Di sicuro il titolo della serie promette quello che verrà mantenuto. Niente di difficile, in fondo: basta raccontare quello che è realmente accaduto. Gli spettatori inglesi e americani (per ora solo loro) della nuova serie tv Outrageous si stanno infatti godendo lo spettacolare mix di glamour, scandali, politica che per molti anni le sorelle Mitford hanno generosamente offerto al mondo. In quest’epoca di gossip cafone, superficiale e pruriginoso arriva dal passato la lezione di stile di giovani donne che tra ciprie e vestiti, buone maniere e ottime frequentazioni, hanno non solo incrociato le grandi sfide del XX secolo ma le hanno abbracciate senza paura di bruciarsi. E che si siano bruciate, ognuna a suo modo, non c’è dubbio.
Lo spunto per raccontare la storia di Nancy, Pamela, Diana, Unity, Jessica e Deborah Mitford arriva dunque dalla tv inglese che sta trasmettendo la prima stagione di Outrageous, sei puntate, una alla settimana – come usava un tempo – a partire dal 18 giugno e gran finale il prossimo mercoledì 23 luglio. La serie è prodotta dalla Firebird Pictures, società che ha tra i suoi dirigenti un certo Matthew Mosley, nipote di quel Oswald Mosley che ha avuto un suo ruolo nella saga dei Mitford, come vedremo. C’è quindi un po’ di storia familiare in questo racconto su una famiglia decisamente sui generis. Il padre della inquieta prole, David Mitford, barone di Redesdale e membro della Camera dei Lord, una volta disse «Non capisco. Io sono normale, mia moglie è normale, e tutte le nostre figlie sono folli». Folli forse no, ma stravaganti di sicuro e Lord Redesdale sbagliava a non darsi responsabilità perché, stando a varie fonti, sia lui che la moglie Sydney Bowles, in fatto di eccentricità non erano i primi arriv
Ma l’interesse della storia dei Mitford e, soprattutto, delle Mitford sta nel fatto che ci porta necessariamente nei meandri della grande Storia degli anni Trenta e Quaranta, con i tanti e spesso trascurati legami trasversali che, ad esempio, collegavano ambienti in apparenza lontani se non antagonisti. Con il loro snobbistico girovagare tra Fascismo, Comunismo, Socialismo, Nazismo, queste ragazze di mondo, annoiate e brillanti, belle e sfacciate, inquiete e profonde ci fanno vedere, oltre le loro vicende personali, quel mondo ambiguo di aristocratici conservatori inglesi che trescò a lungo con la Germania di Hitler. E’ da un’altra visuale che ci viene proposto un influente microcosmo che, in prima battuta, rimanda alle atmosfere di Downton Abbey ma che invece ha più a che fare con il clima che si respira in Quel che resta del giorno di James Ivory, dove l’amore impossibile tra il maggiordomo Anthony Hopkins e la governante Emma Thompson si consuma mentre sullo sfondo l’alta politica si cimenta in riservati conciliaboli tra nobili britannici ed emissari nazisti. Che poi è lo stesso “cocktail politico” che, stroncato dall’avvento di Churchill alla guida del governo (maggio 1940) ebbe una clamorosa – e ancora oggi non del tutto chiarita – coda nel volo di Rudolf Hess (12 maggio 1941), delfino di Hitler, in Scozia per intavolare un accordo di pace tra Berlino e Londra alla vigilia dell’attacco tedesco all’Urss (22 giugno 1941). Contando sui numerosi legami (politici, culturali ed anche esoterici) tra Inghilterra e Nazionalsocialismo, Hess voleva incontrare Lord Hamilton ma la cosa venne stroncata subito dal governo inglese.
Tutta la documentazione relativa a questo strano episodio della Seconda guerra mondiale è ancora secretata dagli inglesi. Ma c’è un piccolo episodio di Casa Mitford che fa capire quanto fosse realmente radicata, in una certa aristocrazia britannica, la considerazione per Hitler e il Nazismo. Ai primi di settembre 1939 la Gran Bretagna è ufficialmente in guerra con la Germania dopo l’attacco di quest’ultima alla Polonia. Nancy Mitford, la più grande delle sei sorelle (in verità c’era anche un fratello, Tom, ovviamente destinato a restare sullo sfondo anche perché morirà in guerra nel 1944) è con la madre sull’isola di famiglia, Inch Kenneth, in Scozia. Le due donne decidono di rientrare subito a Londra perché il loro palazzo deve diventare un centro per rifugiati e lady Redesdale vuole essere presente. Strada facendo, Nancy, che all’epoca aveva 35 anni, ebbe l’infelice idea di dire che le dispiaceva non potersi godere appieno una bella giornata estiva: «Avrei potuto approfittarne se quel maledetto Hitler non l’avesse scelta per cominciare la guerra». Lady Redesdale, che era alla guida, frenò bruscamente e ordinò alla figlia di scendere dall’auto: «Se non chiedi immediatamente scusa, farai il resto della strada a piedi. Non ammetto che si calunni Herr Hitler». Anni dopo, la sorella Jessica le chiese come aveva reagito e Nancy rispose: «Naturalmente mi sono scusata. Eravamo a molti chilometri di distanza da Salen, e avevo con me un mucchio di pacchi e valigie…».
