Caro Direttore, conoscendo Furio Colombo ho letto, senza alcuna meraviglia, la sua risposta su “Il Fatto Quotidiano” di oggi ad una lettera in merito alla delegazione dei parlamentari in India. Furio, come un “cavallo del west”, si lancia come al solito in affermazioni prive di ogni attinenza al vero e stavolta addirittura tanto calunniose da meritare una denuncia, se valesse la pena prenderlo sul serio.

Ai lettori del suo giornale, come è mia abitudine, intendo invece offrire la realtà dei fatti, peraltro facilmente riscontrabile da chiunque (e chi scrive su un quotidiano avrebbe il dovere di farlo preventivamente). La legge che convertì il decreto con il quale si consentiva sia ai contractor che ai militari di imbarcarsi su navi mercantili italiane in funzione antipirateria, è stata votata praticamente da tutto il Parlamento (493 voti a favore, 15 astenuti e solo 22 dell’estrema sinistra contrari). L’origine di questo provvedimento non appartiene a me, che all’epoca ero ministro della Difesa, ma a tre proposte di legge unificate (due del PdL, a firma Fontana e Scandroglio, e una del Pd a firma Tullo). Quando nel dibattito in Commissione, a cui ovviamente non partecipavo, emerse l’ipotesi di utilizzare i militari sui mercantili, l’unica voce fortemente critica fu la mia, che in ripetute agenzie di stampa, dichiarai: “A difesa delle navi solo le guardie giurate” (si veda, ad esempio, anche il lancio dell’Ansa dell’8 febbraio 2011 che allego). In Commissione, il 31 maggio del 2011 il relatore, con l’accordo esplicito e verbalizzato sia del centrodestra che della sinistra (oltre a Tullo intervenne anche Bressa a nome di tutto il gruppo del Pd) introduceva l’emendamento che consentiva oltre ai contractor anche ai militari l’imbarco in funzione antipirateria.

Dopo l’approvazione bipartisan, su concorde richiesta di tutti i Gruppi parlamentari, col parere favorevole della Marina Militare, al fine di accelerare l’iter e stante il crescente pericolo per le navi italiane, il 12 luglio il testo della Commissione parlamentare venne tramutato in decreto del Governo nonostante le mie note perplessità, superate solo dalle pressanti richieste bipartisan. Va comunque detto, ad onor del vero, che dopo l’imbarco di militari sono praticamente cessati gli assalti dei pirati alle nostre navi e che solo la protervia dell’India ha creato un caso che il rispetto del diritto internazionale avrebbe consentito di risolvere da tempo.

Per completezza va detto, infine, che le regole di ingaggio, peraltro del tutto ininfluenti sulla controversia con l’India, sono da sempre materia tecnica militare a cui sono deputate le gerarchie delle Forze Armate. È la prima volta che rispondo con tutti i dettagli necessari alle false ricostruzioni su questa vicenda che hanno coinvolto anche il ministro Bonino (e anch’essa poteva facilmente documentarsi meglio). Affido perciò al Suo giornale il compito di fare finalmente chiarezza su questa vicenda. Anche se, ne sono certo, Furio Colombo avrà lo stesso (chissà perché) la possibilità di altre “cavalcate” polemiche nei miei confronti.