Zalone è bravo. Nulla da dire. Il suo nuovo film ci ha fatto rilassare, sorridere e, a tratti, ridere. Una cosa rara di questi tempi. Perciò grazie. Ben meritato, dunque, il successo. Il box office registra (con buona pace della solita e inguardabile compagnia di giro di Cinecittà e dintorni…) numeri solidi. Numeri importanti. Solo nella giornata di Capodanno, la pellicola ha incassato oltre 5,1 milioni di euro, conquistando una quota di mercato superiore al 66% e imponendosi come scelta quasi obbligata per gli spettatori italiani. Un dato che assume ancora più valore se si considera la media per sala: più di 6.600 euro distribuiti in 776 cinema, a dimostrazione di una risposta capillare e trasversale del pubblico.
Impagabili le battute “politicamente scorrette” (quella su Casa/ Gaza, meravigliosa e ancora più bella quella su Schindler’s List….) che tanto hanno indignano gli arcigni critici del Corriere della Sera e Repubblica; interessante anche lo scenario (i Paesi Baschi e la galizia hanno il loro perché…), ottimo il primo tempo, beninino il secondo, scontato il finale. Carino ma prevedibile: buoni sentimenti, famiglia, pentimento, orgoglio della ritrovata calvizie e ancora tanti chilometri verso una possibile redenzione e una nuova vita. Boh…
Ottime invece le performance del ricco coglione (Zalone fase 1), dell’ex moglie devastata (una coraggiosa Martina Colombari, capace d’imbruttirsi, pur rimanendo una donna bellissima…), del convivente a sbaffo (il noiosissimo intellettuale palestinese) e i tanti devoti— più o meno convinti — che s’incamminano in un’impresa faticosa e per noi incomprensibile (scusate ma il Cammino di Santiago non è roba per chi scrive…).
Ma va bene così. Il “Buen Camino” è una favola agrodolce che di questi tempi non guasta, anzi. Checco ha saputo, una volta di più, intercettare il sentimento tantissimi spettatori riportandoli, guardate gli incassi, davanti ai grandi schermi rompendo così i logori schemi del cinema nostrano: vite sfigate, famiglie di merda, “vittime” della società, psichiatri, clandestini, rompicoglioni assorti con una storia magari esile ma ben fatta. Di certo Zalone non è, e non lo vuole essere, Sordi o Manfredi e gli altri meravigliosi principi della defunta “commedia all’italiana”, ma cerca di raccontare — e ci riesce — ciò che rimane dell’Italia di oggi. Con coraggio. Controcorrente, urticante ma coinvolgente. Bene così. Alla prossima.





