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Gli Alpini a Genova. Tra strambe (e misere) contestazioni e tanti, tanti, tanti applausi

di Mario Bozzi Sentieri
10 Maggio 2026
in Pòlis
0
Gli Alpini a Genova. Tra strambe (e misere) contestazioni e tanti, tanti, tanti applausi
       

La  97° Adunata Nazionale degli Alpini (tenutasi a Genova dall’8 al 10 maggio) alla fine è andata com’era nelle aspettative degli organizzatori: festa di fratellanza e di allegria (segnata dai canti e dalle musiche della tradizione),  grande abbraccio di popolo (con una città che è sempre stata terra di reclutamento alpino), orgoglio d’identità patriottica.

Non a caso il  capoluogo ligure  è, insieme a Torino e Trieste,  tra le città che hanno ospitato più Adunate nazionali nella storia del corpo (a Genova: 1931, 1952, 1963, 1980, 2001, 2026), segno di una presenza che ha radici profonde, laddove  proprio nel capoluogo ligure, il 23 novembre 1920, in una sala del caffè Belloni di via XX Settembre, alcuni reduci della Grande Guerra fondarono la Sezione Ligure dell’Associazione Nazionale Alpini (A.N.A.).  Una scelta che affonda le sue ragioni anche nella conformazione del territorio: alle spalle della costa, l’Appennino ha da sempre reso l’area adatta al reclutamento nelle truppe da montagna. Tra le figure simbolo della tradizione alpina ligure spicca la MOVM generale Antonio Cantore originario di Genova-Sampierdarena, caduto alla Tofana di Rozes, Cortina d’Ampezzo, il 20 luglio 1915. Non è del resto un caso che il vessillo della Sezione dell’ A.N.A. di Genova sia  il più decorato d’Italia, con 13 Medaglie d’Oro al Valor Militare.

Tutto bene perciò  nel rapporto tra il capoluogo ligure, i suoi cittadini, ed un pezzo importante della sua Storia ? Non proprio purtroppo e a causa di uno strumentalismo, becero ed ignorante, che ha   messo in evidenza, ancora una volta,   i ritardi e le contraddizioni di una sinistra in difficoltà a fare i conti con la realtà, i simboli e la Storia, segno di un’appartenenza non solo militare. Contraddizioni  che hanno  punteggiato, simbolicamente e politicamente, i giorni che hanno preceduto la 97° adunata.

Di  portone in portone, di collettivo in collettivo, si è così dovuto assistere all’avanzare dello slogan “No pasarán!”, unito agli appelli terroristici dei circoli femministi di Non una di meno, che hanno fatto circolare la voce che gli alpini avrebbero portato  “una mascolinità tossica” e violenta. Da qui l’avviso, girato sui social:  “Portate in borsa un fischietto, può servire da deterrente e attirare l’attenzione”. Armati di spray, gli attivisti hanno poi  fatto il giro del centro storico genovese per lasciare sui muri il segno della loro insofferenza: “Alpini e militari, molestie seriali», “Remigriamo gli alpini”, “Brucia la chiesa, brucia lo Stato. Alpini morti”.

In questo clima, non proprio “accogliente”,  ad alzare il livello dello scontro sono arrivate anche le parole di una funzionaria della Procura di Genova (ed ex candidata Avs) che ha postato in Rete queste parole : “Ci siamo ereditati questa pagliacciata del raduno degli Alpini, che ci occupano scuole e palestre, almeno si pagassero gli alberghi! Bloccano una città per tre giorni, la sporcano, bevono, fanno casino, ma a cosa servono questi raduni a spese della collettività? Non vedo l’ora che se ne vadano ancora prima che arrivino”. Una dichiarazione di guerra contro l’adunata delle Penne Nere che non poteva passare sotto silenzio.

Da qui l’iniziativa politica dei gruppi del centrodestra in Consiglio Comunale, con un ordine del giorno che chiedeva alla sindaca Silvia Salis e alla giunta di Genova di ribadire pubblicamente il valore sociale e culturale dell’Adunata, respingendo ogni tentativo di strumentalizzazione ideologica, di prendere le distanze da quanto affermato sui social da Non Una Di Meno Genova, manifestando solidarietà agli Alpini, garantendo  lo svolgimento dell’evento in un clima di festa e rispetto reciproco e di promuovere iniziative nelle scuole e nei centri di aggregazione per valorizzare la storia del Corpo degli Alpini e contrastare narrazioni considerate distorte e pregiudiziali. Il testo è stato però respinto con 20 voti contrari della maggioranza di centrosinistra e 15 favorevoli dell’opposizione di centrodestra, aprendo – come ovvio –  un nuovo fronte di polemica politica, laddove il centrodestra ha letto il no della maggioranza come un segnale di mancata difesa degli Alpini proprio alla vigilia della  manifestazione nazionale che avrebbe visto Genova protagonista. Cercando di salvare capra e cavoli, la sindaca Salis si è invece  lasciata andare a qualche battuta, straripata in gaffe: “Noi siamo genovesi, il mugugno (il lamento, ndr) fa parte del dna della città. Se non fossimo mugugnoni non saremmo genovesi”.

A  fotografare ulteriormente  lo stato confusionale della sinistra genovese è anche  arrivato il voto in Regione Liguria, dove, a differenza che in Comune, il Pd e le sinistre hanno votato a favore dell’ordine del giorno del centrodestra che ha espresso piena solidarietà agli Alpini,  per gli squallidi attacchi di talune femministe anti-divise e anti-cattoliche e per le vergognose scritte, gravemente offensive, comparse sui muri di Genova. Nel  documento si è ribadito inoltre  il valore culturale dell’Adunata Nazionale degli Alpini,  esprimendo contrarietà verso gli inaccettabili toni denigratori verso le  Penne Nere espressi da taluni collettivi di femministe genovesi, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nel tessuto sociale italiano, ligure e genovese. L’ordine del giorno approvato in consiglio regionale ha inoltre impegnato la Giunta Bucci a promuovere iniziative che valorizzino la storia del Corpo degli Alpini nelle scuole e nei centri di aggregazione per contrastare narrazioni distorte e pregiudiziali”.

La sede del Comune di Genova, a guida Silvia Salis, e della Regione Liguria, presieduta da Marco Bucci, distano pochi isolati, ma quanto è accaduto rappresenta il segno di una grave ambiguità culturale della sinistra, genovese e non solo. Al fondo la perdita del senso di appartenenza, sociale e culturale, che caratterizza la “moderna” sinistra  woke, imbarazzata a “rappresentare” una memoria condivisa, i suoi riti e miti, qual è quello delle tradizioni militari, del vissuto familiare,  delle radici popolari che sono l’essenza di una Nazione e di cui le Penne Nere sono un’incarnazione.

Per fortuna il buon senso dei genovesi  ha trionfato. Il raduno degli alpini ha avuto il successo che meritava, anche a Genova,  e  la festa di popolo verso le Penne Nere non è stata oscurata dalle contraddizioni ed il radicalismo della sinistra. Anche in queste occasioni sempre in ritardo e sempre divisa al suo interno.

Tags: Alpiniforze armateGenova
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