Osservare ciò che accade Oltralpe con i nostri occhi e pensando poi che le cose siano simili è un errore. In primis, il sistema elettorale francese è cosa nota da decenni e poco c’entra con i sistemi elettorali utilizzati in Italia. La questione però non riguarda solo il sistema elettorale ma anche l’humus culturale, economico, sociale e di intendere le cose che sono parecchio differenti. Macron, diciamo più i gruppi di pressione che lo fagocitano, ancora una volta sono stati molto attenti: trattasi di gruppi di pressione e Macron è il volto ma non il cervello.
Un dato oggettivo sono i numeri che ha riportato e Macron è quello ad aver perso considerevolmente terreno. Però, questo non basta a decretare la fine di un visione delle cose, purtroppo assai lontana dallo scomparire. È così oggi, domani chissà. Mélenchon è stato ancora una volta l’equilibratore dei giochi, ora però bisogna vedere quanti dei suoi e dello schieramento “anti-mostro” cedono alle sirene del potere. Un conto sono le dichiarazioni post-elezioni, altra cosa è per certuni entrare nella “stanza dei bottoni, parecchio ambita. Possiamo dire che i due vincitori sono il RN ed il Front populaire. La partita che conta, questo al di là di un risultato abbastanza prevedibile, sono le prossime presidenziali.

Discorrendo del nostro Continente, emerge una certezza: in quasi tutti i più grandi Stati europei, vedasi in Germania con lo sbarramento contro l’AFD, vedasi ora in Francia, vedasi l’accozzaglia governativa in Spagna, ovvero un Governo di scopo contro Vox, è lo scricchiolio di un vecchio establishment che però fa di tutto per rimanere a galla. Trattasi di un discorso che esula dalle simpatie per certe forme politiche anti- establishment o di establishment. Emerge una certezza che è poi quella di aver sistemato anticipatamente i giochi, qui poco c’entra il sistema elettorale, operando in maniera tale da non permettere a qualunque siano le forze avverse di riuscire di fatto ad arrivare nei gangli che contano, senza nemmeno troppa fatica. Un’altra certezza è che il macronismo è quasi finito ma non lo è la mentalità e l’ideologia che lo muove, il quale non contempla solo l’ambito politico ma anche le sfere che contano, quelle dell’economia, della cultura, dell’informazione, etc.
Mi è capitato di leggere commenti in cui si tende a paragonare FDI al RN. Una cosa che fa abbastanza sorridere, dato che in Francia sono andati a votare più del 67% degli aventi diritto al voto, spauracchio o meno, mentre da noi il primo schieramento è decisamente quello dell’astensionismo. Le due forme politiche non sono per nulla paragonabili, dirò di più: FDI è un partito a trazione neo-liberale in politica come in economia, stessa e identica cosa per la visione delle cose in politica estera dove deve, come ha giustamente scritto un amico che è un attento osservatore, “sferragliare” su binari prestabiliti. Il discorso vale più in politica estera.
Il RN invece, è quasi ma non del tutto l’esatto opposto. Se in Francia il problema sarà quello di formare un Governo, penso che ci riusciranno e se sarà così lo vedremo a breve, da noi in Italia il problema è quanto possa incidere, sempre parlando di gangli ma è più corretto dire poltrone, un presidente del Consiglio che pare aver già scelgo — le indicazioni sembrano quelle — di aderire al PP europeo. Altro dato certo è l’inconsistenza di un certo sovranismo che adopera in campagna elettorale 2 o 3 messaggi populisti, salvo disconoscerli appena ne ha l’occasione. Questa è una delle tante differenze, sono davvero parecchie, che differenziano sin dalla nascita le due fenomenologie della politica.
Chi pensava allo spauracchio del “mostro nero”, cosa gonfiata ad hoc dai media e dall’establishment, poteva pensare diversamente. La sfida del RN è proprio quella di riuscire a tesaurizzare i voti presi alle legislative, più provare a crescere in quella fetta di elettorato scettico, in parte trattasi di una fetta degli elettori del Front Populaire non di sinistra ma che ha votato Mélenchon pur di non accodarsi a Macron e RN. La sfida è proprio questa. Ci riuscirà?
È difficile saperlo. Altra cosa certa è che se il RN dovesse provare ad allargare ancora di più le maglie ai Repubblicani corre il rischio di dare inizio ad un qualcosa di simile al CDX in Italia, sempre con le dovute distinzioni del caso. Le sfide sono multiple, alcune quasi impossibili se non del tutto imprevedibili. È una situazione quasi inedita e la politologia è chiamata direttamente in causa. A poco serve affidarsi alle simpatie o alle previsioni campate in aria. Come abbiamo visto, spesso si rivelano l’esatto opposto, compresi gli specchietti per le allodole.






cosa hanno da nascondere quelli che si schiereno a tutti costi contro la destra ?