Il recente drammatico periodo che il mondo intero e l’Italia in particolare sta vivendo a causa della pandemia da covid 19 mi ha portato a fare alcune riflessioni. Si dice che il tempo non esiste, che sia un’invenzione dell’uomo, eppure in questo drammatico momento “l’invenzione dell’uomo”, il tempo, si sta allungando in maniera impressionante e questo fenomeno permette, a chi lo desidera, il lusso di dedicarsi a qualche riflessione e a qualche ulteriore studio.

Rileggiamo allora gli ultimi tre secoli della storia dell’umanità. Il 1800 fu il secolo che lo storico Eric Hobsbawm definì il “secolo lungo”. Nato ad Alessandria di Egitto nel 1917, figlio di un ebreo inglese di origini polacche e di una Viennese, Nelly Gruen che, dopo la scomparsa dei genitori, si trasferì a Berlino con uno zio e dove vi rimase fino al 1933. In quello stesso anno dovettero rientrare a Londra a causa delle leggi razziali dove Hobsbawm visse fino alla sua scomparsa, avvenuta il primo ottobre 2012 all’età di 95 anni (a proposito di globalizzazione!). È considerato uno dei più grandi intellettuali, storico marxista o marxiano, come lo definì il giornalista esperto di politica estera, Vittorio Da Rold il giorno della sua scomparsa in un articolo scritto per il Sole 24 ORE.

Secondo Hobsbawm, il 1800 iniziò con la presa della Bastiglia avvenuta nel 1789 e si concluse con l’inizio della prima guerra mondiale che scoppiò nel 1914. Ma la sua analisi più famosa è quella che riguarda il 1900 che definì il “secolo breve” e che iniziò, secondo la sua teoria, con lo scoppio della prima guerra mondiale e terminò nel 1991 con la disintegrazione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Hobsbawm scrisse il libro il cui titolo originale “Il Secolo breve” fu pubblicato in lingua inglese da Pantheon Books nel 1994 e l’anno successivo fu pubblicato in Italia da Rizzoli con il titolo: il Secolo breve 1914 – 1991: l’era dei grandi cataclismi.

L’autore divide il suo saggio “il secolo breve” in tre fasi diverse. Una prima fase la definì Età della catastrofe — le due guerre, la prima dal 1914 al 1918 e la seconda dal 1940 al 1945 — . Secondo lo storico i conflitti erano il proseguimento dell’uno con l’altro. Una seconda comprende gli anni dal 1946 al 1973, l’Età dell’oro grazie alle scoperte in campo medico, scientifico e tecnologico, la fine del colonialismo e la crescita economica cioè del boom economico basata su una forma anche di diseguaglianze quasi impercettibili grazie ad un liberismo non esasperato e ad un comunismo che sosteneva le classi operaie; entrambi avevano un dialogo tra loro allo  scopo di poter svolgere al meglio, ciascuno il proprio ruolo ed anche grazie alla presenza, in quel periodo storico, del c.d. Stato sociale, soprattutto in Italia. Con il processo di deindustrializzazione, iniziato proprio in quegli anni, lo stesso Hobsbawm sosteneva già nel suo saggio che la sinistra europea non poteva più eleggere la classe operaia quale ceto di riferimento. In sostanza, la sinistra europea aveva terminato la sua funzione e, a mio avviso, non ha saputo cogliere i cambiamenti epocali  derivanti da molteplici fattori e cioè oltre dal già citato processo di deindustrializzazione, dal problema climatico,  a quello della  corsa alla grande distribuzione i cui spazi mi piace definirli “non luoghi”, dal processo dell’urbanesimo con  l’abbandono delle campagne e delle montagne  da parte delle popolazioni rurali e montane  con il conseguente assembramento , nei centri urbani ,sempre più massiccio e per ora irreversibile, al processo del conurbanismo che  è ancora peggiore dell’urbanesimo stesso.

Infine la terza ed ultima fase definita la Frana, che comprendono gli anni dal 1973 al 1989, anno della caduta del muro di Berlino e poi sancita definitivamente nel 1991 con il dissolvimento dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Mentre iniziava l’ascesa della Cina. Qui dovremmo aggiungere che forse l’attenzione della classe politica mondiale e gli esperti di affari internazionali non furono in grado di cogliere il fenomeno cinese con la sua ascesa economica e militare nella sua dimensione.

Mentre Da Rold scrive sempre nello stesso articolo “Un “secolo breve per l’accelerazione sempre più esasperata impressa agli eventi della storia e alle trasformazioni nella vita degli uomini”. Questo, tra l’altro è un fenomeno che si stava, fino allo scatenarsi della pandemia, sempre più accelerando ed esasperando.

