Egregio dottor Cremonesi, non so se leggerà questa mia risposta alla sua cortese lettera con cui m’invita ad abbonarmi al “Corriere” edizione digitale.
Non so se lo farà, però desidero esprimerle alcune mie considerazioni. Lei giustamente rivendica il fatto di essere un inviato speciale sui posti “caldi” del mondo, ed in effetti da questo punto di vista ha una certa credibilità.
Però mi consenta di dire che il suo giornale, insieme all’altra cosiddetta “grande stampa d’informazione”, in realtà molto spesso è solo “portavoce” di notizie false od esagerate o fuorvianti (che oggi si chiamano “fake news”) diffuse dal governo,
da Stati esteri, da organismi internazionali.
Faccio alcuni esempi, lontani e recenti: la guerra scatenata contro Saddam Hussein, con la scusa di possedere presunte armi di distruzioni di massa, con le farsesche (e false!) esibizioni di Powell all’ONU, non ha trovato critiche sul giornale.
Non solo, ma nessuno ha poi sostenuto che i governanti di allora degli USA, avendo scatenato una guerra con false accuse,  avrebbero dovuto essere processati come “criminali di guerra” per le centinaia di migliaia di morti provocati. Sono stati
condannati i capi politici e militari delle piccole Serbia e Croazia (di cui un generale si è ucciso pochi giorni fa) ma non si ha il coraggio di condannare gli USA. Non sarebbe il caso di parlarne?
Ed ancora. Quando Francia ed Inghilterra scatenarono una guerra contro la Libia guidata da Gheddafi, anche per sottrarre influenza all’Italia, il suo giornale ha mai posto in luce la falsità delle notizie diffuse per giustificare quell’aggressione?
Anche qui, nessun “criminale di guerra” è stato mai processato! E, sempre il suo giornale, ha mai indagato sull’attacco speculativo finanziario contro il governo italiano guidato da Berlusconi, che oggi lo stesso Romano Prodi, in una citazione
del libro dell’ex-direttore de “Il Sole-24 Ore”, ammette?
Lo stesso può dirsi per le false accuse sui gas usati da Assad in Siria, o sulle “spontanee” rivolte popolari nella stessa Siria ed in Ucraina che – si è saputo ben presto – furono pagate con milioni di dollari statunitensi. E le uccisioni effettuate nella
piazza Maidan da parte di mercenari giorgiani e di altri Paesi guidati da un ufficiale americano, come è stato reso noto pochi giorni fa, avrebbero meritato maggiore attenzione giornalistica e qualche sospetto.
E, per venire ad un altro argomento, quello della previdenza, il suo vicedirettore Fubini ha pubblicato alcuni giorni fa un articolo allarmistico sul sistema previdenziale italiano, indicando solo alcuni numeri generici e una cosiddetta “previsione”
europea che copre ben 42 anni, di per sè fantasiosa (sarebbe come nel 1910 si fosse fatta una previsione fino al 1952: nel frattempo ci sono state la guerra in Libia, la prima guerra mondiale, la rivoluzione comunista, il crollo degli Imperi  austro-ungarici e russo, l’influenza “spagnola”, l’avvento del nazismo, la seconda guerra mondiale, la guerra fredda con l’URSS, la guerra in Corea.). Ma si può dare credito, e fare da cassa di risonanza, a “previsioni” del genere? E, per quanto riguarda il sistema previdenziale, qualcuno dovrebbe analizzare nei singoli comparti il complesso bilancio
dell’INPS, prima di approvare il taglio alle pensioni legittimamente maturate con il lavoro regolare.

Egregio dott. Cremonesi, non so se avrà avuto la pazienza di leggere questa mia nota. Ma volevo evidenziare le grandi lacune, o le palesi complicità, della cosiddetta “grande stampa d’informazione” di cui il “Corriere” è il numero uno come diffusione, nel diffondere notizie false, infondate, gonfiate, irreali che però provocano sentimenti di natura nel pubblico (indignazione, consenso, paura).
Si può quindi accettare la visione delle notizie anche in via digitale?
Grazie dell’attenzione, e cordiali saluti.