Titolo di prima pagina del quotidiano torinese “La Stampa” di oggi: “Fuga dei cinesi dal Sudafrica: Ci discriminano!”.
       Costernazione: uno pensava che con l’arrivo al potere dei neri e l’ascesa in cielo di San Nelson Mandela la verminosa discriminazione razziale di cui si erano resi protagonisti soprattutto i boeri e il regime bianco fosse finita una volta per tutte e che la pace, l’ordine e soprattutto la beatitudine regnassero incontrastate da Città del Capo a Johannesburg, da Pretoria a Port Elizabeth.
       Niente di tutto questo. Pare che la mala pianta del razzismo abbia attecchito pure nel più meridionale degli Stati africani e – se quelle a carico dei bianchi sono discriminazioni e violenze (molte violenze…) meritate per la nota legge del contrappasso (con la “p” – mi raccomando – non con la “b”!) – quelle a carico della comunità cinese, così profondamente inserita nella struttura commerciale del Paese, sono assolutamente incomprensibili.
Vuoi vedere che il razzismo non è solo una peculiarità dei bianchi, ma investe anche tutte le altre etnie, comprese quelle che sono ascese a santità per il troppo soffrire patito nel corso dei secoli? Oggi, a soffrirne – in Sudafrica – non sono solo più i bianchi, ma anche i cinesi.
Si sta formando un nuovo Herrenvolk locale, di pelle rigorosamente nera e di pratiche assolutamente razzistiche. Ma vuoi vedere che il razzismo non è un’esclusiva peculiarità bianca ed è un orientamento ideologico che piace a tutti coloro che sono in grado di praticarlo? Pare che, una volta fatta bollire, l’acqua diventi calda… Ma siamo ancora in attesa che le “anime belle” scoprano questa piccola quanto logica verità, così tanto al di sopra delle loro capacità intellettuali.