Dopo la lettura faticosa e principalmente fastidiosa del libruccio di Carlo Greppi, L’antifascismo non serve più a niente, conclusa da queste parole, autentici “concetti di vita e di verità”, scolpite nel marmo più duro: “essere antifascisti […] è come essere innamorati o diventare genitori: non hai le parole per spiegarlo ma sai perfettamente cos’è”, “uscimmo a riveder le stelle”.
La lettura, infatti, della nona fatica storica del professore sessantenne di Passignano sul Trasimeno, docente a Perugia, riconduce ad un binario scientifico fondato solido. Le prime parole dell’introduzione, intitolata eloquentemente Fascismo al crepuscolo e continuità dello Stato, sintetizzano, senza enfasi agiografica, con equilibrio la figura del tenente generale Niccolò Nicchiarelli (1898 – 1969).
Fabei con misurato dosaggio e senno storico, di cui certi “storici” sono privi, scrive «La Memoria sulla Guardia del tenente generale Niccolo Nichiarelli, personaggio tra i più controversi della Repubblica sociale italiana, costituisce un documento di notevole importanza per la storia della fase finale del fascismo, quello repubblicano, nella misura in cui aiuta a far comprendere come i quest’ultimo fossero presenti non soltanto uomini che, aderendo alla RSI, andarono “a cercar la bella morte” – per usare le parole del giovane “ragazzo di Salò” Carlo Mazzantini – ma anche quanti, con un’esperienza di vita, militare e politica, ben più lunga e matura, decisero di stare dalla stessa parte della barricata nella quale avevano combattuto fino allora per salvare il salvabile, evitare che l’Italia fosse “polonizzata” dall’alleato tedesco in seguito al tradimento monarchico – badogliano e garantire una continuità dello Stato per quella che allora era chiamata Patria».
Si tratta di un’analisi puntuale e soprattutto assennata ed equilibrata, in cui continuamente e senza cadute, emerge l’azione convinta degli uomini, già nazionalisti, come Nichiarelli, che si prodigarono – un esempio, da citare e da conservare, è quello di Francesco Ercole, scomparso nel 1945 a Desenzano sul Garda – a tutela “di un’Italia concepita come il risultato di un processo storico di cui il lungo viaggio nel fascismo costituì una fase”,
L’asse portante è rappresentato dall’interpretazione data alla RSI. Per Nichiarelli come per Diamanti, Borghese, Luna, come per Biggini, Cione, Montagna, Pisenti , Gorrieri e Nicoletti essa rappresentò la “repubblica necessaria”, “capace di garantire una continuità con il passato. In tal senso tentarono [realisticamente], d’accordo con il Duce, di mantenere il nuovo Stato nella legalità e di trattare con i meno intensi genti della controparte per raggiungere un accodo capace di bloccare, o limitare, spargimenti di sangue fraterno e di favorire l’incontro tra italiani “al di sopra delle baionette straniere”.
Fabei espone due osservazioni tutt’altro che peregrine, tutt’altro che vane e vaghe, a proposito di Borghese. La Xa Mas «ancora prima della nascita della RSI scelse di proseguire la guerra al fianco dei tedeschi con un’originale alleanza direttamente con la Germania e nel quadro di una concezione nazionalista non fascista, tantomeno fascista repubblicana. Borghese d’altra parte era un monarchico». Poco più avanti rileva che «le ragioni della scelta della Xa Mas e del suo capo prescindevano dal fascismo e dalla fedeltà al Duce, connotandosi come il risultato di un’analisi di natura soprattutto istituzionale».
A giudizio di Fabei «proprio il senso del dovere verso il proprio popolo e lo Stato, più che la fede politica nel fascismo, determinarono la sua scelta di campo dopo l’8 settembre : scelta difesa nel tempo senza accenti retorici e atteggiamenti nostalgici, per la convinzione di aver fatto quello che a lui, come soldato prima di tutto, era richiesto e pertanto legittima».
La Memoria sulla Guardia (84 pagine) rappresenta «un documento utile a comprendere quanto accadde nei 600 giorni della RSI e le ragioni della concezione della storia nazionale, [ancora trascurata, quando non vilipesa]che iniziata ancor prima della Grande Guerra, sta alla base e costituisce il filo rosso dell’intera esistenza di un soldato del Novecento, quale Nicchiarelli».
Quanto siamo lontani dal possedere il senso vera della storia e dei fenomeni storici! L’altro giorno un sedicente intellettuale, componente dello schieramento parlamentare di centro – destra, nel corso di accesa disputa, ha diretto all’antagonista della stessa area, la squalificante accusa di “fascista”.

STEFANO FABEI, La Guardia nazionale repubblicana nella memoria del Generale Niccolo Nicchiarelli 1943 – 1945, Mursia, Milano, 2020, pp. 218. €18,00.