• Home
  • Cos’è Destra.it
  • La redazione
  • Newsletter
  • Contattaci
lunedì 19 Ottobre 2026
  • Login
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Newsletter
Destra.it
SOSTIENICI
  • Pòlis
  • Il Punto
  • Società & Tendenze
  • Economia
  • Europae
  • Estera
  • Mondi
  • Libri & Liberi
  • Altre
    • Terra Madre
    • Multimedia
    • Arte&Artisti
    • Televisionando
    • Appunti di viaggio
    • Al Muro del Tempo
    • Rassegna Stampa
  • Pòlis
  • Il Punto
  • Società & Tendenze
  • Economia
  • Europae
  • Estera
  • Mondi
  • Libri & Liberi
  • Altre
    • Terra Madre
    • Multimedia
    • Arte&Artisti
    • Televisionando
    • Appunti di viaggio
    • Al Muro del Tempo
    • Rassegna Stampa
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Destra.it
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home Il punto

Il mare dimenticato: quando l’Italia ha smesso di pensarsi potenza mediterranea

di Nicola Silenti
9 Marzo 2026
in Il punto
0
Il mare dimenticato: quando l’Italia ha smesso di pensarsi potenza mediterranea
       

La crisi esplosa tra Israele e Iran nelle ultime settimane ha riportato brutalmente alla luce una verità che la politica europea tende spesso a dimenticare: il mondo continua a muoversi sul mare. Petrolio, gas, commercio globale, sicurezza strategica passano ancora oggi dalle rotte marittime. Quando lo Stretto di Hormuz si chiude o il Mar Rosso diventa insicuro, l’intero sistema economico internazionale entra in tensione. Le petroliere si fermano, i prezzi dell’energia salgono, le catene logistiche rallentano. Il mare torna improvvisamente al centro della scena geopolitica.

In queste settimane si parla molto di Medio Oriente, di equilibri militari, di crisi energetica. Si parla molto meno di un’altra questione: il ritorno della centralità strategica del Mediterraneo. Per l’Europa questo mare non è mai stato un semplice spazio geografico. È una delle principali arterie del commercio mondiale. Attraverso il Canale di Suez transitano ogni anno migliaia di navi che collegano Asia ed Europa. Una parte decisiva delle rotte energetiche che alimentano l’economia europea passa proprio da queste acque.

E qui emerge un paradosso che riguarda direttamente l’Italia. Il nostro Paese occupa una posizione geografica unica: una penisola protesa nel cuore del Mediterraneo, con oltre ottomila chilometri di coste e una rete di porti distribuita lungo tutto il territorio. Dal punto di vista geografico l’Italia sarebbe naturalmente una delle principali potenze marittime europee. Eppure da molti anni il Paese sembra aver dimenticato questa vocazione. La politica italiana discute quasi esclusivamente guardando verso il continente: Bruxelles, Berlino, Parigi. Molto meno spesso guarda verso il mare che circonda la penisola e che per secoli ha rappresentato la vera dimensione strategica della nostra storia.

Questa perdita di consapevolezza marittima è relativamente recente. Nel secondo dopoguerra l’Italia era ancora una grande nazione di mare. Negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta la marina mercantile italiana era tra le più importanti del mondo. Le nostre navi navigavano in tutti gli oceani, i porti italiani erano nodi vitali delle rotte commerciali e una generazione intera di marittimi lavorava su petroliere, cargo e navi passeggeri che collegavano l’Europa con il resto del mondo. Era un’Italia profondamente legata al mare. Il mare era lavoro, commercio, viaggio, mobilità sociale. Per molti giovani rappresentava la possibilità di conoscere il mondo.

Chi ha navigato in quegli anni ricorda bene quella stagione: le petroliere che attraversavano il Golfo Persico, i passaggi nel Canale di Suez, i porti americani, asiatici e africani. L’Italia era presente sulle rotte globali. Poi qualcosa è cambiato.

A partire dagli anni Ottanta la grande flotta mercantile europea entra in crisi sotto la pressione della concorrenza internazionale e delle cosiddette bandiere di comodo. Molte navi vengono registrate sotto bandiere straniere per ridurre i costi operativi. Negli anni Novanta, con la crisi finanziaria del 1992 e la ristrutturazione dell’economia pubblica, anche il sistema marittimo italiano subisce trasformazioni profonde. Il grande gruppo pubblico Finmare viene progressivamente smantellato e molte compagnie di navigazione scompaiono o si ridimensionano. Nel frattempo cambia anche la percezione culturale del mare. Da spazio di lavoro e commercio diventa sempre più uno spazio turistico e ricreativo. Il mare come infrastruttura strategica scompare lentamente dal dibattito politico nazionale.

Eppure il mondo continua a dipendere dal mare. Oltre il novanta per cento del commercio mondiale viaggia via nave. Le principali rotte energetiche sono marittime. I grandi equilibri geopolitici si giocano spesso lungo corridoi marittimi che collegano continenti e sistemi economici. Il confronto con la Grecia è emblematico. Nonostante le dimensioni ridotte del Paese, gli armatori greci controllano oggi una delle più grandi flotte mercantili del mondo. La navigazione è rimasta al centro dell’identità economica e nazionale della Grecia, sostenuta da politiche statali favorevoli e da una forte tradizione imprenditoriale.

