Nelle ultime settimane, sull’onda di due fenomeni paralleli – la vittoria netta di Trump nelle iniziali elezioni primarie repubblicane, e la forte crisi senile di Biden, oramai evidente a tutti – sono stati pubblicati articoli interessanti dedicati a spiegare Trump, Trumpismo, e Trumpisti a coloro – tanti – che non se lo sanno spiegare. Due articoli in particolare spiccano tra gli altri perché scritti da autori di alta levatura e pubblicati su testate prestigiose, il New York Times ed il Walt Street Journal. Entrambi gli autori non sostengono Trump, ma provano a spiegarlo, specialmente ad una platea molto ostile, quella del NYT, ed a una più morbida, ma certamente non Trumpista, quella del WSJ.
Cominciamo dal primo articolo, scritto da Bret Stephens sul NYT. Stephens è un uomo di centro-destra, molto critico di Obama (con buone ragioni) e pure critico del partito repubblicano di oggigiorno. È un forte difensore di Israele, ma non un simpatizzante di Netanyahu. Questo giornalista ci dice e ci ripete ad nauseam che non voterebbe mai per Trump – condizione necessaria ieri ed oggi per pubblicare sul NYT – ma offre opinioni e consigli che possono aiutare a capire e rispettare chi vota Trump, e specialmente aiutare i suoi oppositori a non essere ridicoli, a non fare il gioco di Trump rispondendo irrazionalmente alle sue furbe provocazioni.
Stephens essenzialmente ci dice che chi si oppone a Trump deve evitare di insultare i suoi elettori – attività favorita della Sinistra in molti paesi, Italia compresa. E continua dicendo che tanta gente perbene vede Trump come uno che possa risolvere i problemi del paese invece di crearne di nuovi, e che bisogna ammettere che Trump ha fatto tre cose buone.
Primo: puntare il dito sull’immigrazione illegale. Questo fenomeno era grave nel 2015, durante la prima campagna elettorale di Trump. È ora gravissimo dopo tre anni folli di Biden con 9 milioni di illegali entrati nel paese, senza filtri, senza controlli, con alte percentuali di inassimilabili, di criminali, e pure di terroristi. E non è solo un problema di immigrazione; con l’invasione di milioni di illegali arriva un forte aumento del crimine, una trasformazione non piacevole di interi quartieri e città, droghe potenti a poco prezzo che uccidono decine di migliaia di persone ogni anno, specialmente giovani, ed il collasso di strutture tipo scuole e pronto soccorso. Invece di ragionare e dibattere questi problemi, la Sinistra ha demonizzato chi li ha posti sul tavolo, magari con rozzezza, ma comunque con convinzione, onestà, e patriottismo.
Secondo: la direzione del paese. Trump ha espresso opinioni ovvie e molto condivise sulla direzione sbagliata del paese durante gli otto anni di Obama, e pure gli otto anni precedenti di Bush Junior. Troppe guerre, troppo poco sviluppo economico, troppi miliardi donati ad elementi parassitari sia domestici che internazionali. Insomma, poco rispetto per il cittadino americano medio, tassato a dismisura, che questo messaggio di Trump l’ha capito molto meglio di tante élite.
Terzo, il più importante: le istituzioni. Troppi centri, che in passato avevano funzioni indipendenti dalla politica o comunque si mantenevano su binari bipartitici, sono diventati estremisti, illiberali, ostili non solo alle politiche del partito repubblicano, ma anche a qualsiasi valore tradizionale.
