Il quotidiano “Libero” ha lanciato con questa formula un sondaggio ai lettori: “Secondo voi Berlusconi e Forza Italia lavorano per fare da stampella a Conte ?”. Il 69 % degli intervistati, tra cui ovviamente il sottoscritto, ha votato per il sì mentre il rimanente hanno espresso la risposta opposta. In una nota dello stesso giornale è stato raccolto un retroscena tratto da “La Stampa”, secondo l’ottantacinquenne Gianni Letta avrebbe convinto Berlusconi a “tendere una mano” nel timore, in caso contrario sarebbe stato “sbranato” da “quei due giovanotti”,

Sull’argomento, scottante e delicato, di quei 9 miliardi dello scostamento, “una goccia nel mare”, sul quale il centro leghista e la destra di FdI si sono arresi , ha pubblicato un duro e ben argomentato (eccetto l’eccessivo “trumpismo e il preponderante peso attribuito al “padrone” della Lega) editoriale il quotidiano “on line” “Atlantico” con uno dei direttori , Federico Punzi (l’altro è Daniele Capezzone mentre l’editore è Francesco Giubilei) dal titolo parlante “Le opposizioni ci cascano: stampelle al governo, scattata la trappola della “svolta moderata””.

Felice e centrata è la sintesi offerta dal PD Dario Franceschini: “una scelta di responsabilità di Berlusconi che ha politicamente costretto le altre forze di centrodestra a cambiare linea e ad adeguarsi, Chapeau”. Punzi si cura poi di chiarire l’infondato trionfalismo della Meloni, alla quale ricorda, a dispetto delle briciole ottenute (per ora sulla carta) i mesi di emergenza gestita a colpi di DPCM, accompagnati da marginalizzazioni aspre e da eclatanti demonizzazioni. Ancora alla Meloni, esponente di punta dell’unico partito di destra in campo, con un tweet fulminante di @non expedit; “il problema della destra non è il populismo, ma che non esiste più una élite di destra. E’ scomparsa, né si capisce dove si potrebbe mai formarsi, crescere e prosperare in un mondo egemonizzato culturalmente dalla sinistra”.

Davvero non riemergerebbe, anzi sarebbe ulteriormente mortificata, nel cono d’ombra dell’ultimo parto della mente di Salvini, la federazione, nebuloso e macchinoso, ipotizzato con una ovvia esaltazione autocratica di se stesso. Il leader padano, che ostenta sempre orgogliosamente – non dimentichino in casa FdI – il distintivo dell’antesignano del separatismo, il “Power ranger”, dopo aver accettato di tutelare settorialmente le partita IVA ed i professionisti, elettorato caro a Berlusconi si è accontentato della promessa “a futura memoria”, “in sede di manovra”, di misure attinenti temi autenticamente sociali e coinvolgenti l’intera collettività, preda di uno spaventoso arretramento: la sospensione dell’IVA, la rivalutazione delle pensioni (chi scrive la percepisce immutata da 5 anni) e lo stop con stralcio di ben 12 milioni di cartelle esattoriali.

L’editorialista Nicola Porro si è posto, con ragione incontestabile, una doppia domanda: “il centro destra vota per lo scostamento. Bene bravi, ma che serve? Tregua fiscale cosa vuol dire?”. A questi quesiti non risponde davvero l’intervista “buonista” e diplomatica della Meloni al “Corriere”, Meloni conosciuta negli scorsi mesi per la sua ben diversa e incisiva grinta. La fiducia verso Berlusconi, che segue, con i suoi consiglieri, la propria strada, è davvero eccessiva e infondata.