Claudio Micheloni, un senatore eletto all’estero in Svizzera nelle liste del Partito Democratico e poi passato con il nuovo partito creato da Bersani, ha tentato con un suo emendamento – presentato nella Commissione Bilancio nel corso del dibattito sulla legge finanziaria per il 2018 – di modificare la vigente legge sulla cittadinanza italiana.

Il suo emendamento era concepito inizialmente per modificare l’importo – già elevato – che deve essere versato ai Consolati dai ricorrenti per le istanze o dichiarazioni di elezione, acquisto, riacquisto, rinuncia o concessione della cittadinanza, chiedendone l’aumento del 33%, da 300 a 400 euro: e già questa proposta era rivolta genericamente contro gli Italiani residenti all’estero, allo scopo di dissuaderli da fare quelle richieste. Ricordiamo infatti che in molti Paesi quell’importo corrisponde alla retribuzione di uno o più mesi di lavoro.

Ma il vero obiettivo era un altro. Visto che la legge sul cosiddetto “ius soli” trova grandi difficoltà ad essere approvata, il proponente ha pensato bene di ridurre intanto le possibilità di acquisto della cittadinanza italiana da parte dei discendenti degli emigrati. La legge in vigore – n. 91 del 1992 – prevede infatti che possono richiedere la cittadinanza italiana i discendenti dei cittadini italiani nati all’estero: ovvero, tenendo presente che questi erano figli di emigrati, trattasi dei nipoti o pronipoti.

Ora, negli ultimi anni, è stato registrato una crescente richiesta da parte di queste persone di diventare cittadini italiani in forza della loro ascendenza: alla base di questa richiesta vi è certamente la volontà di divenire cittadini di un Paese come l’Italia che è pur sempre tra i primi otto Paesi industrializzati del mondo ed offre maggiori occasioni di lavoro e sviluppo economico, ma anche il desiderio di riallacciare i legami socio-culturali con la Patria di origine dei suoi genitori o nonni. Ebbene, l’emendamento Micheloni da un lato introduceva una normativa – condivisibile -tesa ad accertare la conoscenza della lingua italiana per certe fattispecie di acquisto della cittadinanza ma nello stesso tempo escludeva la categoria sopraindicata dei nipoti e pronipoti: ciò con la finalità di contrastare il principio dello “ius sanguinis” che la legge in oggetto osserva, insieme a molte agevolazioni per l’acquisto della cittadinanza da parte degli stranieri.

L’emendamento, così composto, non poteva essere evidentemente accolto da una legge che si occupa del bilancio e della finanza pubblica, ed è stato quindi ritirato nel suo complesso. Ciò è stato possibile anche grazie all’intervento di un altro senatore eletto all’estero, Claudio Zin del MAIE, il quale si è premurato di raccogliere seimila firme di protesta a sostegno alle sue istanze presso il presidente della Commissione che ne ha dovuto prendere atto.

Però l’iniziativa è indicativa di un certo modo di considerare la grande comunità di discendenti italiani all’estero tipica della sinistra, che ad un pronipote di nostri emigrati preferisce un immigrato africano od asiatico!