Il secondo articolo è di John Cochrane, un economista che sa scrivere di cose serie con umorismo, ed ha infatti un blog in rete intitolato The Grumpy Economist (L’economista scontroso). Cochrane è un membro della Hoover Institution, nel campus dell’Universita’ di Stanford, California. La Hoover è uno dei centri (think tank) conservatori più prestigiosi del paese. Naturalmente è da decenni che la Sinistra, applicando le sue eccellenti doti di tolleranza ed inclusività, cerca di scacciarli dal campus. Hoover ha resistito con intelligenza e moderazione, e recentemente con due stratagemmi: nominare una donna nera come presidente, la famosa Condoleezza Rice, ex Segretario di Stato sotto Bush Junior, ed opporsi incondizionatamente a Trump, senza la minima esitazione, ed anzi spesso con un astio incomprensibile, visti i risultati dei quattro anni della presidenza Trump che hanno portato, tra le altre cose, tre nuovi solidi conservatori dentro la potente Corte Costituzionale. (Tra parentesi: il nome Condoleezza fu erroneamente estratto dai genitori da con dolcezza, letto in partiture musicali).
Cochrane spiega i sentimenti dell’americano medio – solido, lavoratore, risparmiatore, spesso credente – di fronte agli eventi degli ultimi 20 anni. Seconda guerra in IRAQ: solida vittoria militare in poche settimane, ma poi seguita da anni di guerriglia, spese, frustrazioni, umiliazioni. Guerra in Afghanistan: stessa cosa, con tentativi patetici di occidentalizzare il paese, per esempio imponendo l’accesso all’istruzione di donne e bambine – tentativi poi finiti nel nulla con la disastrosa fuga di Biden ed il ritorno del paese al Medio Evo talebano.
Cochrane continua parlandoci di crisi economiche, di salvataggi costosissimi di banche ed istituzioni “che non si possono lasciar fallire” (o almeno cosi’ ci dicono…), di assurde misure COVID, di inflazione che colpisce i più deboli, e delle 91 accuse di reato portate avanti contro Trump da un sistema giudiziario ingiusto e corrotto.
Anche chi critica Trump per non aver restituito prontamente agli archivi dello Stato documenti confidenziali, è costretto poi a notare che Biden ha fatto ben di peggio perché aveva documenti confidenziali in un suo garage, e poi li aveva sottratti quando era senatore e vice-presidente, mentre solo il presidente ha il potere di rimuovere la confidenzialità dei documenti. Addirittura, pochi giorni fa Biden è stato interrogato ed assolto da queste accuse con la scusa di essere anziano e con una cattiva memoria. Il processo contro Trump invece continua.
Anche chi critica Trump per aver causato i disordini del 6 Gennaio 2021, deve poi notare che in tanti precedenti disordini, molto più gravi e lunghi, specialmente nella calda estate del 2020, esponenti di spicco del partito democratico avevano aizzato i disordini con lo slogan no justice no peace – un chiaro invito alla violenza – mentre Trump aveva esplicitamente detto alla folla di dimostrare pacificamente. Infatti, peacefully and patriottically furono le sue esatte parole.
Il COVID poi è ancora una ferita aperta in forti segmenti dell’elettorato. Abbiamo visto elicotteri della polizia arrestare surfisti in spiagge isolate, in nome di assurdi, controproducenti, e incostituzionali lockdown. Abbiamo visto nel 2020 un rapido ed ingiustificato, e senza precedenti, cambiamento delle leggi elettorali con il voto obbligatorio per posta, con conseguenze ancora poco chiare. I lockdown hanno distrutto la vita di milioni di piccoli business familiari, molti dei quali non si sono più ripresi.
Tutti questi fattori hanno creato diversi sentimenti nell’elettorato Molti appoggiano Trump entusiasticamente, ricordando la pace e prosperità nei 4 anni della sua presidenza. Altri non lo amano, ma pensano che sia il meno peggio, specialmente confrontato con un Biden. Una grossa fetta dell’elettorato tradizionalmente democratico è diventata molto estremista, perfino pro-Hamas, e può decidere di disertare le urne (hanno dato infatti il soprannome di genocide Joe a Biden). Un terzo candidato indipendente potrebbe emergere e sottrarre voti principalmente a Biden (o a Kamala Harris o a Michelle Obama se Biden si ritirasse, come molti gli chiedono di fare). Insomma, gli astri sembrano leggermente allineati in favore di Trump, cosa mai successa per un ex presidente. Vedremo.





