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Silvia Salis, il nuovo volto del Pd. Ma chi è costei? Qualche piccola domanda…

di Vincenzo Cacciappoli
9 Maggio 2026
in Pòlis
1
Silvia Salis, il nuovo volto del Pd. Ma chi è costei? Qualche piccola domanda…
       

Genova è una città da sempre molto diffidente e chiusa, sospettosa verso tutto ciò che può rappresentare una novità. Si definisce Superba, come la definì Francesco Petrarca, che nel 1358 scrisse: “Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre,” Una citta che ha visto nascere la prima banca nel 1407 il Banco San Giorgio, per oltre otto secoli è stata capitale dell’omonima Repubblica. Ma ora negli stretti e caratteristici “caruggi” genovesi( gli stretti vicoli del più grande storico d’Europa) si respira quella mestizia di una nobile decaduta, che sembra avere perso anche la speranza.
Ed è in questo contesto che nasce la parabola politica di Silvia Salis, che è diventata sindaco, un anno fa. La sua candidatura è nata quasi per caso, una sorta di scommessa di Enrico (Chicco per gli amici) Franchini, di area progressista, demiurgo della lista civica nata per sostenere la Salis. Il suo nome è stato fatto nel momento in cui come solitamente accade si faceva fatica a trovare accordo tra i partiti della coalizione. Le cronache raccontano di una fantomatica scommessa da 100 euro (tra genovesi si sa, con le “palanche” è sempre meglio non esagerare) tra Franchini e Andrea Pericu, figlio del compianto Giuseppe sindaco di Genova dal 1997 al 2007, che pur non avendo tessere di partito è ben integrato nell’area del Pd genovese, che fa capo all’ex ministro Andrea Orlando (ha fatto del suo staff durante la campagna per le regionali).

Lei Silvia, un passato come campionessa nel lancio del martello, aveva già fatto parlare di sé, quando ancora una volta a sorpresa fu nominata vice di Malagò al Coni. Nata a Genova quasi 41 anni fa, laureata in Scienze politiche, fin dal liceo veniva ricordata la sua attitudine alla vita pubblica (gli amici veri giurano che fin dalle medie raccontasse di voler fare la sindaca della sua città). Poi nel 2020 il matrimonio con il regista Fausto Brizzi, ha rappresentato per lei il salto verso quel mondo che qualcuno ama definire radical chic, che ancora dettano legge in determinati momenti determinanti della vita del Pd. Non è certo un caso se suo marito e Matteo Renzi, ormai da tempo diventato il suo pigmalione e sponsor, siano da tempo legatissimi (il regista ha partecipato a diverse. Leopolda).

Ma quel che è certo è che se persino un giornale internazionale come il Guardian si occupa di lei, definita come una “ventata d’aria fresca”, allora vuol proprio dire che la ragazza deve avere più di qualche santo in paradiso. Perché se è vero che il centro sinistra è abituato a bruciare leader alla velocità della luce, la Salis non è una donna di partito ed anzi nel Pd secondo molti ci starebbe pure scomoda, malgrado il suo amato papà, scomparso di recente, operaio e custode del campo di Atletica di Villa gentile a Sturla, storico quartiere del levante genovese, fosse un noto militante del Pci. Ma lei, con quella faccia un po’ cosi come direbbe uno dei grandi esponenti della scuola genovese di cantautori, Paolo Conte, ha saputo conquistare anche chi, come per esempio Dario Franceschini, fa parte della vecchia guardia del partito. Due settimane fa, secondo autorevoli fonti, Franceschini sarebbe volato a Genova per proporle di guidare una sorta di nuova Margherita 4.0.

Ma lei, che ormai è chiaro punta in alto, ha avuto il coraggio (o l’azzardo) di declinare l’offerta. Secondo i bene informati anche dietro a questa mossa ci sarebbe la longa manus del” Rommel” della politica italiana, come qualcuno lo avrebbe denominato scherzosamente, Matteo Renzi, che ormai ha visto in lei, giovane, bella, con buone doti comunicative e soprattutto non troppo spostata a sinistra (qualche maligno sussurra come sia l’esatto contrario della segretaria del Pd Schlein) la carta da tirare fuori quando i giochi si faranno duri (leggasi primarie aperte, chiuse, di partito, di coalizione o quel che sarà). “È evidente che Silvia Salis sta giocando una sua precisa parte in commedia. E la sta giocando dietro preciso suggerimento di chi da tempo è abituato a giocare dietro le quinte. Non vuole le primarie, ma non esclude una sua partecipazione alla sfida con Giorgia Meloni, ma solo se le viene chiesto. Dice di voler fare la sindaca, ma dopo pochi mesi ha già capito che quel posto le sta stretto e rischia di spezzare le sue ambizioni nazionali. E quindi per ora sta alla finestra a guardare che effetto che fa vedere Conte e Schlein che si stuzzicano per la leadership.

