Piccole porcherie burocratiche. L’Amministrazione Penitenziaria del Lazio ha impugnato l’ordinanza con cui il Tribunale di Sorveglianza di Roma aveva disposto la scarcerazione anticipata di Gianni Alemanno detenuto a Rebibbia dal 31 dicembre 2024. Non un gran regalo, solo 39 giorni ma un segnale. Ad aprile i giudici infatti avevano riconosciuto formalmente che le condizioni patite da Gianni «erano lesive della dignità personale». L’avvocato di Alemanno, Edoardo Albertario, aveva definito la decisione dei togati «una piccola grande vittoria», perchè evidenziava quanto accade di orribile ogni giorno nelle carceri italiane.
Troppo per gli occhiuti burosauri dell’Amministrazione Penitenziaria che evidentemente non digeriscono le sacrosante battaglie di Alemanno — che Destra.it ha puntualmente rilanciato — contro il degrado e il sopraffolamento carcerario. Da qui lo sgambetto. Come sottolinea Albertario si tratta «di un puro dispetto ad personam. Sono certo che il tribunale non raccoglierà le motivazioni del ricorso. Rimango stupefatto. Qualcuno nell’amministrazione deve avere in antipatia Gianni Alemanno». Intanto il ministro Nordio tace.