In sostanza Hobsbawm nel suo saggio scrisse: “il secolo breve è stato un’epoca di guerre religiose, anche se le religioni più militanti ed assetate di sangue sono state le ideologie laiche affermatesi nell’ottocento, cioè il socialismo e il nazionalismo, i cui idoli erano astrazioni oppure uomini politici venerati come divinità”. Fin qui sembrerebbe tutto chiaro. Il 1800 il “secolo lungo” al quale succedeva il 1900 ovvero il “secolo breve”. Ma c’è qualcuno che sostiene che in realtà il “secolo breve” non fu affatto tale ma che anzi ancora continua e non è affatto terminato. Tra questi c’è il già citato giornalista che scrive sempre nel giorno della scomparsa dello storico:” …… ma le radici del nuovo secolo affondano in quello “breve”, che per certi aspetti dunque non è ancora finito. Il prossimo secolo sarà quello del lento declino americano, dell’ascesa cinese e forse di quella europea”. Ecco che in quel dubitativo (“forse”) c’è una prima risposta alla storia recente del nuovo secolo. Innanzitutto perché, come abbiamo potuto verificare, in questi primi 20 anni del secolo 2000, lla crescita dell’Europa non c’è affatto stata mentre quella del colosso cinese si è accelerata a ritmi inarrestabili facendo del socialismo e del capitalismo una miscela esplosiva dalle conseguenze ad oggi imprevedibili.

Inoltre c’è un altro storico che sostiene che il “secolo breve” in realtà non è terminato. Si tratta del prof. Franco Cardini il quale, in un suo articolo scritto sull’Avvenire, dal titolo eloquente: “Ma il ‘900 fu davvero il “secolo breve”?” sostiene che in realtà il 1900 potrebbe considerarsi un secolo lungo o addirittura lunghissimo che potrebbe essere iniziato nel 1870 con la sconfitta della Francia di fronte alla Germania e che va oltre il fatale 11 settembre 2001.

E siamo arrivati al XXI secolo. Come possiamo definirlo il secolo della pandemia? Molti intellettuali, sociologi, scienziati, sostengono che “nulla sarà più come prima” senza per altro fornirci una idea almeno parziale di come sarà il tempo che stiamo vivendo dopo che sarà passata la pandemia e le sue conseguenze per certi aspetti nefaste. In sostanza cosa cambierà rispetto al periodo fin qui vissuto soprattutto rispetto agli ultimi decenni?

Nessuno ci sa dire come sarà il dopo pandemia nell’economia, nei rapporti sociali, nei rapporti con l’ambiente, nei rapporti internazionali. Verrà meno la globalizzazione almeno così come l’abbiamo conosciuta? Verrà meno il modello di sviluppo fondato sul consumismo, sul materialismo e sul personalismo sfrenati? Migliorerà il rapporto con l’ambiente? Ci sarà una maggiore distribuzione della ricchezza? Tornerà una maggiore presenza dello Stato inteso come intervento positivo a favore dei ceti più deboli con il c.d. Stato Sociale specie in italia?  E il liberismo così come lo stiamo vivendo, verrà rivisitato? La grande finanza, che governa per molti aspetti il mondo, verrà ridimensionata? I rapporti con gli Stati subiranno dei cambiamenti? E il processo di informatizzazione subirà delle trasformazioni? E il servizio sanitario?  Avverrà ciò che auspicava  il prof. Walter Ricciardi sul Sole 24 ORE il 4 settembre 2019: SERVIZIO SANITARIO, UN ELEFANTE NERO DESTINATO ALL’ESTINZIONE”, o il settore verrà ripensato e verrà rafforzato?  L’Europa continuerà ad essere come l’abbiamo vissuta in questi decenni? Cioè a trazione tedesca?  Come scrisse Thomas Mann avremo in futuro “un’Europa germanica o una Germania Europea“?

E se per ipotesi dopo qualche anno tutto tornerà come prima? Si tratterà insomma di un arresto temporaneo delle nostre sfrenate abitudini?  E questo arresto per quanto tempo potrà durare?

Insomma nessuno al momento può prevedere cosa accadrà nel prossimo futuro e il secolo che stiamo vivendo potrà essere definito secondo le interpretazioni che ognuno degli intellettuali citati ha espresso.  Se proviamo ad interpretare il pensiero di Hobsbawm secondo il quale il 1900 è stato il secolo breve, e se ascoltiamo le tante dichiarazioni di chi sostiene che “nulla sarà come prima” il secolo del 2000 potremmo definirlo un secolo brevissimo, corto e che è durato fino al 2019.

Se proviamo ad interpretare il pensiero di Cardini e Da Rold secondo il quale il 1900 non è ancora finito e che invece di essere un “ secolo breve “ siamo di fronte ad un secolo lungo o addirittura  lunghissimo vuol dire che il secolo 2000 non è mai nato o se è nato nella migliore delle ipotesi è durato forse un lustro.

Per concludere solo il futuro prossimo ci dirà se, a seguito della pandemia “nulla sarà come prima “. E se questa ipotesi dovesse essere confermata dai fatti, cioè se si dovesse concretizzare l’ipotesi che “nulla sarà come prima “, il secolo 2000 potremmo definirlo “il Secolo mai nato”?