Nancy era la primogenita, nata nel 1904, e per quanto si sia data da fare non è stata la più scandalosa delle sorelle. Sicuramente è stata quella più intellettuale e, forse, snob anche se appena ventenne ingaggiò dei furibondi braccio di ferro con i genitori per poter fumare sigarette, mettersi il rossetto, indossare pantaloni, frequentare in casa sua amici e amiche brillanti, debosciati, letterati e bohemien come lo potevano essere dei rampolli dell’alta società inglese degli anni Venti. Nancy non fu l’unica Mitford a scrivere libri ma sicuramente fu quella che lo fece con più costanza per tutta la vita. Nessuna della ragazze aveva ricevuto un’educazione vera e propria: Lord Redesdale «aborriva le donne intelligenti e riteneva che una donna bennata dovesse solo saper montare a cavallo, parlare francese e suonare il piano». Sono parole della stessa Nancy che da buona Mitford esagerava come respirava. Tuttavia è certo che lei e le sorelle quello che non poterono imparare a scuola lo appresero in società e sul campo, come dimostrano anche le tante lettere, spesso pungenti e ironiche, che si scambiarono nei decenni. Nancy poi iniziò a guadagnarsi da vivere collaborando a qualche giornale (ovviamente con rubriche di gossip) e nel 1931 pubblicò il suo primo romanzo: Highland Fling. Ne seguiranno altri otto cui vanno aggiunte anche le biografie di Madame de Pompadour, di Voltaire, di Federico di Prussia e del Re Sole. Nancy Mitford aveva idee politiche progressiste ma senza eccedere. Questo la distingueva dalle sorelle Diana e Unity, che si schierarono apertamente e rumorosamente più con il Nazismo che col Fascismo, ma anche da Jessica che invece sterzò nettamente a sinistra.

Diana, classe 1910, forse la più bella delle Mitford, occhi blu di ghiaccio e capelli biondi, ruppe il suo matrimonio perfetto stile Grande Gatsby con il rampollo della ricchissima famiglia Guinness (quelli della birra) dopo soli cinque anni e due figli nel 1933, quando cioè il destino le fece incontrare sir Oswald Mosley. Mosley, ricco, nobile, affascinante, brillante oratore, si era dato presto alla politica: il debutto fu con i Tories, cioè i conservatori. Poi passò tra gli indipendenti per poi approdare tra i labouristi. Ma non si fermò lì perché, affascinato da Mussolini e dal Fascismo italiano, nel 1932 fondò l’Unione dei Fascisti britannici. Rimasto vedovo sposò subito Diana e lo fece, per non farsi notare, nel 1936 con una cerimonia privata tenutasi a Berlino, a casa del ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels. L’ospite d’onore? Adolf Hitler in persona, che aveva già stretti legami con un’altra delle sorelle: Unity.Perfettamente padrona del tedesco e ben inserita nella cerchia ristretta di Hitler, Diana divenne un tramite tra l’aristocrazia britannica e l’élite nazista. Tra quanti storcevano il naso in Inghilterra per questa “sbandata” nazista c’era anche la solita Nancy che nel 1935 pubblicò il suo terzo romanzo – Wigs on the Green – in cui prendeva in giro il futuro cognato e il suo movimento.
