Come si diventa “di destra”? Quali percorsi individuali, familiari, di gruppo hanno condizionato a scelta di campo? Per cercare che cosa? Per provare a fare o a dimostrare che cosa? E poi: per quale destra? Giuseppe Prezzolini nel suo interrogarsi anticonformista ne ha affastellato alcune decine, tutte nobili, rigorose, degne di rispetto. Migliaia di libri hanno cercato di cogliere il senso di una distinzione con una sinistra per antonomasia sempre più brava, più colta, più “giusta”. Eppure inseguita dai fantasmi di un passato sanguinoso.  Confronti anche accesi hanno sminuzzato l’essenza di questo essere di/a destra. Magari per provare ad andare oltre, immaginando nuove sintesi.

Ed ora, dopo tanto discutere, interrogarsi, cercare distinzioni, può bastare un costume fuori stagione con annesse corna di bisonte a ridurre tutto in poltiglia, in polemica volgare, con fascio-vichinghi e fascio-proletari da zittire e schermire? E noi? Noi poveracci poco istruiti, marginali, manipolabili? Noi che tanto ci siamo interrogati per non cadere vittime del facile conformismo …

NOI CHE….

Noi che credevamo nella pacificazione nazionale, ma ogni volta che lo dicevamo rischiavamo le legnate…
Noi con il poster di Ezra, appeso in camera…
Noi  un po’ Hobbit ed un po’ topi di fogna…
Noi comunitari, partecipativi e sociali…
Noi che leggevamo Sorel e Drieu, il romanticismo francese ed i rivoluzionari –
conservatori tedeschi…
Noi che studiavamo Gramsci e ci dicevamo evoliani…
Noi che ascendevamo le vette, con le “meditazioni” in tasca…
Noi che ci emozionavamo di fronte a  Stonehenge e al Partenone…
Noi che piangevamo per Berlino, divisa a metà…
Noi che avevamo la nostalgia dell’avvenire…
Noi creativi contro chi aveva la “vera destra” in tasca…
Noi alternativi all’Italia dei furbi…
Noi che leggevamo il Male Americano …

Noi che ascoltavamo Alce Nero e sognavamo le grandi praterie …

Noi – per questo – impresentabili ?