Ci troviamo immersi in una situazione paradossale nella quale ruoli e posizioni si invertono e i confini di logica, liceità, buon senso vengono deformati e liquefatti come in un sogno a base di LSD. Mentre Giuseppi prosegue imperterrito nel suo personale Truman Show, nel quale giornalisti compiacenti in conferenze stampa burletta gli chiedono della fidanzata e non dei quasi 1000 morti di giornata (per i quali il capo del governo non spende nemmeno una parola), lievita in malo modo uno pseudo dibattito sull’emergenza sanitaria.

Più che un dibattito una fiera di intolleranza e ignoranza nella quale i buoni, cioè quelli moralmente superiori, i politicamente corretti, quelli del “restiamo umani”, i colti e sapienti abituati a guardare dall’altro in basso e con disprezzo, se non vero e proprio disgusto, chi non sta dalla loro parte e non la pensa come loro, per definizione ignorante o analfabeta, assumono – senza rendersene conto – i panni dei cattivi, degli intransigenti pronti a tutto pur di imporre in nome del presunto bene comune una ragion di stato ed una giustizia sommaria che ricordano molto da vicino certi regimi del passato, proprio quelli che loro, a parole, aborrono.

Una situazione che non turba più di tanto gli adoratori (a parole) della costituzione più bella del mondo che sono anzi tra i più accaniti nel calpestarne i principi, non si capisce se deliberatamente o per ignoranza. Prendiamo le sgangherate e stralunate discussioni sulla vaccinazione anti Covid, che per alcuni dovrebbe essere coattiva.

Aveva iniziato l’ex testimonial dei tonni (sotto il cognome nulla): “Una volta fatto il vaccino, darei una tessera che lo testimoni. Chi non vuole farselo non entra in: ristoranti, bar, cinema, teatri, stadio, negozi, autobus, taxi, treni, e tiene sempre la mascherina… poi vedi che lo fanno”. A chi gli faceva notare che la Costituzione non lo consentirebbe l’illustre cognome rispondeva che non è il caso di tirare fuori “cavilli” (cioè principi costituzionali).

L’esempio è stato seguito da altri noti e sapienti democratici: Carlo Cottarelli, ad esempio, l’uomo del trolley sempre in cerca di visibilità: “solo 1 italiano su 3 vuole vaccinarsi al più presto contro il COVID. Forse la percentuale salirebbe se si consentisse solo ai vaccinati l’ingresso allo stadio, al ristorante, in discoteca…”; che un funzionario in pensione del FMI non sia ferrato sulla Costituzione italiana non sorprende, ma diventa inquietante nel momento in cui l’illustre pensionato aspira a ricoprire cariche istituzionali importanti.

Giorgio Gori, ex enfant prodige della TV berlusconiana riciclatosi in politica, al quale dobbiamo un capolavoro della cultura come l’Isola dei Famosi e che già si era scagliato contro il suffragio universale, si accoda di buon grado: “Per fermare il #COVID e rilanciare l’economia è fondamentale che si vaccini più gente possibile. Niente obbligo, ma facciamo che a scuola, nei luoghi di lavoro, negli uffici pubblici, nei cinema, nei teatri e negli stadi entra solo chi è vaccinato. Poi ognuno si regola”. Come dire: togliamo il lavoro, l’istruzione, l’accesso ai servizi pubblici e agli svaghi a quelli non si adeguano e vediamo cosa succede…

Il tutto ovviamente per una buona causa: “rilanciare l’economia” e “fermare il Covid”. Al sindaco di Bergamo fa prontamente eco quello di Pesaro, Matteo Ricci autorevole esponente della nomenclatura PD, secondo il quale l’alternativa è tra coazione e schedatura: “senza obbligatorietà o un patentino Covid FREE, l’immunità di gregge (con almeno il 70% di vaccinati) la raggiungeremo il tempi troppo lunghi (se la raggiungeremo), con danni enormi: sanitari, economici, occupazionali e di competitività”.

Difficile trovare esempi più lampanti di quella che Carl Schmitt, spiegando nel 1946 certi meccanismi dello stato totalitario, definiva “legalità concepita in termini funzionalistico-burocratici”, cioè legata ad obiettivi del governo e di efficienza burocratica ma non al rispetto dei diritti e delle persone.

L’escalation di intolleranza raggiunge il culmine grazie a due influenti dame dell’informazione RAI: la badessa di RAI3 Lucia Annunziata, che con la consueta eleganza ci spiega che “prima o poi lo Stato dovrà decidere di prendere per il collo un po’ di persone e farle vaccinare” e la storica mezzo busto del TG1 Tiziana Ferrario: “nessun obbligo x il vaccino. Ma se non sei vaccinato certe cose non le fai. Niente aerei, niente scuola, niente treni niente cure sanitarie. Che ne dite?”.

Già, che ne diciamo? Che cosa si può dire di una simile manifestazione di grossolana intransigenza e rozza ignoranza costituzionale da parte di una rappresentante dell’informazione pubblica? Non parliamo certo di un leghista ruspante di paese che tenta di imitare maldestramente il suo leader e nemmeno di uno dei soliti sprovveduti senza arte né parte saltato fuori da quel pozzo senza fondo di ignoranza che è il movimento grillino. Parliamo invece di note giornaliste appartenenti per definizione ad una elite intellettuale politicamente corretta che vorrebbero privare i concittadini dissenzienti non solo dell’istruzione ma addirittura delle cure sanitarie, cioè di diritti fondamentali ed intangibili oltretutto finanziati con le loro imposte, l’una e “farli prendere per il collo dallo stato” alla faccia dell’art. 32 della Costituzione e di svariati altri principi fondamentali, l’altra Impossibile pensare ad affermazioni più assurde e senza senso.

Eppure questi sarebbero i sapienti, gli illuminati, i colti moralmente elevati, quelli sempre pronti a commuoversi per il triste destino di qualche sventurato lontano nel mondo ma, a quanto pare, pronti a buttare fuori dagli ospedali i loro concittadini.

Gori, l’Annunziata, la Ferrario e tutti quelli si aggregano alla loro incolta intolleranza invocando sbrigativamente soluzioni sommarie e semplicistiche (o meglio sempliciotte) sicuramente non hanno mai sentito parlare del professor Hermann Pfannmüller, stimato scienziato e luminare della medicina tedesca del suo tempo. Anche lui detestava gli “elementi sociali irresponsabili” che per lui costituivano un pericolo per il benessere della società (interpretato secondo lo spirito dei suoi tempi); anche lui considerava l’adozione di metodi drastici giustificata dalla difesa della comunità, dei suoi sacrifici (bellici in quel caso) e delle sue esigenze; anche lui era supportato da studi scientifici allora considerati molto autorevoli.

Per questo, convinto di agire per il bene comune, si era dato da fare per mettere in condizioni di non nuocere persone considerate pericolose per la salute pubblica e nocive per l’interesse sociale. Solo che, a differenza dei nostri sprovveduti chiacchieroni da social network che non si rendono conto di quello che dicono, Pfannmüller si trovò ad operare in un contesto storico particolare nel quale ci fu chi gli diede retta seriamente mettendolo in grado di realizzare le sue idee aberranti, allora largamente condivise come lo sono oggi quelle di certi nostrani paladini di una salute pubblica autoritaria.

Nel nostro caso, fortunatamente, certe pensate rimangono almeno per il momento solo uno sgradevole, inutile ed irresponsabile cicaleccio da comari ignoranti.