{"id":49093,"date":"2026-08-12T12:23:21","date_gmt":"2026-08-12T10:23:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.destra.it\/home\/?p=49093"},"modified":"2026-08-12T12:23:22","modified_gmt":"2026-08-12T10:23:22","slug":"la-chiesa-cattolica-spagnola-ricorda-i-martiri-della-cruzada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.destra.it\/home\/la-chiesa-cattolica-spagnola-ricorda-i-martiri-della-cruzada\/","title":{"rendered":"La Chiesa cattolica spagnola ricorda i martiri della &#8220;Cruzada&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non finisce mai la beatificazione e canonizzazione dei religiosi e laici spagnoli che hanno subito il martirio durante la cosiddetta Guerra Civile, ma anche prima della guerra. Gli ultimi in ordine di tempo ad essere beatificati sono 80 religiosi, Francisco Gonz\u00e1les de C\u00f3rdova e di 79 compagni: alcuni gettati in mare con mani e piedi legati e una pietra attaccata al corpo; altri scomparsi sulla nave-prigione \u201cAlfonso P\u00e9rez\u201d; altri ancora uccisi e bruciati; alcuni morti in una sorta di campo di concentramento. Degli 80, 67 erano sacerdoti, 3 religiosi carmelitani, 3 seminaristi e 7 laici. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Altri 20 sacerdoti diocesani delle isole di Ibiza e Formentera, uccisi in odio alla fede in Spagna durante la guerra civile degli anni \u201930 del secolo scorso: saranno beatificati. Il 18 giugno scorso, Papa Leone XIV ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare i\u00a0decreti\u00a0relativi al riconoscimento del martirio di Juan Torres Torres e di 19 compagni, sacerdoti. Lo studioso don Lopez Teulon intervistato da Avvenire (Andrea Galli, Martiri di Spagna, sono oltre 5mila i possibili beati, 13.8.2024) ha sostenuto che almeno in cinquemila dovrebbero essere beatificati o canonizzati dalla Chiesa. Peraltro, \u00e8 una conta in continuo aggiornamento. La prima beatificazione avvenuta il 29 marzo 1987, tre carmelitani scalzi uccisi a Guadalajara. La Chiesa ha aspettato tanto, forse, per evitare scontri con i governi spagnoli, per non apparire filo franchista, ha evitato di aprire questo capitolo delicato della Storia della Chiesa spagnola. Il martirio dei religiosi durante la guerra civile spagnola (1936-1939) ha generato il pi\u00f9 grande numero di beatificazioni di martiri nella storia della Chiesa cattolica, con oltre duemila persone dichiarate beate in cerimonie colossali.<br \/>Sacerdoti, vescovi, suore, frati e laici cattolici furono uccisi in odium fidei (in odio alla fede) dai gruppi rivoluzionari repubblicani, anarco-comunisti. Si calcola che circa 10.000 cattolici siano stati assassinati nel corso della persecuzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br \/>Tra le pi\u00f9 grandi cerimonie di beatificazione, ricordiamo quella del 2001: Papa Giovanni Paolo II beatific\u00f2 un primo grande gruppo di 233 martiri. Poi nel 2007: Papa Benedetto XVI proclam\u00f2 beati 498 martiri in una storica celebrazione in piazza San Pietro a Roma. Nel 2013: Si tenne a Tarragona la pi\u00f9 grande cerimonia di beatificazione di sempre, con ben 522 martiri spagnoli in un sol colpo (tra cui tre vescovi e centinaia di religiosi). L&#8217;argomento \u00e8 ampiamente documentato nei registri ufficiali del Dicastero delle Cause dei Santi. \u00abSiamo assolutamente contrari a chiamarli martiri della guerra civile. Non hanno partecipato ad alcuna guerra, ne erano al di fuori, sono stati presi dalle loro case per essere uccisi\u00bb. Don Jorge L\u00f3pez Teul\u00f3n parte da questa premessa quando gli chiediamo di fare il punto sul numero impressionante di beatificazioni (e canonizzazioni) di quelli che chiameremo vittime della persecuzione religiosa scatenatasi in Spagna a partire dal 1934 e che ha avuto l\u2019acme nel triennio della guerra civile, tra il 1936 e il 1939. