Sicuramente in una Nazione coi ponti che rovinano al suolo causando tragicamente la morte di decine di persone quella che mi accingo a raccontare potrà sembrare una storia minima.
Infatti, fortunatamente, non riguarda l’ennesima tragedia causata da lassismo e voglia di massimizzare i guadagni a danno della sicurezza, come avviene quasi quotidianamente nelle morti sul lavoro, eppure si tratta – suo modo – di una vicenda paradigmatica.
Nella tanto strombazzata epoca dell’abolizione del digital divide da circa un mese combatto la mia lotta inane con il servizio guasti di Telecom Italia perché venga ripristinata la linea Internet di casa mia. Servizio che peraltro da anni pago a caro prezzo.
Non è una cosa nuova, ma ogni volta presenta caratteristiche diverse e degne di nota, che questa volta mi accingo a raccontare.
Premetto che abito in campagna, tra colline e vigneti, e che la linea che arriva a casa mia è lunga qualche centinaio di metri ed è soggetta a una periodica obsolescenza dovuta sia alle ingiurie del tempo, sia (come mi è stato spiegato) all’azione degli scoiattoli che ogni tanto rosicchiano i fili.
Fin qui niente di strano, infatti ho sempre tollerato cali di potenza nella trasmissione dati, quasi sempre al di sotto di quanto stabilito dal contratto di servizio, segnalando all’Ufficio Guasti di Telecom solo le interruzioni di linea che mi impedivano del tutto la fruizione.
Ora però, dopo oltre un mese (dalla fine di luglio) di ripetuti distacchi e un numero imprecisato di segnalazioni, ripristini della durata di poche ore, sms che annunciavano ripetutamente riparazioni non effettuate, intorno alle 13 di mercoledì 2 settembre un’ineffabile operatrice del 187 con tono suadente mi ha proposto addirittura di farmi richiamare da un tecnico che, a suo dire, mi avrebbe aiutato a risolvere i miei problemi.
In realtà si trattava di un del tutto inutile servizio di consulenza a pagamento oltretutto senza che mi venisse indicato.
In pratica, visto che era indicato in tutte le segnalazioni date e ricevute che il problema riguardava la linea esterna, un tentativo truffaldino di approfittare della situazione vendendo una prestazione non richiesta a carico oltretutto di subiva già il danno di una mancata riparazione.
Per chiudere il cerchio lunedì 31 agosto avevo ricevuto la visita di due operai inviati a ripristinare la linea che mi informavano di averlo fatto senza però provvedere a controllare l’ultimo tratto (che attraversa un vigneto e un boschetto per poche decine di metri proprio nei pressi di casa mia) che rappresentano però il tratto più critico e rifiutando di farlo anche dopo la specifica mia richiesta.
Inutile dire che, come prevedibile, il presunto ripristino è durato solo poche ore e che le segnalazioni successive sono state chiuse attestando inesistenti riparazioni.
Ho deciso di raccontare questa storia perché la trovo del tutto esemplare di ciò che un cittadino si trova comunemente a vivere nel confronto di un servizio pubblico o privato che sia.
Erogato da Enti o società solleciti ed esosi nel pretendere pagamenti, parchi nell’erogare le prestazioni, utilizzando sub appaltatori molte volte privi di affidabilità o anche solo in grado di lavorare con la professionalità dovuta.
In poche parole l’Italia di oggi: dove arroganti senza coscienza, pagati coi soldi di chi sostiene i costi con le tasse o con gli abbonamenti a prestazioni e servizi, profittano del proprio ruolo senza portare a termine il compito loro assegnato.
Una vicenda non dissimile, purtroppo, da quelle che potremmo raccontare parlando di una visita in ospedale, di un viaggio in treno o di una richiesta presentata a qualsiasi ufficio comunale.
Certo che una società (in)civile così non potrà andare avanti molto a lungo, purtroppo.