Sin dalla IV di copertina è opportunamente osservato che “la letteratura sulla filosofia [e direi sull’opera e sulla lezioni complessiva di Giovanni Gentile] è  un fiume, che trova la sua sorgente già negli anni Venti del Novecento e giunge sempre più impetuoso fino ai giorni nostra”. Giuseppe Parlato nella prefazione riconosce la mancanza, recte il vuoto,”di una storia culturale e filosofica della destra italiana dall’Unità a oggi; difficile a pensarla, quindi ancora più complicato costruirla”. Sarebbe – avverte ancora il prefatore – una impresa “ciclopica”per la complessità  e, confessiamolo anche, per l’impossibile compatibilità dei diversi filoni culturali sotto una fragile etichetta.

Come progetto portante inizia dalla “tematizzazione” di Gentile dal Risorgimento con i suoi valori e con la sua cultura fino a Genesi e struttura della società,”il progetto di uno Stato nuovo”. E’ sicuramente vero che il contesto generale ”totalmente” diverso dal 1945 in poi con il PCI dominante nel progetto di società grazie anche all’appoggio servile ma velenoso dell’azionismo e alla complicità subdola della DC ma non può essere nascosta per Gentile la adesione “non divisiva” alla Repubblica sociale e la volontà pacificatrice ognora lealmente espressa. Basti citare, risalendo ad anni lontani, la frase simbolo del filosofo siciliano contenuta in un relazione fiorentina del 1925: il fascismo “si essiccherebbe ed inaridirebbe nella monotonia meccanica delle formule vuote se potesse definirsi e restringersi negli articoli di un credo determinato”.

E’ sufficiente poi l’impegno espresso in un articolo, pubblicato nel 1944, nella rivista di Barna Occhini: “devono cessare le lotte interne, le persecuzioni, le  recriminazioni maledette, che intorbidano gli animi”. E, precedente di alcuni mesi, il discorso al Campidoglio del 24 giugno 1943, in cui sostiene la realizzazione di una grande Italia, “quale può essere soltanto se stretta in una forte compagine”.

Nel dopoguerra, con l’esperienza del MSI, si è perduta o almeno sensibilmente annacquata o forse meglio annebbiata di molto , la “filosofia del potere” di Gentile ed il suo magistero, posto in concorrenza con altre lezioni filosofiche meno complete, meno centrate e più aeriformi sull’Italia e sulla storia della nostra Nazione. Gentile – sia sufficiente senza appendici di sorta – è stato, secondo il giudizio di Ettore Paratore e secondo l’avviso dei cittadini attenti alla realtà storica “la figura più luminosa e più alta che la cultura italiana abbia saputo esprimere sia sotto l’aspetto intellettuale sia su quello morale”. A voler stilare un consuntivo, prima di tutto va collocato in risalto che, nonostante la pioggia interrotta (con buona pace di Croce), di pubblicazioni, non raramente libercoli e rimasticature sul fascismo e contro la destra postbellica (è il caso del terrorismo di c.d. “chiara marca fascista”, smentito da ultimo sul caso di piazza Fontana), purtroppo non spesso appaiono, godendo di equilibrato giudizio, opere come di Sideri, informata e principalmente serena ed equilibrata. Con franchezza, unico punto critico, addebitiamo l’uso del termine gallico “sovranismo”, cui, per la nostra storia, per la nostra tradizione, le nostre radici, andrebbero sostituiti, tutelandoli, i sui sinonimi italianissimi, nazionalismo e patriottismo.

Sideri offre una rilettura sottoscrivibile degli uomini, delle iniziative e delle idee o forse meglio dei principi, che animarono non senza errori la destra dalla fondazione del partito in poi. Il tutto, però più di una volta sostenuto con una controproducente animosità interna, si è camuffato negli anni più vicini con la infelice esperienza berlusconiana ed oggi è stato avvilito.

 

RODOLFO SIDERI, Con  Mussolini e oltre. Giovanni Gentile da Marx alla destra postfascista, Roma , Edizioni Settimo Sigillo,  2020, pp. 374. €25.00