La fragile tregua che dal mese di aprile aveva posto fine agli attacchi contro le navi di proprietà israeliana, o impegnate su rotte da e verso Israele, è andata in frantumi nel giro di quarantott’ore: tra domenica e lunedì gli Houthi hanno colpito ed affondato due mercantili. Le navi, battenti bandiera liberiana sono, meglio erano, di proprietà greca.
Il primo attacco è stato messo a segno domenica ai danni della Magic Seas. Il mercantile è finito nel mirino degli Houthi mentre navigava al largo del porto yemenita di Hodeida: la Magic Seas, dopo aver ignorato l’invito a fermare la sua navigazione, è stata colpita da un assalto combinato che ha visto l’impiego di droni navali ed aerei e missili. Il mercantile è stato poi abbordato da un gruppo di incursori che ne hanno provocato l’affondamento con cariche esplosive. Meno di ventiquattr’ore dopo è stata la Eternity C a finire sotto attacco. Colpito da diversi missili mentre navigava alla volta di un porto israeliano, il mercantile è affondato in breve tempo. Due feriti e due dispersi tra i membri dell’equipaggio.
La campagna militare condotta dagli Houthi in sostegno della Palestina contro il traffico navale israeliano – sospesa di fatto dopo l’accordo con gli Stati Uniti – riprende vigore e difficilmente tarderà a produrre conseguenze negative sul commercio marittimo. All’indomani dell’avvio della campagna, infatti, i costi delle assicurazioni e dei noli aumentarono sensibilmente, spingendo molte compagnie ad abbandonare le rotte che attraversano il Mar Rosso. Ne è risultato fortemente penalizzato il traffico nel Mediterraneo, con danni sensibili per l’Italia e molto forti per l’Egitto, privato di una buona quota dei diritti di attraversamento del canale di Suez.
Non ci sono stime sui danni subiti dal comparto marittimo israeliano, e più in generale dall’economia di Tel Aviv, ma l’impatto della campagna di interdizione navale degli Houthi è tutt’altro che irrilevante. Questi ultimi, infine, si confermano forza militare di tutto rispetto e potere statuale di fatto, nonostante la stampa italiana continui a definire gli Houthi come semplici ribelli, dipingendoli guerriglieri armati di lanciarazzi e Kalashnikov.





