Ad un mese dall’invasione della città spagnola da parte di migliaia di giovani marocchini, la situazione a Ceuta resta difficile, tra crescenti momenti di tensione tra la popolazione e gli immigrati e continue proteste contro il lassismo del governo di Pedro Sanchez. A dispetto degli annunci del primo ministro socialista – che si era vantato di aver rimpatriato i clandestini in meno di 48 ore – sono ancora diverse migliaia (12mila, secondo alcune fonti) i marocchini accampati sulle spiagge della città spagnola sulla costa nordafricana.
Ieri secondo giorno consecutivo di mobilitazione dei cittadini di Ceuta per chiedere il ripristino dell’ordine e della sicurezza in città, manifestazione in cui non sono mancati momenti di tensione: decine di persone hanno assaltato e distrutto una delle baraccopoli realizzate sulla spiaggia, nello stesso tempo è stato impedito ai mezzi della Croce Rossa di distribuire aiuti agli immigrati. La polizia è stata costretta ad un’azione “muscolare” per evitare ulteriori momenti di caos.
Monta anche la polemica contro le Ong che, secondo alcune fonti da verificare, avrebbero distribuito spray al peperoncino ai clandestini come difesa contro possibili aggressioni, ad opera – evidentemente – dei manifestanti. Una notizie che, anche se falsa, ben testimonia del clima che regna in città.
Che la situazione sia ormai al limite lo dimostra non solo l’ormai quotidiana mobilitazione degli abitanti della città, minacciati nella sicurezza della loro quotidianità, ma anche il fatto che ormai la vicenda di Ceuta sia un caso politico nazionale che sta mettendo in seria difficoltà il governo del socialista Sanchez. Che, proprio ieri, è stato costretto a modifiche in senso restrittivo della politica relativa all’immigrazione.
E intanto i popolari del PP ed i conservatori di Vox continuano a martellare il governo con richieste di interventi immediati a Ceuta. Città dove il prossimo 2 settembre si terrà una grande manifestazione nazionale contro l’immigrazione selvaggia e il governo Sanchez.