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vittime che sono gi\u00e0 martiri per chi ne ha conservato la memoria, anche quando il riconoscimento ecclesiale non \u00e8 ancora arrivato. Don L\u00f3pez Teul\u00f3n, oltre a essere postulatore della causa di beatificazione di 464 consacrati e laici assassinati nella provincia ecclesiastica di Toledo e nella diocesi di Avila, \u00e8 anche uno dei massimi studiosi di quegli eventi, a cui ha dedicato numerose pubblicazioni. La Nuovabussola in occasione della festa di S. Lorenzo racconta la storia di un giovane martire spagnolo ucciso barbaramente proprio il 10 agosto 1936, festa del martire. (Federico Catani, Verso gli altari il ragazzo che mor\u00ec gridando: \u201cVia Cristo Re!\u201d, 10.8.26) I miliziani rossi lo catturarono mentre stava difendendo un convento di suore, nella cittadina di Pe\u00f1aflor, vicino Siviglia. Lo picchiarono selvaggiamente, e pi\u00f9 volte tentarono di obbligarlo a gridare: \u00abMorte alla religione!\u00bb e \u00abViva la Russia!\u00bb. Ma egli rispondeva soltanto: \u00abViva Cristo Re!\u00bb e \u00abViva la Spagna!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br \/>Antonio Molle Lazo aveva 21 anni\u00a0e, allo scoppio della guerra civile, si era arruolato volontario con le truppe carliste, per difendere Dio e la Patria dal comunismo. Quando i rossi dissero che lo avrebbero ucciso e ne avrebbero bevuto il sangue, Antonio rispose: \u00abMi ucciderete, ma Cristo trionfer\u00e0\u00bb. Di fronte al suo rifiuto di bestemmiare e di rinnegare la fede, gli tagliarono le orecchie, gli cavarono gli occhi e gli mozzarono parte del naso. Uno dei carnefici addirittura si appunt\u00f2 un orecchio del martire al petto, come trofeo. Nonostante le atroci sofferenze, il ragazzo non cedette e continu\u00f2 a proclamare: \u00abViva Cristo Re!\u00bb.<br \/>Il medico del luogo e il capo della stazione ferroviaria, entrambi cattolici, assistettero da lontano alla scena, e rimasero stupiti dalla resistenza fisica di quel ragazzo. Fra quei tormenti, la forza che sosteneva il martire non poteva essere meramente umana. Aveva qualcosa di soprannaturale. Capendo che la sua fine era ormai vicina, Antonio distese le braccia quanto pi\u00f9 pot\u00e9, formando una croce, e dispose le gambe a imitazione del Crocifisso. Lo fucilarono in quella posizione e cadde a terra proprio con le braccia aperte e la gamba destra incrociata sopra la sinistra, gridando un\u2019ultima volta, con tutte le forze che ancora gli rimanevano: \u00abViva Cristo Re!\u00bb. Eppure, non era ancora finita. Vedendolo agonizzante in mezzo alla strada, alcuni volevano tirargli il colpo di grazia, ma qualcuno tra gli assassini ordin\u00f2 di lasciarlo stare, in modo che potesse continuare a soffrire. E molti tra gli aguzzini, con odio satanico, tornarono a colpirlo e ad accoltellarlo, finch\u00e9 Antonio non esal\u00f2 l\u2019ultimo respiro e rese la sua anima a Dio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br \/>Ma chi era questo Antonio Molle Lazo, che all\u2019inizio della guerra civile spagnola, sopport\u00f2 un martirio cos\u00ec tremendo, cadendo vittima dell\u2019odio marxista? In realt\u00e0, apparentemente, un ragazzo normalissimo. Era nato il 2 aprile 1915. Ma c\u2019era qualcosa che lo distingueva: la sua profonda fede cattolica, ricevuta in famiglia e poi coltivata con una vita esemplare. Era terziario carmelitano, legato al convento della Madonna del Carmine Incoronata, retta dai Carmelitani dell\u2019Antica Osservanza di Jerez. L\u2019Osservatore Romano, in un articolo del 14 gennaio 1940, auspicando l\u2019inizio della causa di canonizzazione, sottoline\u00f2 che Antonio Molle Lazo port\u00f2 sempre al petto lo Scapolare della Madonna del Carmelo, di cui era devoto. Frequentava assiduamente i sacramenti, passava molto tempo in adorazione all\u2019Eucaristia, non lasciava mai la recita del Santo Rosario e viveva nella purezza. La sua era una fede granitica, virile, senza affettazioni n\u00e9 bigottismi. Non se ne vergogn\u00f2 mai, tanto che ne dava pubblica testimonianza anche negli ambienti ostili del lavoro, dominati dai socialisti. