Questa mattina Gianni Alemanno è tornato libero. Dopo 1 anno, 5 mesi e 24 giorni d’ingiusta detenzione (un vero e proprio sequestro di persona…) per un reato di fatto inesistente, l’antico leader del Fronte della Gioventù ha lasciato Rebibbia. Ad attenderlo una muraglia umana: amici, sostenitori, cronisti, televisioni. Dopo qualche istante di commozione, Gianni ha risposto con tono tagliente ed asciutto ai tanti giornalisti che lo interrogavano. A loro ha ricordato, senza alcuna auto commiserazione, le tante follie del mondo carcerario e ha ribadito il suo impegno per una giustizia giusta, umana e responsabile. Una lezione di stile.
In questi lunghissimi mesi — come abbiamo ricordato puntualmente su queste pagine — Alemanno invece di chiedere favori o grazie ha intrapreso con coraggio una battaglia di civiltà contro le tante, troppe storture dell’amministrazione penitenziaria. Accuse documentate e chiare che però hanno assai irritato i “mandarini” del Ministero della Giustizia e non hanno trovato, con l’eccezione, coraggiosa ma solitaria, di Ignazio La Russa, alcuna sponda nella destra di governo. Un dato su cui vale la pena riflettere…
Ora per Gianni si apre una nuova impegnativa avventura. Già dal carcere aveva concordato con i suoi amici la confluenza di Indipendenza nelle file di Futuro Nazionale. Una scelta pragmatica e una sfida complessa. Al momento il movimento di Vannacci appare come una nebulosa mediaticamente vincente ma povera di veri contenuti e priva di visioni. Toccherà perciò a lui cercare di riempire quei vuoti e dare una direzione seria ad un’ipotesi politica ad oggi incompleta. Buon lavoro, vecchio leone…






Sono felice che Gianni Alemanno abbia recuperato la sua libertà. Essa è anche la libertà di tutti noi. L’albero che ha le nostre radici politiche avrà e darà ancora tanti fiori e frutti.
Claudio Gianferrara.