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Home L'Editoriale

Due giorni e due chimere? FdI non torna indietro

di Francesco Marotta
16 Giugno 2013
in L'Editoriale
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Due giorni e due chimere? FdI non torna indietro
       

A chi si accingeva a salire di fretta le scale del primo volo disponibile Roma-Milano, pensando che i sudori freddi sulla fronte, dovuti all’eccitazione politica e al conseguente tuffo ( nel passato ) a piè pari nella ricerca di un denominatore comune dell’origine unificatrice della Destra nella due giorni del 14 e 15 giugno ( Palazzo della Lombardia-Piazza Città di Lombardia), ha identificato male l’indirizzo di destinazione. Le Giornate Tricolori di FDI hanno fugato ogni dubbio su l’insana riedizione di una rive droite generalizzata,liberale e, visti i suggerimenti d’oltralpe, (italioti?) l’incubo che aleggia da tempo indefinito: l’accostamento e l’illusione in questo caso inconsistente, dell’improbabile riedizione tricolore di un Gran Meeting, modellato ad immagine e somiglianza con il Front National di Jean Marie Le Pen. Dallo spiazzo oviforme immerso nell’acciaio, nel calcestruzzo preconfezionato, nella plastica e nel vetro di Piazza Città di Lombardia, non ha prevalso un approccio al differente humus politico-sociale e culturale francese. I sondaggi che attestano il Front National al 35% e lo spauracchio contemplativo di una Ri-edizione peninsulare della creatura di Jean Marie, riprende il volo e a quanto pare, non è l’unico. Le stelle splendenti che brillano nella magnifica notte surreale descritte dal capolavoro di Iggy Pop e dal chitarrista Ricky Gardiner nella canzone The Passenger, sostano due intere notti sotto le coperture innaturali della Regione Lombardia. Forse, allontanando definitivamente le astrazioni di una riposizione postuma dell’ex AN e “dell’interessantissima” lista dei trombati eccellenti, intenta a considerare fattibile un riadattamento conveniente.

 

 

La via prospettica dei giovani competenti e l’abolizione delle poltrone/relax

 

Nella serata di venerdì 14, alle ore 18,00 nel dibattito-confronto l’Italia che Vogliamo, Giorgia Meloni, Massimo Corsaro e Guido Crosetto, dipanano, una volta per tutte, una matassa che sino a ieri pareva intricata. La leadership del Movimento dovrà essere depositaria e nelle mani dell’investire nel futuro, elevando, attentamente, le giovani forze in possesso delle specifiche necessarie per capovolgere un presente legittimato dall’obbrobrio delle pensioni d’oro e delle corse a staffetta per le comode poltrone/relax tanto in voga. Un’attenta analisi delle capacità e mai delle nomine cadute dall’alto, dove, chiunque abbia voglia di anteporre le validità culturali, di studio, politico risolutive, del dialogo e delle competenze, possa mettersi in gioco facendo suo quel obbiettivo comune, quel “far politica anche accettando le diversità di chi sta a fianco. Lottando insieme per un obiettivo comune che comprende anche delle interpretazioni differenti“. Giustamente richiamate alla mente sul blog “www.girano.blogspot.it” in un articolo dall’elevato indicatore di obiettività (le dissacrazioni personificano gli eventi, la veridicità della routine descritta), scevra da miopia politicamente corretta, abbondante riaffiorate durante il dibattito in sala. Il sogno prospettico di Crosetto e “l’evoluzione gollista” che dovrebbe coinvolgere Fratelli d’Italia in poche ore, si è liquefatto prima dell’ossigenazione, del passo indietro, più volte indicato dallo stesso Ignazio La Russa, riguardate la guida del Movimento.

 

Strade d’Europa con lo sguardo rivolto ai suoi popoli

 

Senza una risposta politica importante, l’Italia presente a Bruxelles è destinata ad una fase involutiva. La tavola rotonda di sabato 15 giugno, intitolata Verso un nuovo Centro Destra, presenti tutti e tre i fondatori di FDI, è cominciata con l’intervento dell’ex Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti intervistato da Gennaro Malgeri. L’analisi di Tremonti, non priva di laccioli bocconiani e di dicotomie anche audaci sull’implosione negativa delle dinamiche in seno alla BCE e nei corridoi adiacenti Rue Wiertz/Wiertzstraat 60, è statea, a lunghi tratti, esaustiva. Puntualizzando, l’esistenza e l’attività concentrica di una/une oligarchia capitalista, bancaria e finanziaria che detiene il potere seguendo ed impartendo una disciplina “illuminata”volta alla dissoluzione della sicurezza e dell‘ economicità europea. I 25 governi su 27 che hanno firmato il Fiscal compact, l’accordo che dovrebbe garantire a colpi di austerità e di disciplina fiscale imposta agli stati membri, una reazione, un crescendo ragionato da La Russa alla Meloni, da Crosetto a Domenico Nania, concludendo la discussione all’unisono: le regole del Trattato di Maastricht e l’eccesso di omogeneità verso l’indebitamento degli stati e la seguente svalutazione del debito principal, riproduce un’unione dell’euro zona prevalentemente incline alle difficoltà e non alle strade di un’Europa che deve ricomunicare dalla competitività, degli stati aderenti e da una politica comunitaria che esula, principalmente, dalle “virtuosità” prudenziali (a credito) dirette ad una segmentazione ingestibile Nord-Sud Europa, per un denaro (vedasi le differenze con l’insieme monetario) a due, tre, velocità. Partendo dalla centralità del problema: una banca centrale realmente autonoma, priva di ammiccamenti alla Federal Reserve americana (e qui il trio di FDI ha battuto il chiodo differentemente da Tremonti), iniziando palesemente dalle banche centrali degli stati nazionali.

Ombre che scompaiono e una centralità da raggiungere

 

Un orientamento pratico, appartenente a tutti, verso le difficoltà italiane ed europee. Possiamo archiviare le Giornate Tricolore come l’anti-tesi di una nomenclatura della politica a venire, abile alla concentrazione sinergica, indistinta dell’animosità costruttiva, non disfattista, delle idee da cui trarre benefici e, contrariamente a chi si aspettava un tratto distintivo, di un’unione sospinta dai “ pied noir” e dagli esuli remoti di una Destra terminologicamente parlando, viva solo “grazie” agli spifferi correntizi e alle rimostranze eccezionalmente utili alle libertà personali, estinta ? E’ ora di navigare a vista. E se prima l’inclusione e i simboli di partito rappresentavano l’uniformità di un pensiero partitico, oggi, ne guadagna indistintamente il dinamismo in movimento L’avanzamento che va oltre l’esclusione, persino, delle confessioni di eretici Chief. La commedia di una società, dove l’aggiungere un posto a tavola, libertariamente felice ed inspirata al romanzo After me the Deluge di David Forrest, è terminata. Meno filosofi ed opinionisti ? Dopo l’inabissamento di Itaca, braccia forti e menti ferme. La polarità non ha sigle cui far riferimento se non l’onere di rispondere alle risoluzioni chieste dalla comunità italiana in cammino sull’effettivo itinerario d’Europa.

 

Tags: Fratelli d'ItaliaGiorgia MeloniGuido CrosettoIgnazio La RussaMilano
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