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1931, con la caduta della monarchia e l\u2019instaurazione della II Repubblica, laicista ed anticattolica, Antonio si schier\u00f2 subito apertamente dalla parte dei diritti di Dio. Ader\u00ec alla Giovent\u00f9 Tradizionalista, la sezione giovanile della Comunione Tradizionalista Carlista. La simpatia per il carlismo gli proveniva dall\u2019ambiente familiare, ma furono soprattutto la difesa della fede, della Chiesa e della Spagna cattolica a convincerlo a compiere questo passo, convinto com\u2019era che Ges\u00f9 Cristo deve regnare non solo nei cuori e nelle famiglie, ma anche nella societ\u00e0, secondo gli insegnamenti dell\u2019enciclica\u00a0Quas primas\u00a0di papa Pio XI. A causa della sua militanza cattolica, che consisteva principalmente nella distribuzione di volantini e nell\u2019attacchinaggio di manifesti, nel 1936 \u2013 quando gi\u00e0 la Repubblica era stata sommersa dalla violenza del Fronte Popolare \u2013, fin\u00ec in carcere per un mese e mezzo. Ad un altro tradizionalista in prigione con lui, un giorno Antonio disse: \u00abSopporter\u00f2 i pi\u00f9 grandi tormenti, piuttosto che rinnegare il mio Dio\u00bb. Mantenne fede a questo proposito. Allo scoppio della guerra civile, Antonio Molle Lazo\u00a0si arruol\u00f2 con i\u00a0Requet\u00e9s, la sezione di combattenti del movimento carlista. A meno di un mese dall\u2019inizio del conflitto, quel 10 agosto di novant\u2019anni fa, coron\u00f2 la sua vita in maniera eroica con la palma del martirio, come gi\u00e0 visto. Parliamo di martirio in odio alla fede perch\u00e9 l\u2019accanimento con il quale venne torturato dai miliziani rossi non lascia spazio a dubbi. Volevano farlo bestemmiare, ma Antonio rispose inneggiando alla regalit\u00e0 sociale di Cristo. Subito dopo la sua morte, la gente riconobbe in lui un martire, e inizi\u00f2 a pregarlo per ottenere grazie. Il corpo martoriato di Antonio venne dapprima sepolto nel cimitero di Jerez. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A un anno e mezzo di distanza, prima di spostarlo in un altro luogo dello stesso camposanto, la bara fu aperta e i testimoni constatarono che il cadavere era ancora in buonissimo stato e non emanava cattivo odore. Infine, a seguito anche dei continui pellegrinaggi sul luogo della sua sepoltura, con una speciale autorizzazione dell\u2019arcivescovo di Siviglia, il cardinale Pedro Segura, e del Vaticano, si decise di seppellire i suoi resti nella cappella di Cristo Re, all\u2019interno della basilica della Madonna del Carmelo Incoronata, a Jerez. Per Antonio \u00e8 in corso il processo canonico per portarlo alla gloria degli altari.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019auspicio \u00e8 che molti, anche in Italia, conoscano la sua storia e la sua figura per affrettare il giorno in cui si potr\u00e0 venerarlo come beato e poi come santo. Antonio Molle Lazo \u00e8 stato un martire di Cristo Re. Un martire della regalit\u00e0 sociale di Cristo. Un giovane uomo, un laico, un semplice fedele che non ha rinchiuso la sua fede nei limiti della vita privata, ma l\u2019ha difesa e diffusa anche attorno a s\u00e9, in un contesto ostile, violento e persecutorio. Un modello di cattolico da troppi oggi ritenuto sorpassato. E, proprio per questo, un modello di cui abbiamo urgentemente bisogno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non finisce mai la beatificazione e canonizzazione dei religiosi e laici spagnoli che hanno subito il martirio durante la cosiddetta Guerra Civile, ma anche prima della guerra. 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