Lei spera che anche questa volta sia vero il detto che tra i due litiganti il terzo gode. Ma questa è una strategia che nasconde moltissime insidie e rischia ancora una volta di consegnare nuovamente il paese a Meloni, che sembra avere assorbito ormai la sonora batosta del referendum” dice un deputato di vecchio corso del Pd. La forza della Salis è quella di essere molto meno divisiva sia di Schlein che di Conte, e sembra che per lei stia tifando anche il duo Fratoianni e Bonelli, malgrado sia distante da loro su molti aspetti. Di certo, malgrado le sue dichiarazioni, la sua sfrenata ambizione (il suo obiettivo prima di fare la sindaca era quella di sostituire Malagò a capo del Coni) non può certo essere soddisfatta nel suo incarico, che già le sta procurando i primi danni di immagine.

Le sue prime mosse come sindaca, sulla crisi Atm, sull’aumento delle tasse sulle case, sono stati bocciati da oltre il 70% dei genovesi, hanno mostrato quanto sia difficile la vita dell’amministratore locale, e la via per Palazzo Chigi, oltre ad essere un treno che passa una volta nella vita, potrebbe anche essere l’occasione per lasciare la patata bollente della sua “amata “città a qualcun’altro. Il suo impatto come sindaca dopo solo un anno non è stato proprio entusiasmante se si guardano i sondaggi e gli umori dei genovesi (secondo un sondaggio effettuato a dicembre 2025 dall’istituto Tecnè, il 40% dei genovesi non la considera in sintonia con la crisi della citta, contro il 31% che invece aveva un parere opposto e il 41% degli intervistati non la considera adeguata a ricoprire la carica di sindaco).

Un primo segnale di allarme che chi, come Renzi conosce bene la vota da sindaco e la politica nazionale, ha subito colto al volo, dando il via ad una accelerazione nel percorso che dovrebbe portarla alla guida della coalizione. Magari anche cercando di affinare alcune cadute di immagine, come quella di posare con un paio di scarpe da 1200 euro, o quella di festeggiare il suo compleanno al Palazzo della Borsa, nel lusso e con inviti rigorosamente vip per una festa esclusiva che molto poco si attaglia con il carattere assai riservato dei suoi concittadini. Qualcosa sicuramente è ancora da affinare, ma ormai appare lei la prescelta di quel centro trasversale, che da troppo tempo vuole avere in mano i gangli del potere (soprattutto quando c’è da scegliere come in questo caso l’inquilino del Quirinale).

Una consuetudine che l’ascesa di Meloni ha relegato nelle retrovie, ma che ora sembra ravvivata dalla vittoria al referendum (sarebbe anche opportuno sapere finalmente come ha votato Matteo Renzi) e che ora è pronta a coalizzarsi intorno a questa giovane ragazza genovese dal viso pulito e poco compromessa con le vecchie logiche della politica nostrana. Ma la sensazione che lei alla fine venga usata per un preciso scopo per essere poi scaricata alla pari dei tanti leader bruciati dal centro sinistra negli ultimi trent’anni, è palpabile. Ma questo poco importa a chi ha come preciso scopo di controllare nuovamente il parlamento per poter per l’ennesima decidere chi salirà al Colle. Ma questa volta forse i loro calcoli che fino a qui hanno sempre sortito l’effetto sperato potrebbero anche cozzare con la resilienza di una “underdog” della politica, come ama definirsi Giorgia Meloni. Vedremo.

Tags: GenovaPartito DemocraticoSilvia Salis
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Commenti 1

  1. Gabriele Baraldi says:
    4 mesi fa

    L’ argomento è ostico non sono riuscito a leggere il testo fino alla fine….🤣😂🤣

    Rispondi

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