Il conflitto ucraino raggiunge nuovamente la capitale russa: questa mattina un ordigno esploso nell’atrio di un complesso residenziale russo ha ucciso Armen Sarkisyan, fondatore del battaglione di volontari Arbat. L’unità combatte in Donbass, tra i reparti della Repubblica Popolare di Donetsk. Il nome di Sarkisyan figurava nell’elenco pubblicato sul sito web ucraino Mirotvorets, dedicato a figure reputate a vario titolo responsabili o comunque coinvolte nell’invasione dell’Ucraina.
Fin troppo facile, dunque, immaginare che anche il fondatore del battaglione Arbat sia finito nel mirino dei servizi ucraini, come altre figure di spicco delle forze armate russe. Nel caso di Sarkisyan, tuttavia, c’è da tener presente un aspetto: la sua nazionalità. Sarkisyan è un armeno dell’Artsakh, la ex repubblica non riconosciuta nata in Nagorno Karabakh all’indomani della dissoluzione dell’Unione Sovietica. Dal Nagorno Karabakh arriva anche buona parte dei componenti del battaglione Arbat.
Questi due elementi hanno spinto alcuni osservatori ad ipotizzare una pista armena dietro l’attentato che è costato la vita a Sarkisyan. Parte della responsabilità della sconfitta nella guerra con l’Azerbaigian – che ha portato alla scomparsa della repubblica armena dell’Artsakh – è stata addossata agli attuali vertici della Repubblica di Armenia, in particolare al primo ministro Pashinyan. Una unità combattente formata da armeni dell’Artsakh, secondo alcuni, era un potenziale pericolo per l’attuale leadership armena, cosa che avrebbe fatto di Sarkisyan un bersaglio pagante. Difficile, ora, verificare la fondatezza di questa ipotesi. Resta l’ennesimo fallimento dei servizi di sicurezza russi, incapaci di prevenire attentati ad personam da parte di servizi stranieri nella capitale, ucraini o meno che siano gli esecutori che hanno agito oggi.






Non è detto che i servizi russi non ne fossero al corrente. Non sarebbe la prima volta…