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Banlieues Patriotes/ Marine molla gli islamofobici e va in periferia

di Redazione
29 Febbraio 2016
in Rassegna Stampa
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Banlieues Patriotes/ Marine molla gli islamofobici e va in periferia
       

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Il Front National di Marine Le Pen continua a mandare i politologi in cortocircuito. L’ultima operazione elettorale di cui tutti parlano Oltralpe si chiama “Banlieues Patriotes” ed è partita proprio da Saint Denis, il quartiere periferico di Parigi diventato famoso per il film diretto da Mathieu Kassovitz L’odio e per essere stato il fortino dei terroristi del Bataclan.

Per mezzo del giovane eletto Jordan Bardella, ventenne, già segretario dipartimentale e consigliere regionale in Ile-de-France, il nuovo collettivo lanciato dai frontisti mira a conquistare il consenso dei cittadini, prevalentemente immigrati di prima e seconda generazione di confessione musulmana, che popolano queste zone di forte disagio sociale. Un modo innovativo quanto efficace per dare vita nuovamente al modello assimilativo francese, una forma d’integrazione – che si differenzia dal multiculturalismo anglosassone e dal melting pot statunitense – per cui ogni straniero (di fede e cultura cattolica, islamica o ebraica o di qualunque etnia) deve mettere in secondo piano (non rinunciandovi, ma gerarchizzandole) le proprie origini, tradizioni, leggi e usanze e sposare i valori della Francia profonda.

La nazione prima religione è la filosofia che “Banlieus Patriotes” vuole spiegare agli elettori di Saint Denis e non solo. Sempre più portavoce dei diseredati, Marine Le Pen potrebbe fare il pieno di voti anche laddove fino a qualche anno fa era impensabile. Ai tempi di François Mitterand (1981-1995) queste sacche urbanistiche diventarono, in particolare grazie all’anti-razzismo istituzionale, la nuova base elettorale dei socialisti. Poi la svolta progressista nel sociale e anti-islamica in politica estera della gauche ha rimescolato le carte sul tavolo tanto da lasciare terreno scoperto al Front National. In una recente inchiesta pubblicata sul settimanale Le Point la giornalista francese Ségolène de Larquier ha documentato con percentuali e numeri le ragioni che spingono i figli di immigrati a sposare la causa nazionale (alle ultime regionali, solo a Saint Denis, il FN ha conquistato il 14,7 per cento dei voti). Merito di Marine Le Pen che in questi ultimi anni si è curata durante i suoi discorsi pubblici di distinguere l’Islam dall’islamismo così come gli immigrati dal fenomeno globale dell’immigrazione. La retorica politica sembra essersi evoluta in questo senso: l’islamismo e l’immigrazione mettono in pericolo in primis musulmani e figli di immigrati di prima, seconda e terza generazione. Inoltre le tematiche antropologiche come il sostegno alla manif pour tous ha spinto le persone di fede musulmana, una religione profondamente connessa alla tradizione e al diritto naturale, ad abbracciare le idee conservatrici.

Dopo Comef (oltre mare e francofonia), Clic (cultura), Audace (giovani), Nouvelle écologie (transizione energetica), Racine (insegnanti) e Marianne (studenti), Banlieus Patriotes è il settimo collettivo lanciato dal Front National in pochi mesi. Un’egemonia culturale in perfetto stile “gramsciano” che mira a moltiplicare i cosiddetti “club de refléxions” in tutta la Francia per rendere il partito sempre più autorevole, credibile e presentabile. Senza trascurare ovviamente il radicamento sul territorio. Così dopo aver conquistato le zone rurali e le città industriali, ora Marine Le Pen punta ai quartieri popolari delle metropoli francesi. Lo scontro tra “l’alto” e il “basso” evocato nei comizi vuole federare il petit peuple, il popolaccio diseredato, quella maggioranza silenziosa che più degli altri soffre una crisi economica mascherata da guerra civile confessionale. Ecco che al pari di agricoltori e operai, anche i figli di immigrati di fede musulmana sembrano essere nell’immaginario del Front National le prime vittime di questo sistema fallimentare.

Sebastiano Caputo, Il Giornale 29 febbraio 2016

Tags: Banlieues patriotesFranciaFront NationalimmigrazioneIslamislamofobiaMarine Le PenmulticulturalismoSaint Denis
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