La cosa non sfuggì a Diana e Unity che litigarono furiosamente con la sorella. Non era la prima volta e non fu l’ultima anche se, ecco un’altra caratteristica delle Mitford, nessuna divergenza per quanto profonda fu mai irreversibile. Non lo fu neanche la presa di posizione di Nancy nel 1940 quando Diana e il marito finirono in carcere poco dopo l’avvento al potere di Churchill. Le autorità li consideravano un serio rischio per la sicurezza nazionale per il loro orientamento politico e le loro relazioni. Da documenti del servizio di sicurezza interno, l’MI5, è emerso che le autorità consideravano Diana un rischio per la sicurezza anche maggiore di Mosley: «È molto più intelligente e pericolosa di suo marito e non si tirerà indietro davanti a nulla per realizzare le sue ambizioni. È follemente ambiziosa». Anche Nancy la pensava così e infatti mise lei stessa sull’avviso le forze di sicurezza inglesi, sollecitando l’arresto della sorella. Poi ammetterà: «Non è un comportamento da sorella, ma in momenti come questi penso che sia doveroso».Il tradimento rimase segreto per anni, anche se Diana in seguito descrisse Nancy come la persona più sleale che avesse mai conosciu
Un giudizio duro che forse avrebbe trovato concorde anche Unity (classe 1914) forse la Mitford con la maggior propensione ad esasperare l’ “originalità” congenita di famiglia, sicuramente quella più sopra le righe e la più tragica di tutte. Tra i tanti aneddoti che la riguardano quelli più citati sono due, entrambi precedenti la sua nascita ma molto indicativi se messi in relazione alle sue scelte di vita successive. Leggenda vuole che la quinta figlia dei Mitford sia stata concepita in Canada in una località chiamata Swastika (nell’Ontario) e che le sia stato imposto come secondo nome quello di Valkirie. Un esplicito richiamo alle dee vergini che nella mitologia nordica accompagnano i guerrieri in battaglia sembra voluto dal nonno paterno, Bertram Mitford. Lord Bertram meriterebbe un libro a parte ma qui mi limiterò a ricordare che era stato lettore e traduttore dello scrittore antisemita Houston Stewart Chamberlain nonché frequentatore e ammiratore di Wagner e della sua Bayreuth. Se quindi la svolta filonazista di Unity era già nella sua costellazione di nascita e nel suo dna, il tutto va comunque inserito in una personalità fragile, instabile e originale oltre il limite. Da adolescente, nella sua camera, aveva attaccato sopra il suo letto tre foto: quella dell’attore francese Maurice Chevalier, quella di un insegnante di pattinaggio e quella del vescovo di Londra… Poco dopo, svilupperà una vera e propria fissazione anche per Annibale.
A vent’anni poi, grazie anche alle entrature della sorella Diana, sostituisce Hitler ad Annibale e non cambierà più idea. La costanza con la quale Unity cercò di farsi ricevere da Hitler fa pensare più ad una questione personale che ad una infatuazione politico-ideologica.Cercò instancabilmente di catturare l’attenzione di Hitler, arrivando a frequentare per mesi il suo ristorante preferito a Monaco di Baviera fino a quando finalmente – era il febbraio 1935 – il dittatore non la notò e la invitò al suo tavolo. Da allora Unity fu nelle grazie del Führer, entrò nel suo entourage, partecipando non solo a comizi e cene al suo fianco ma anche alla sua vita privata (non intima però): stando ai diari della ragazza in poco più di quattro anni, ebbe modo di incontrare il Führer oltre 150 volte. Si dice che il legame stretto tra Unity e Hitler fosse fonte di gelosia per la fidanzata del cancelliere tedesco, Eva Braun.
Nel suo libro di memorie del 1969, Inside the Third Reich, Albert Speer, ministro nazista degli armamenti e architetto di Hitler, ricorda che Unity era privilegiata tra la cerchia di donne che circondavano il Führer, in quanto le era regolarmente consentito esprimere i suoi consigli politici e ideologici. Che poi quei consigli fossero seguiti è un altro conto vista l’età e l’equilibrio vacillante della ragazza. Ma sicuramente la devozione di Unity alla causa nazista era fuori dubbio: indossava spille con la svastica e lodava pubblicamente il regime di Hitler che ricambiò offrendole un appartamento a scelta tra quelli disponibili a Monaco. Peccato che quegli appartamenti fossero stati requisiti a famiglie ebree, cosa che non turbò minimamente la giovane Mitford. Nel settembre 1939, devastata dallo scoppio della guerra tra Gran Bretagna e Germania, Unity tentò il suicidio sparandosi su una panchina dell’Englischer Garten (cioè il “Giardino inglese”) di Monaco. Un luogo scelto non a caso evidentemente. Sopravvisse ma la ferita la segnò per gli anni a seguire. Hitler la visitò in ospedale e fece in modo che fosse rimpatriata – attraverso la Svizzera – nonostante lo stato di guerra tra Berlino e Londra. Al suo rientro in patria, assediata dai fotografi e giornalisti, Unity alla domanda se fosse contenta di essere tornata a casa, rispose: «Sono molto contenta di essere in Inghilterra, anche se non sono dalla vostra parte». Come Diana, Unity non farà mai marcia indietro ma bisogna dire che comunque ha avuto poco tempo per farlo visto che è morta a soli 33 anni, nel 1948, senza essersi mai completamente ripresa, fisicamente e psicologicamente. Le sue ceneri riposano nel cimitero di St. Mary Church, a Swinbrook, un paesino dell’Oxfordshire che sembra fatto apposta per un’indagine della Miss Marple di Agatha Christie. Nel tempo l’hanno raggiunta lì anche Nancy, Diana e Pamela. A conferma di un legame profondo che non è stato intaccato né dai litigi né dalle ideologie del XX secolo.

