico&nbsp;<strong>Pieter Lagrou<\/strong>, \u201cesaltare il contributo dei movimenti di resistenza endogeni era l\u2019unico modo che quei Paesi avevano a disposizione per costruire un mito nazionale\u201d\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>E possiamo aggiungere che l\u2019esperienza&nbsp;<\/strong>sembra dirci che \u201cfondare un mito nazionale\u201d basandosi sull\u2019azione (e qui certo non ha rilievo il numero, la qualit\u00e0 o l\u2019efficacia di quelle azioni) di meno di 140 mila persone sperando che questo mito sia poi condiviso da 40 prima, 50 poi e oggi ormai circa 60 milioni di persone, non \u00e8 facile per niente. Tanto \u00e8 vero che in 80 anni in Italia, di fatto, non ci si \u00e8 riusciti\u2026 Lo dimostrano i ricorrenti sondaggi che indicano, costantemente un 20-30% di italiani restii a dichiararsi \u201cantifascisti\u201d e inclini ad avere un giudizio positivo o non del tutto negativo del Fascismo.&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/e2cf129a-5f65-4066-8114-1d5009df85de?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">L\u2019ultimo esempio \u00e8 del dicembre scorso<\/a><\/strong>&nbsp;ma, senza andare troppo indietro, dati analoghi erano emersi anche nella primavera 2025 da&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/f72d0560-001f-40d3-be50-5cd9414ca9b3?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">un sondaggio Swg per il Tg de La7<\/a><\/strong>. Gioved\u00ec 23 aprile 2026, il programma&nbsp;<em><strong>Piazzapulita<\/strong><\/em>, sempre su&nbsp;<em><strong>La7<\/strong><\/em>, ha reso noto l\u2019<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/ae7a2c01-bb9f-45b4-9a91-cb7d42962c3f?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">ennesimo dato<\/a><\/strong>&nbsp;che pu\u00f2 essere letto secondo la logica del \u201cbicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto\u201d. Alla domanda: \u201cLei si definirebbe antifascista?\u201d le risposte sono state: 64,4% s\u00ec, 17,5% no e ben 18,1% per i \u201cnon so\u201d. Il che conferma che, comunque, dopo ben 80 anni di propaganda martellante (e che non sembra conoscere tramonti) pi\u00f9 del 35% degli intervistati non si riconosce apertamente nell\u2019antifascismo (qualunque cosa voglia dire ormai, viste le sempre pi\u00f9 generiche adesioni e divisioni). Ma i dati su cui riflettere non finiscono qui perch\u00e9, ad esempio, emerge che i pi\u00f9 restii a sposare in toto la retorica resistenzialista sono i nati tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, cio\u00e8 cittadini nati nel pieno della storia repubblicana e quindi saldamente all\u2019ombra della \u201cCostituzione pi\u00f9 bella del mondo\u201d. Costituzione che sar\u00e0 anche bellissima ma non pu\u00f2 far miracoli come ha dimostrato, nel maggio 2023,&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/b7bf25d7-85a0-4d82-b283-2bd1858bdc45?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">un sondaggio firmato dalla Ipsos di Nando Pagnoncelli<\/a><\/strong>&nbsp;che ha certificato che ben il 42% degli italiani &#8211; ripetiamo: il 42% &#8211; non si sente coinvolto o non \u00e8 interessato alla festa del 25 aprile. Niente male per una festa che si pretende debba essere \u201cdi tutti gli italiani\u201d\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Di fronte a questi dati<\/strong>&nbsp;(e agli altri che si potrebbero aggiungere) forse qualcuno dovrebbe farsi delle domande invece di ostinarsi a&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/d63e5ff8-347a-4070-9080-0d8c7dc25ced?