Il contenuto dell’intervento del presidente della Repubblica, in videoconferenza, alla sessione di apertura della XXXVII Assemblea annuale ANCI, va considerato assolutamente tardivo, immeritatamente vago e generico sulle enormi responsabilità governative e inutilmente quanto gratuitamente polemico verso le opposizioni, ad avviso di osservatori e di infiniti elettori scarsamente incisive.

Mattarella non doveva attendere il 17 novembre per sintetizzare il quadro ed esprimere il proprio avviso sui ruoli e sui comportamenti della maggioranza di sinistra e la minoranza di centrodestra. Il presidente si fonda su un ragionamento eccesimamente allusivo, che finisce con il risultare elusivo della realtà nel momento in cui sostiene di “far ricorso alle nostre capacità e al nostro senso di responsabilità per creare convergenze e collaborazione tra le forze di cui disponiamo perché operino nella stessa direzione”. Bontà sua Mattarella consente a FdI, FI e Lega, tacciandole, da giudice severo ma non equanime, di disperdersi o “in polemiche scorrette o nella rincorsa a illusori vantaggi di sorta”.

Sul giornale di via Solferino Venanzio Postiglione, cogliendo in pieno la realtà e i bisogni del Paese, ha colto l’inefficienza e l’inconcludenza di Conte e della sua combriccola: ci si perde e ci si disperde sul numero dei parenti ammissibili alla tavola del “cenone” natalizio mentre manca né tanto meno è avvertita la necessità di “un discorso serio” sull’Italia del 2021 e magari, utopisticamente, del 2022.

Mattarella rischia di perdersi o meglio smarrirsi nell’ irrealizzato, laddove mostra l’avviso che “la libertà rischia di indebolirsi quando si abbassa il grado di coesione, di unità tra le parti”. Di grazia, in quali frangenti o meglio in quali istanti, il presidente del Consiglio, l’“uomo venuto dalle tenebre”, ha avvertito questa sua “prima responsabilità”?

Da settimane, ormai, Berlusconi con la spiegazione ufficiale, diplomatica (ben sappiamo quale sia quella reale) dell’interesse generale, ha estratto dal suo cilindro la proposta della collaborazione. La risposta ufficiale, meraviglia, si pensi, è arrivata dall’ottimo ed impagabile ministro della Giustizia, che ha sancito (o forse statuito?) che “il confronto è sempre utile. Proposte migliorative sono ben accette, ma senza confondere i ruoli”. Non si poteva aspettare da Bonafede altro che sfondasse “le porte aperte”.

In questo momento si avvertiva, poi, la necessità di leggere, a scontato ed ovvio appoggio alle tesi del leader lombardo, le ripetitive argomentazioni di Stefano Caldoro “capo dell’opposizione al Consiglio regionale della Campania” (?).