Dopo le sconfitte dure ed inequivocabili nelle Marche e in Calabria, molte delle certezze sulla tenuta del campo largo e soprattutto sul fatto che la rincorsa dell’unità a sinistra debba portare per forza di cose a battere le destre. Elly Schlein è sempre più in difficoltà e il suo silenzio dopo la durissima batosta subita dal candidato in Calabria, Pasquale Tridico è stato più eloquente di qualsiasi discorso. Quella frase” Andiamo avanti “che avrebbe detto ai suoi fedelissimi, e che è la stessa pronunciata dopo la sconfitta del suo Matteo Ricci nelle Marche una settimana fa.
A parlare sono stati e non è certo un caso Nicola Fratoianni ed Angelo Bonelli, che in Calabria avrebbe voluto candidare un loro esponente, una dichiarazione chiara e che lascia davvero poco spazio all’immaginazione e pone Giuseppe Conte e soprattutto la Schlein di fronte alle proprie responsabilità. “È evidente che l’unità della coalizione a cui abbiamo contribuito con lealtà e impegno è condizione necessaria ma non sufficiente. L’impressione che il campo progressista risulti il frutto di improvvisazione e di necessità più che l’espressione di una chiara idea di Paese continua a pesare sull’efficacia della nostra proposta.
Occorre dunque – hanno detto in una dichiarazione congiunta Bonelli e Fratoianni – insistere ma serve un cambio di passo che non può più essere rinviato”. Insomma, la sensazione che si ha, ascoltando anche le tante lamentele che provengono dal Pd, che critica la scelta di avere lasciato anche in Calabria, dopo la Campania il candidato ai cinque stelle “I cinque stelle come nelle Marche anche qui non esistono, noi come Pd cresciamo loro arretrano ancora, malgrado ci fosse un loro candidato. La segretaria deve una volta per tutte far rispettare i numeri dei partiti. Perché, se anche in Campania, come credo, i cinque stelle perderanno consensi, potrebbe essere un problema.” dice un deputato del vecchio corso del Pd.
Già la Campania, più che la Toscana e la Puglia (dove il candidato sono dei dem) rischia di diventare l’elezione chiave per capire lo stato di salute del campo largo. Anche perché analizzando il voto in Calabria, si evince come la coalizione di centro sinistra rispetto a quattro anni prima, scorporando i dati dei singoli partiti, abbia in realtà ridotto i propri consensi di quattro punti. Segno tangibile fa notare qualcuno, sia nel Pd che nei cinque stelle, che non è assolutamente scontato che uniti si guadagna più voti e tanto meno che si possano battere le destre (con la Calabria sono undici le sconfitte collezionate dall’asse giallorosso, su 14 competizioni a cui si sono presentati uniti).
Ecco allora che in Campania dove Vincenzo De Luca alle ultime elezioni aveva sfiorato il 70% dei voti (69,48% per l’esattezza) si pongono questioni fondamentali sia per Conte che per la Schlein. Conte non può permettersi di arretrare anche in Campania, ma allo stesso tempo teme (così come in Calabria) che un successo di suo potenziale avversario, possa far rivivere nella mente degli elettori l’idea che il movimento deve tornare ai vecchi fasti a quelli di Alessandro Di Battista, Virginia Raggi, Luigi Di Maio e appunto Roberto Fico, la vecchia guardia, quella che regnava il movimento prima di Conte e che ora per un motivo o per l’altro o ne è fuori o comunque ai margini, tranne appunto Fico.
Ed è per questo che qualcuno maliziosamente ma nemmeno troppo, immagina che un risultato deludente del candidato campano, forse non sarebbe troppo malvisto da Conte, che mal sopporta chiunque può fare ombra al suo ego smodato (così come accaduto in Calabria, dove la netta sconfitta ha praticamente tagliato le ali a qualsiasi futura aspirazione politica di Tridico). Ma allo stesso tempo un’ennesima delusione del movimento potrebbe però porre in discussione anche la sua di leadership anche in vista di quello che continua a rimanere il suo sogno, e cioè guidare la colazione progressista per le politiche del 2027.
Per la Schlein, invece, la questione se possibile, diventa ancora più complicata. È evidente non solo ai riformisti, ma anche a chi sta fuori dal Pd (Fratoianni lo ha fatto capire molto bene qualche settimana fa), che in nome dell’unità a sinistra, la segretaria dei dem abbia lasciato troppo spazio al leader cinque stelle, fino quasi ad essere accusata di subalternità. Conte dopo la sconfitta di Ricci aveva giustificato il deludente dato del suo partito, adducendo che senza un proprio candidato era difficile mobilitare i propri elettori.
L’elezione in Calabria ha smentito clamorosamente questa narrazione. Ed ecco perché, ora proprio la Campania rischia di diventare una sorta di spartiacque per il futuro dell’alleanza di centro sinistra, ma anche per quello dei due leader più rappresentativi. La scelta di Fico in Campania non è stata ancora digerita da buona parte della dirigenza del Pd campano. Il fatto che i cinque stelle abbiano fatto una dura opposizione a Vincenzo De Luca, nella passata legislatura, come lui stesso ha fatto notare più volte, non potrà che riproporsi nel prossimo consiglio regionale, soprattutto se il risultato dei cinque stelle sarà molto al di sotto di quello del Pd (come è facile immaginare).
E come se non bastasse adesso anche Avs comincia a mostrare un evidente malcontento da un’alleanza che sente, non a torto, assai squilibrata, verso i due principali partiti. “La testarda ricerca di unità rischi, se non è supportata da una linea politica comune o da una sorta di programma su cui poggiare la propria azione di un futuro governo, può avere paradossalmente l’effetto contrario. Io credo che sia nei cinque stelle che nel Pd ci siano molti che stanno remando contro questa alleanza. E la cosa grave è che inconsapevolmente certamente da parte dell’una, forse un po’ meno da parte di Conte, i due leader sembra che stiano facendo di tutto per far crescere il peso di queste due componenti all’interno dei rispettivi partiti.” dice un senatore dei cinque stelle. Già come dire il solito tafazzismo della sinistra.





