Il recente Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-02850 del 5 febbraio rivolto al Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale   suggerisce alcuni spunti di riflessione sulla definizione e natura delle ZEE nel contesto del diritto marittimo internazionale. Il testo evidenzia come l’Algeria, a detta degli interpellanti, si sarebbe “appropriata” della Zona Economica Esclusiva (ZEE) a 12 miglia dalle coste dell’isola, sovrapponendosi a quella italiana. 

Al di là del merito della controversia che, tuttora si mantiene su binari “diplomatici” è necessario evidenziare che una ZEE, ai sensi dell’articolo 74 della Convenzione di Montego Bay sul Diritto del Mare del 1982 (UNCLOS),  “è un’area del mare, adiacente le acque territoriali, in cui uno Stato costiero ha diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali, giurisdizione in materia di installazione e uso di strutture artificiali o fisse, ricerca scientifica, protezione e conservazione dell’ambiente marino”. Essa può essere richiesta in  via autonoma e unilaterale e può estendersi fino a 200 miglia dalle linee di base dalle quali viene misurata l’entità delle acque territoriali.

Nel caso in cui l’ampiezza delle acque territoriali fosse di 12 miglia, la ZEE potrebbe avere l’estensione massima di 188 miglia. Affinché, però, diventi effettiva, deve essere proclamata formalmente nei confronti della Comunità Internazionale con propria legge nazionale.Ci preme, comunque, sottolineare che, in caso di Stati vicini o adiacenti  si utilizza il criterio dell’equidistanza (salva ovviamente diversa volontà delle parti), ovvero della ricerca del punto equidistante fra le due linee di base dei rispettivi mari territoriali; detto in altri termini, rientrano nella ZEE  tutti i punti del mare che siano più vicini alle coste di uno Stato rispetto a quelle dell’altro. Questo principio non è stato comunque accettato come consuetudinario dal diritto internazionale e viene piuttosto  preferita la prassi secondo la quale occorre l’accordo, che dovrebbe necessariamente basarsi sull’equità, tra gli Stati. Il decreto presidenziale algerino del 21 marzo 2018 è costituito da un insieme di articoli e coordinate satellitari che disegnano i nuovi confini a mare ed è stato depositato alle Nazioni Unite.

Un’operazione sulla quale sembra che non sia stata fornita pubblica rilevanza in Italia tranne che per i recenti fatti di cronaca ma che è già sul tavolo ONU secondo la procedura prevista in caso di conflitto sull’attribuzione della ZEE. Il decreto firmato dal Presidente della Repubblica algerina Abdulaziz Bouteflika, è stato adottato secondo i crismi sanciti dalla Convenzione UNCLOS e la parte “oscura” della vicenda e che non si comprende bene se sia frutto di un negoziato tra le Parti. Una scelta, quella algerina, che non risulta del tutto azzardata considerato che il Mediterraneo, con la scoperta di nuovi giacimenti di gas è oramai ambito per gli appetiti dei Paesi che si affacciano su quello che, una volta, era considerato “Mare Nostrum”.

La nuova ZEE algerina  lambisce la Sardegna e, secondo quanto enuncia  l’interrogazione parlamentare, sembra non tener conto del concetto di reciprocità nella suddivisione delle aree d’interesse. Intanto, per dovere di cronaca va ricordato che  l’Italia non ha ancora delimitato una ZEE e ha formulato riserve, con riguardo alla situazione del Mediterraneo, al momento della firma e della ratifica della Convenzione del Diritto del Mare del 1982, avvenuta nel 1994.Tale comportamento  solleva non pochi dubbi sulla consapevolezza dei nostri governi ad assicurare un interesse nazionale come quello di preservare le aree di pertinenza sulle quali esercitare il proprio diritto o la propria sovranità in accordo al diritto internazionale.

L’Algeria ci ha preceduti nella determinazione di un diritto che andava, perlomeno negoziato anche con noi: ciò non è avvenuto.”Sic rebus stantibus” la “timidezza” in campo internazionale porterà inevitabili conseguenze negative non solo sul PIL ma comporterà, a caro prezzo,  in tema di politica estera attiva, a essere sempre meno indipendenti  in campo economico oltre che  soccombenti con tutti i paesi che ci circondano: nessuno escluso.