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">ribadire posizioni oltranziste (qui un esempio\u2026)<\/a>&nbsp;<\/strong>che riflettono rigide posizioni morali capaci di allontare ogni possibile pacificazione che non passi dalle solite forche caudine del&nbsp;<em><strong>Vae Victis<\/strong><\/em>. C\u2019\u00e8 infatti questo di bizzarro e cio\u00e8 che si pretende una adesione incondizionata alla celebrazione del 25 aprile anche da parte \u201cdei vinti\u201d oltre che da parte di agnostici e indifferenti. E ci si stupisce pure se questa adesione invece non arriva\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ai motivi della mancata affermazione del 25 aprile<\/strong>&nbsp;come momento di unit\u00e0 accettato da tutti gli italiani se ne pu\u00f2 aggiungere anche un ultimo, tutt\u2019altro che trascurabile. De Luna, nell\u2019articolo gi\u00e0 citato, per sottolineare il valore e il coraggio di chi scelse, durante la Guerra civile, di \u201candare in montagna\u201d ha osservato: \u00abAl 25 aprile 1945, il numero dei partigiani ammontava, secondo alcune ricostruzioni, a circa 250 mila. Pochi rispetto ai milioni di italiani che si erano iscritti al Pnf e che avevano affollato le piazze di Mussolini; molti rispetto alla scelta che furono chiamati ad affrontare dopo l\u20198 settembre, rifiutando sia le lusinghe del \u201ctutti a casa\u201d, sia l\u2019obbedienza ai bandi di arruolamento nell\u2019esercito di Sal\u00f2. Nel primo caso, sarebbero comodamente sprofondati nel ventre delle loro case e delle loro famiglie, limitandosi ad aspettare che passasse \u201c\u2019a nuttata\u201d; nel secondo, si sarebbero messi al sicuro dall\u2019 incubo degli arresti, delle deportazioni, delle rappresaglie, rifugiati sotto l\u2019ombrello protettivo della Wehrmacht e della sua poderosa forza armata. Scelsero invece di impugnare le armi contro i tedeschi e i fascisti, di ritrovare, in quel gesto, la pienezza di una sovranit\u00e0 individuale smarrita in venti anni di dittatura, di obbedienza passiva a un regime claustrofobico e soffocante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La notizia \u00e8 di quelle che vanno sottolineate<\/strong>: aderire all\u2019esercito della Rsi sarebbe stata quindi una scelta \u201ccomoda\u201d perch\u00e9 voleva dire mettersi \u00abal sicuro dall\u2019 incubo degli arresti, delle deportazioni, delle rappresaglie, rifugiati sotto l\u2019ombrello protettivo della Wehrmacht e della sua poderosa forza armata\u00bb. Le molte migliaia di caduti dell\u2019esercito repubblicano \u2013 caduti al fronte ma anche per mano partigiana, spesso anche in agguati o in eccidi perpetrati a fine guerra \u2013 dovrebbero consigliare qualche riflessione supplementare a De Luna. Una riflessione scomoda perch\u00e9 se ne porta appresso un\u2019altra, che ruota intorno alla domanda: \u201cma quanti sono stati quelli che fecero la scelta opposta ai partigiani?\u201d. La risposta \u00e8 semplice e non contestabile: sono stati molti di pi\u00f9, decisamente di pi\u00f9. E fecero tutti una scelta non meno difficile di quella dei partigiani perch\u00e9 scelsero la parte sicuramente sconfitta, un alleato tedesco arrogante e ingombrante, andando ad affrontare un nemico immensamente pi\u00f9 potente, numeroso e armato. Inoltre, visto il rapido divampare anche della Guerra civile, a tutti era chiaro cosa si rischiava quando sarebbe, inevitabilmente, arrivata la fine. Eppure, quella scelta di campo fu fatta e spesso con intenzioni nobili. E\u2019 vero anche che tanti non ressero alla prova e disertarono, andando magari ad ingrossare le fila delle formazioni partigiane. Chiss\u00e0 quanti dei titolari dell\u2019attestato partigiano hanno prima vestito per qualche tempo anche la divisa della Rsi? Capit\u00f2, tra i tanti, anche ad un certo Dario Fo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Sulla consistenza di quanti si schierarono<\/strong>&nbsp;con la Repubblica Sociale di Mussolini dopo l\u20198 settembre ci sono da tempo dati abbastanza certi. Ad esempio, fondato nel settembre 1943, il Partito Fascista Repubblicano raccolse in poco tempo, e con un territorio nazionale ormai per circa un terzo ormai in mano al nemico, circa 900 mila iscritti. Tra quei 900 mila furono circa 40 mila quelli che, nell\u2019estate 1944, quando la prospettiva del disastro finale era ancora pi\u00f9 evidente e incombente, chiesero di essere inquadrati nelle Brigate Nere, le formazioni armate del PFR. Alla vigilia del 25 aprile, i brigatisti neri erano ancora pi\u00f9 di ventimila. Ovviamente sono poi da considerare i