Di Pamela (1907) e Deborah (1920) non è che ci sia poco da dire ma sicuramente la secondogenita e l’ultimogenita della nidiata Mitford hanno più incuriosito che scandalizzato. Pamela è stata sicuramente la più riservata di tutte, amante della campagna, degli animali, della cucina, ha finito per essere il vero punto di riferimento per la famiglia, osservando da lontano le avventure e gli scandali delle sorelle. Un po’ più glamour la vita di Deborah che, tra tutte, fu quella che “sposò” meglio visto che divenne la duchessa del Devonshire avendo sposato Lord Andrew Cavendish, proprietario tra le altre cose di una delle più grandi e maestose tenute inglesi: Chatsworth House nel Derbyshire. E’ grazie a lei se la tenuta non è andata in rovina anche se con qualche concessione all’ eccentricità congenita delle Mitford. Amica dei Kennedy, Lady Deborah si rivelò una fan sfegatata di Elvis Presley di cui non solo visitò la casa di Graceland a Memphis (Tennessee) ma divenne anche una collezionista di cimeli del Re del Rock’n’roll cui eresse una specie di santuario nel parco di Chatsworth. Deborah è stata l’ultima delle Mitford ad andarsene il 24 settembre 2014, mettendo così la parola fine su una saga familiare che, come abbiamo visto, non smette di affascinare.
Prima della parola fine, dobbiamo ancora parlare, di un’ultima Mitford, Jessica, nata nel 1917, di fatto la vera antitesi di Diana e Unity. Tanto le due sorelle maggiori erano ammaliate dal Nazismo lei lo fu dal Comunismo. Divideva la camera con la sorella Unity e, a sua volta, la camera era divisa in due zone: una riga separava la zona rossa di Jessica dalla zona nera di Unity. Ma, come accade tra sorelle, nonostante le opposte idee politiche le due erano legatissime. Jessica fu anche l’unica a rivaleggiare con Nancy nella scrittura e nel giornalismo anche se per farlo dovette andare in America. Del resto che il suo destino sarebbe stato fuori dall’Inghilterra le fu subito chiaro visto che già da ragazzina con i suoi primi dieci scellini aprì di nascosto un conto in banca chiamato “Fuga da casa”. L’occasione di spendere i risparmi accumulati arrivò a 19 anni quando decise di andare in Spagna per combattere con i repubblicani anti franchisti insieme al suo fidanzato – e cugino di secondo grado – Esmond Romilly uno che era più svitato di lei. La partenza per la Guerra Civile spagnola fu preceduta comunque da qualche acquisto di vestiario ritenuto adatto al contesto: era pur sempre una Mitford. Nell’arco di quattro anni Jessica si annoiò della Guerra civile, sposò Esmond, si traferì in America e rimase vedova perché nel frattempo Esmond si era arruolato nella Royal Canadian Air Force e non era tornato da un’azione sulla Germania.
Si risposò nel 1943 con Bob Treuhaft, un avvocato ebreo-americano e attivista di San Francisco e insieme divennero figure di spicco della scena radicale americana, iscrivendosi anche al Partito comunista americano. La sua instancabile ricerca di giustizia sociale l’ha portata a lottare per i diritti civili negli Usa e diventare una giornalista specializzata nel denunciare gli abusi delle grandi aziende. Il suo libro inchiesta sull’industria delle pompe funebri – The American Way of Death – è stato un best seller e il suo memoir familiare Hons and Rebels ha offerto un colpo d’occhio arguto e irriverente sulle sue origini aristocratiche. L’ultimo gesto di discontinuità l’ha riservato per il suo funerale, volutamente il più economico possibile visto che quelli delle pompe funebri ormai li conosceva bene: non volle nessun trasferimento al cimitero della St. Mary Church ma dispose che le sue ceneri fossero disperse in mare senza troppe cerimonie. Per riunirsi con le sue sorelle avrà sicuramente pensato ad un altro modo. Meno formale e aristocratico ma comunque in stile Mitford.
Fonte: “E’ la Storia bellezza”, la newsletter di storia e attualità di Fabio Andriola, https://storiainrete.substack.com/