L’Italia non è rimasta del tutto assente dal mare. Grandi gruppi armatoriali come MSC, Grimaldi, Costa o d’Amico dimostrano che il Paese possiede ancora competenze e capacità importanti nel settore marittimo. MSC, per esempio, è oggi la più grande compagnia di trasporto container del mondo. Il problema non è l’assenza di armatori o di porti. Il problema è l’assenza di una vera visione nazionale del sistema mare.

In un’epoca in cui il Mediterraneo torna ad essere uno spazio strategico, tra rotte energetiche, tensioni geopolitiche e competizione economica, l’Italia dovrebbe sviluppare una politica marittima coerente e consapevole. Significherebbe rafforzare il ruolo dei porti, integrare meglio la logistica nazionale, valorizzare la blue economy, investire nella formazione marittima e nella cantieristica navale. Significherebbe soprattutto recuperare la consapevolezza che il mare non è soltanto paesaggio o turismo, ma una dimensione strategica della vita nazionale.

La crisi in corso nel Medio Oriente dimostra ancora una volta quanto le rotte marittime restino decisive per l’economia globale. Il Mediterraneo non è una periferia della geopolitica mondiale. È una delle sue cerniere principali. Per un Paese come l’Italia, che si trova esattamente al centro di questo spazio, ignorare la dimensione marittima significa rinunciare a una parte fondamentale della propria identità e del proprio potenziale. La geografia non cambia. L’Italia resta una penisola protesa nel Mediterraneo.

La vera domanda è se il Paese saprà ricordarsi di essere, prima di tutto, una nazione di mare.

Tags: economiageopoliticaMareMediterraneo
Articolo precedente

Germania/ Elezioni in Baden Württemberg, AfD cresce anche all’Ovest

Prossimo articolo

IA, volto e maschera del paradigma contemporaneo. Un convegno a Milano

Nicola Silenti

Correlati Articoli

Trasporti/ Porti italiani, una riforma che tarda a venire
Economia

Trasporti/ Porti italiani, una riforma che tarda a venire

di Nicola Silenti
16 Ottobre 2026
0

I porti italiani continuano a lavorare mentre la politica discute come governarli. Le navi entrano, le merci vengono movimentate, i...

Leggi tuttoDetails
Economia USA/ Quali sono i numeri di Trump?

Economia USA/ Quali sono i numeri di Trump?

12 Ottobre 2026
Leggendo Limes. Le rotte della crisi nel tempo della guerra unica

Leggendo Limes. Le rotte della crisi nel tempo della guerra unica

11 Ottobre 2026
Il Salone nautico di Genova 2026. Il mare oltre la vetrina

Il Salone nautico di Genova 2026. Il mare oltre la vetrina

9 Ottobre 2026
Carica altro
Prossimo articolo
IA, volto e maschera del paradigma contemporaneo. Un convegno a Milano

IA, volto e maschera del paradigma contemporaneo. Un convegno a Milano

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tag

Africa antifascismo Berlusconi Chiesa cattolica Cina cinema coronavirus Donald Trump economia elezioni Europa fascismo forze armate Francia Fratelli d'Italia geopolitica Germania Giorgia Meloni Gran Bretagna guerre immigrazione clandestina ISIS Islam lavoro Libia Mare Marine Le Pen Matteo Renzi Matteo Salvini Mediterraneo Milano Partito Democratico petrolio Roma Russia Siria sovranità nazionale storia terrorismo trasporti Turchia Ucraina Unione Europea USA Vladimir Putin
Facebook Twitter

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Destra.it per restare continuamente aggiornato.
Ti segnaleremo novità, eventi ed accadimenti più interessanti!

Menu

  • Home
  • Cos’è Destra.it
  • La redazione
  • Newsletter
  • Contattaci

Destra.it

Un giornale telematico che raccoglie le idee, i contenuti, i confronti della comunità umana e intellettuale della destra europea, moderna, nazionale e sociale. Rappresenta l’accesso alla rete e la piattaforma di dibattito di chiunque, provenendo o aderendo a un lungo percorso storico, si riconosca in quei valori culturali e ideali su cui si è sedimentato nei secoli il pensiero di destra.

© 2021 - Destra.it periodico online indipendente; Registrazione Tribunale di Milano n. 30 del 9/2/2021; Sede: Viale Papiniano, 38 Milano.

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Home
  • Chi siamo
  • La Redazione di Destra.it
  • Newsletter
  • Contattaci
  • Categorie
    • Pòlis
    • Il punto
    • Europae
    • Mondi
    • Estera
    • Guerre e pace
    • Economia
    • Levante
    • Libri&LIBERI
    • Arte&Artisti
    • Multimedia
    • Facite Ammuina
    • Al Muro del Tempo
    • Appunti di viaggio
    • Rassegna Stampa

© 2021 - Destra.it periodico online indipendente; Registrazione Tribunale di Milano n. 30 del 9/2/2021; Sede: Viale Papiniano, 38 Milano.