Sarebbe facilissimo per me che in passato da ministro ho subito attacchi polemici tanto feroci quanto assolutamente ingiusti, restituire pan per focaccia a uno dei simboli del ‘nuovo che avanza’, il Presidente della Camera Laura Boldrini che la sinistra ha scelto proprio perché emblema del ‘politically correct’ progressista, terzomondista e tardo marxista.

Teoricamente anzi, ci dovrei pure provare gusto visto che quando era ancora una semisconosciuta presidente dell’UNHCR ebbe (purtroppo) una polemica con me che difendevo i marinai impegnati con grande umanità a far rispettare nel mar Mediterraneo le norme sull’immigrazione.
E invece no. A costo di andare controcorrente e di attirarmi antipatiee critiche anche nel centrodestra, dico chiaro e tondo che trovo ingiuste (e forse anche ridicole) le scandalizzate polemiche per il viaggio del suo compagno nell’aereo di Stato approntato per Letta e le alte cariche. Il costo del volo non è stato gravato di un solo euro in più per la presenza, tra le quasi cento persone imbarcate, del sig. Vittorio Longhi.

Ciò potrebbe bastare ma, in realtà, quello che mi ha colpito è la diversità di trattamento rispetto a tante situazioni analoghe. Nessuno (giustamente) si è mai meravigliato che le mogli delle più alte cariche dello Stato di qualsiasi nazione accompagnino i mariti in occasioni di eventi importanti (e lo era certamente il funerale di Mandela). Non solo le mogli dei Presidenti della Repubblica italiani ma anche le consorti dei Premier o dei ministri stranieri in visita in Italia (valga per tutti la visita di Michelle Obama).

E allora perché meravigliarsi se ad accompagnare la più alta carica italiana presente in Sudafrica fosse un convivente anziché una convivente? Possibile che mentre tutti si sbracciano per la parità dei sessi (o dei generi se preferite) anche per cose a volte di dubbia ragionevolezza, non ci si accorga di questa grossolana
discriminazione? Ma ormai è evidente il frutto di una sistematica e aprioristica delegittimazione delle istituzioni e della politica che, va detto, ha certamente le sue colpe.

Potrei chiudere dicendo che “chi di spada ferisce…” ma sarebbe una misera consolazione.