Pare inverosimile ma debbo ammetterlo così come analoga posizione debbono assumere i molti, che da destra si battono, al di là e al di fuori della politica, contro il governo giallorosso, ma Paolo Mieli, del tutto spazientito ed irritato , con il suo editoriale “Aiuti e leggi. Il principio di realtà rifiutato” ci ha surclassati abbondantemente e pesantemente.
D’ora in poi, non più originali, ma emuli ed epigoni potremo ripetere che “Giuseppe Conte si sta appalesando come uno dei più straordinari illusionisti della nostra storia. Ipnotizzata la sua (peraltro consenziente) maggioranza, annuncia, dice, si contraddice, rinvia, alla fine poi ricomincia riportandoci al punto di partenza. Non esiste ormai più un solo punto su cui qualcuno si attenga al principio di realtà”.
Sugli aiuti europei è solo da ribadirne la linea critica dato che essi “devono essere donati e, nel caso si configurino come prestiti, va garantito che siano senza “condizionalità”. I Paesi che pretenderebbero di ridurne l’ammontare e verificare come quei soldi saranno spesi, vengono descritti come egoisti, avidi e insensibili alla causa europea. Perché insensibili? Per il fatto che – se la Comunità non ci regala quei solidi all’istante o non ce li presta alla maniera che noi pretendiamo – non faremo mai nulla per impedire che vada a monte l’intera costruzione europea. Conta poco che noi quei soldi non sappiamo neanche bene come spenderli. E che probabilmente una parte li butteremo via. L’importante è prenderli”.
L’elenco delle affinità è quasi globale, è corposo ed utile. E’ assai più proficuo utilizzare le argomentazioni di Mieli con tono e spirito diametralmente opposti da quelli, infelici e al solito controproducenti, adoperati da Salvini sull’eredità di Berlinguer.
Un’altra tesi, felice e condivisibile, si riferisce al sistema elettorale. Per Mieli, carico di ironia e di sarcasmo, “su un solo dettaglio tra Pd e Cinque Stelle appare granitico: quello di un sistema elettorale che renda l’attuale stato delle cose immodificabile. Un sistema per fare in modo che sia impossibile per l’elettore scegliere una maggioranza e un programma di governo come tuttora accade per sindaci e presidenti di Regione. Lo scopo è quello di agevolare al massimo i rimescolamenti parlamentari divenuti da tempo l’unica, vera specialità della sinistra italiana. Il tutto accompagnato da spudorate ammissioni del vero motivo per cui si procede in questa direzione: disarticolare l’attuale opposizione e impedirne la vittoria”.
A proposito dell’opposizione mille e mille sono le perplessità e sempre più radicato è lo scetticismo, davanti alle manovre, al solito oscure, di Berlusconi e alle “prodezze dialettiche” di Salvini, in

costante e meritata caduta di consensi.