Lo strambo processo contro Marine Le Pen si è concluso (provvisoriamente) con una ancor più stramba sentenza. Parità. Tra lei (e ciò che rappresenta, non poco anzi… ricordiamo che il RN è oggi il primo partito di Francia) e il sistema giudiziario (e politico) transalpino. Una condanna e una facilitazione. La sentenza permetterà infatti alla bionda signora di fare campagna elettorale per le prossime presidenziali senza indossare l’ignobile braccialetto elettronico, almeno fino alla sentenza della Corte di Cassazione.
Un punto importante. Le Pen aveva escluso la possibilità di candidarsi nel caso in cui avesse dovuto indossare il braccialetto, perché avrebbe significato dipendere da un magistrato per i suoi spostamenti (innumerevoli in campagna per le presidenziali) e poi, cosa ancor più grave, avrebbe dovuto portare al piede una sorta di gogna permanente. Cosa intollerabile per una candidata tutta “ordine e legge”. Da qui il compromesso.
Ieri, in un’intervista a TF1 madame Le Pen — che per l’occasione indossava una elegante mise rosa, mediaticamente molto rassicurante — ha detto di essere sollevata della decisione dei giudici sull’ineleggibilità ma di essere in totale disaccordo con la condanna, contro la quale ha detto di voler, appunto, presentare ricorso in Cassazione. Poi si dopo, se ci sarà mai un dopo ci sarà, i giudici decideranno. Di certo il 2 maggio 2027 Macron andrà finalmente a casa e i francesi voteranno. La partita per l’Eliseo si è riaperta….