membri delle Forze Armate della Rsi che sfiorarono la cifra complessiva di 800 mila unit\u00e0 tra Esercito, Marina e Aviazione oltre alla Guardia Nazionale Repubblicana (che da sola assommava circa 150 mila uomini, cio\u00e8 pi\u00f9 dei partigiani effettivi) e altri reparti minori tra i quali vanno sicuramente ricordate oltre cinquemila ausiliarie. La morte violenta di molti di questi uomini, cos\u00ec come \u00e8 stato del resto per i partigiani, ha ovviamente lasciato un ricordo pesante nelle famiglie, un ricordo tenace nel tempo cos\u00ec come \u00e8 emerso dopo la pubblicazione del libro di Giampaolo Pansa&nbsp;<em><strong>Il Sangue dei Vinti<\/strong><\/em>&nbsp;nel 2003. A distanza di decenni dai fatti, il giornalista (da allora oggetto di strali e accuse di ogni tipo che gli hanno reso impossibili per molti anni presentazioni pubbliche dei suoi libri) ricevette centinaia e centinaia di lettere (oggi in buona parte&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/aa2ec5aa-e8ef-40c8-9a89-3906a098ceea?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">conservate presso la Fondazione Spirito e De Felice<\/a><\/strong>&nbsp;di Roma) di figli e nipoti di vittime della Guerra civile, segno che certe ferite non si erano rimarginate anche a causa del silenzio che nel dopoguerra ha coperto molti eccidi nel centro nord d\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lasciamo ad altri, pi\u00f9 competenti,<\/strong>&nbsp;il compito di aggregare i dati e fare delle proiezioni statistiche. Qui possiamo tenere il dato certo e cio\u00e8 che, piaccia o no, giusto o sbagliato che sia, durante la Guerra civile furono molti di pi\u00f9 gli italiani che si schierarono con il Fascismo di Sal\u00f2 rispetto a quanti scelsero la Resistenza. E ancora nel 1948, a tre anni dalla fine della guerra, nelle prime elezioni politiche della Repubblica Italiana, il partito che si richiamava apertamente all\u2019eredit\u00e0 del Fascismo, il&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/8b08515b-17c5-412d-a5d5-85e6f9fc1308?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Movimento Sociale italiano<\/a><\/strong>, raccolse in condizioni tutt\u2019altro che favorevoli e a poco pi\u00f9 di un anno dalla sua fondazione, 526.670 voti alla Camera e 200.241 al Senato. Un consenso destinato a crescere anche di 4 o 5 volte nelle tornate successive. Segno di una presenza tra gli italiani, generazione dopo generazione, che ha resistito e resiste ad ogni sorta di demonizzazione ed emarginazione come attestano i sondaggi citati e gli altri, di qualche anno fa e che riguardano anche la figura di Mussolini, che un giorno bisogner\u00e0 prendersi la briga di mettere in fila.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Tutti fascisti? Sicuramente no<\/strong>. Casomai, certe statistiche sono l\u2019indice, vago e incerto, di un \u201cpost fascismo\u201d, poco ideologico ma diffuso nella societ\u00e0 italiana perch\u00e9 ha riguardato gran parte delle famiglie ma anche la societ\u00e0 civile, l\u2019arte e lo spettacolo, la pubblica amministrazione, lo sport, le professioni dove dal 1945 gli ex fascisti hanno fatto la loro parte nella ricostruzione e nel rilancio dell\u2019Italia. Ma, al tempo stesso, hanno sicuramente faticato a riconoscersi (al pari di non pochi ex partigiani cos\u00ec come di molti \u201cnon schierati\u201d) nei modi in cui si \u00e8 voluto (e si vuole) celebrare il 25 aprile in tutti questi anni. Di certo c\u2019\u00e8 che il problema \u00e8 ben lontano dall\u2019essere risolto\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fonte: <strong>\u201cE\u2019 la Storia bellezza\u201d,\u00a0la newsletter di storia e attualit\u00e0 di Fabio Andriola<\/strong>, <a href=\"https:\/\/storiainrete.substack.com\/\">https:\/\/storiainrete.substack.com\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 niente da fare: il 25 aprile non riesce proprio ad imporsi davvero come festa nazionale unificante e condivisa. Eppure di sforzi ne sono stati fatti e se ne fanno. 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