Da giorni, ogni giorno, camminavo lungo un viale tanto lungo che sembrava eterno, ma ancora non avevo notato, a metà percorso, in un angolo un po’ appartato, un gruppo di persone, che in circolo confabulavano animatamente. Mi accostai in silenzio, disposto ad ascoltare con grande curiosità. C’era un uomo, molto tranquillo, certo non un’anima in pena, che raccontava con molta enfasi momenti importanti della sua vita. Raccontava di quando, calciatore in serie A, dribblava i difensori avversari come fossero birilli, e poi infilava il portiere con un gol nell’angolino. Tutti stavano ad ascoltarlo come fosse una radiocronaca in diretta di chissà quale finale. La fine del suo racconto fu accolta da un applauso convinto da tutti gli astanti. La mia presenza ai margini del circolo non fu nemmeno notata.
Fu poi la volta di un altro uomo che narrò di come da giovane avesse attraversato un tratto inesplorato della foresta equatoriale dello Yucatan, inseguito dall’alto di alberi altissimi dalle grida delle scimmie urlatrici, mentre ad un tratto gli piovve sulle mani una piuma turchese di un quetzal, uno splendido uccello, venerato dai Maya. Tutti accompagnavano questo racconto con un “oh…” di compartecipazione e scongiuravano l’uomo di proseguire appena si lasciava ad una breve pausa. Fui trattenuto da un terzo intervento, questa volta di una donna, che parlava della sua famiglia, di suo padre e di sua madre che non ebbe modo di conoscere, e della lotta nella vita per affermarsi, da sola e senza aiuti, e di come divenne una grande reporter in giro per il mondo. Anche qui gli applausi non mancarono, anche se mi sembrava tutto un po’ eccessivo per una semplice riunione tra amici.
Lasciai quel gruppo e ripresi la mia camminata lungo quel viale che per le mie abitudini non conosceva tramonti. Mi riproposi comunque di tornare il giorno dopo per riprendere l’ascolto di altri racconti, avendo intuito che quella fosse la prassi, ognuno parlava delle sue esperienze passate e gli altri ascoltavano con partecipazione.
Fu così che anche l’indomani giunsi in quel punto convenuto e vi trovai le stesse persone, forse qualcuno in più del giorno prima.
Anche qui ci fu chi si alzò per raccontare momenti della sua vita ed il primo narrò dei giorni trascorsi in un alpeggio d’estate, una visione poetica della sua esistenza vissuta senza traumi e particolari avventure. Ma poi si mise a parlare un uomo che cominciò a descrivere un assalto all’arma bianca da parte di una nave corsara contro un galeone spagnolo, e sembrava che raccontasse scene di un film appassionante, fuori dalla realtà di tutti i giorni.
Tutti accettarono quel racconto e mostrarono la dovuta attenzione senza interruzioni. Poi di nuovo si alzò in piedi la persona che il giorno prima era il calciatore cannoniere e raccontò di quando attraversò la prima volta il canale di Suez, aperto da poco.
Qualcosa evidentemente non quadrava, nella cronologia degli eventi narrati. Il mio imbarazzo fu notato da chi mi stava di fianco, un uomo barbuto dai capelli bianchi che in modo pacato mi spiegò la ragione di quell’incontro e di quei racconti.
“Vedi, queste sono le anime di coloro che non hanno vissuto, di chi fu vittima di infanticidio o di aborto, o morì molto piccolo. Sono tanto affamati di vita che dall’alto di quaggiù spiano le esistenze degli altri, le fanno proprie e poi le condividono fra loro. Scelgono non le più belle ma quelle che a loro si sarebbero confatte di più, ai loro caratteri ed alle loro aspirazioni, secondo il DNA a loro assegnato. Perché c’è per tutti un DNA, prima ancora che il cuore inizi a pulsare. Non si può reprimere la vita, perché la vita da qualche parte sgorga, una volta avviata. Queste anime si sono appropriate delle vite degli altri, di più vite, per avere più emozioni possibili, per potersi rifare di ciò che a loro non è stato concesso, e vogliono anche condividerlo con chi, come loro, è disposto a capire.”
Rimasi stupito ma non attonito, poi mi allontanai, quasi avessi violato quel loro cerchio magico. Ripresi il cammino verso la compagnia di altre anime, ma forse c’era più vita laggiù, in quel piccolo circolo.





