Non voglio creare apprensioni a nessuno ma credo sia opportuno non riporre una fiducia cieca nelle rassicurazioni del Governo. Quantomeno perché, ognuno, possa prepararsi ad affrontare gli eventi che verranno con serena consapevolezza, senza farsi prendere da un improvviso panico immotivato, generato dal disorientamento e dall’incertezza che prima o poi potrebbero arrivare.

Non voglio alimentare il complottismo un ‘tanto al chilo’ che serpeggia un po’ ovunque però, analizzando con lucidità i fatti, non si può che giungere a una serie di conclusioni.

Vincent Van Gogh, I mangiatori di patate.

Innanzitutto va ricordato come, per motivi puramente di calcolo politico, non sia stata assunta alcuna misura di prevenzione, nemmeno le cautele suggerite dal buon senso, riguardo all’inevitabile (circostanza da mesi drammaticamente evidente) esplodere dell’epidemia (ormai pandemia globale). Che senso hanno ora, fuori tempo massimo, suggerimenti tipo lavarsi ‘spesso le mani’ o evitare di uscire e avere contatti con altri ‘se si è malati’ quando tutti devono forzatamente restare a casa.

Semmai questo andava detto a tempo debito, a titolo di prevenzione, cominciando dall’indicazione di suggerimenti da parte dei medici di famiglia, che avrebbero dovuto mettere in guardia i loro assistiti sui comportamenti da tenere ben prima che serpeggiasse il panico.

L’aspetto che trovo più preoccupante, però, è la mancata adeguata preparazione delle strutture sanitarie basilari. Com’è possibile, infatti, che solo pochi giorni dopo che è scattato l’allarme sulla diffusione del virus siano diventati quasi introvabili (reperibili solo a prezzo da mercato nero) presidi sanitari basilari tipo gel igienizzante lavamani o mascherine protettive, di cui viene raccomandato l’uso ma per i quali il Governo imbelle dei traditori non ha creato scorte per la popolazione.

Si continuano a spendere miliardi e si distolgono uomini e risorse per la cosiddetta ‘accoglienza’ ma gli ospedali sono al collasso per mancanza di personale e carenza di strutture tecniche. A testimonianza di ciò, il fatto che i malati più gravi vengono ormai spesso catalogati ‘non meritevoli di rianimazione’, per lasciare il posto a quelli con un quadro clinico migliore, per mancanza di ventilatori polmonari.

Anche le rassicurazioni sugli approvvigionamenti di alimentari dei supermercati lasciano il tempo che trovano. Per ora, nonostante gli accaparramenti, non si registrano gravi mancanze e gli scaffali dei negozi appaiono abbastanza forniti, ma fino a quando sarà così? Col procedere a livello mondiale della pandemia e la progressiva paralisi produttiva per quanto potrà reggere il ‘sistema Italia’? Con la chiusura delle frontiere per quanto ancora potremo ricevere dall’estero ciò di cui abbiamo bisogno?

Ammesso, oltretutto, che qualcuno sia disposto a vendercelo visto che già tedeschi e francesi hanno stabilito il blocco delle esportazioni di prodotti sanitari e mascherine protettive. Che si profili un futuro dalla durata imprevedibile (settimane, mesi, anni), caratterizzato da una sorta di ‘economia di guerra’ è dunque un’ipotesi drammaticamente possibile.

Affrontare questo destino nelle incapaci mani di Giuseppi Conte/Badoglio con i suoi ministri PiDioti e 5 Stalle di contorno non mi tranquillizza. Sopravviveremo, certo, ma non con le certezze che abbiamo maturato. Dovremo, singolarmente, essere artefici del nostro destino: diventandone al più presto consapevoli.

Per superare questo momento tutti noi, e la società più in generale, dovremo necessariamente cambiare – forse per sempre – abitudini e stili di vita. Probabilmente sarà necessario affrontare un (breve o lungo) periodo di carestia soprattutto come conseguenza di aver accettato che i destini della Patria fossero gestiti da una classe politica indegna.

Essere rimasti anni passivamente nella mani di gente che ‘se le canta e se le suona’ come se fosse l’orchestra del Titanic non è stata indubbiamente una buona scelta.