Mi ritrovo schierato, dopo mezzo secolo, nella caserma Spaccamela, la stessa che, all’indomani del terremoto del 6 maggio 1976, divenne il quartier generale dei soccorsi e della ricostruzione. Sulla storica e immensa casa del Genio, soprattutto sui tremila ragazzi poco più che ventenni, tutti in servizio di leva, erano rivolte le speranze dei friulani devastati da un migliaio di lutti, crolli e macerie. Quei ragazzi e i loro superiori appartenevano ai reparti più idonei e specializzati per “combattere” il mostro spuntato dalle viscere della terra, l’orcolat come lo battezzarono i friulani. La caserma Spaccamela era allora diversa dalle altre. Era una sorta di gigantesca impresa edile dotata di mezzi per movimentare la terra, gru, scavatori, camion leggeri e pesanti, ponti Bailey e prefabbricati ATCO e, sopra ogni cosa, era la casa di migliaia di giovani in divisa, pieni di buona volontà. In questi giorni il Friuli è sommerso, come era prevedibile, da celebrazioni evocative ma quella svoltasi nella ex caserma del Genio, che ospita ora un Reparto del Comando e Supporti Tattici degli alpini della Julia, è certamente la più genuina e toccante. Sono schierato con centinaia di anzianotti, alcuni con la pancetta, altri scarso criniti, altri ancora nonnetti. Siamo adunati nella stessa piazza d’armi di allora e sotto lo stesso tricolore.
Ritrovo, tra gli altri, il presidente e delegato regionale dell’Associazione genieri e trasmettitori Giuseppe Munno, il generale Ruggiero presidente dell’Associazione nazionale Guastatori, il generale Infussi presidente nazionale Anget. Inoltre, i colonnelli Paolo Blasi del 5° Pionieri Bolsena, Giulio Biot e Salvatore Patriarca del 1° Minatori Garda, il colonnello Giancarlo Falco e il generale. Salvatore Brighina del 3° Guastatori, sono stati loro a organizzare l’incontro dei reduci.
“Lo abbiamo fatto – spiega il colonnello Giuseppe Munno – per restituire voce e memoria a ufficiali, sottufficiali e militari di leva del Genio impegnati nell’opera di soccorso. Quell’impegno, competenza e spirito di sacrificio valsero alla Bandiera dell’Arma del Genio la medaglia d’oro al valore dell’Esercito”.
Altre due motivazioni hanno spinto i promoter del raduno.

“Nello stesso anno 1976 – aggiunge Munno – il Comando Genio del V corpo d’Armata trasferì la propria sede da Vittorio Veneto a Udine, in questa caserma. E sempre nel 1976, il 3° Battaglione genio Guastatori Verbano lasciò la storica residenza nella caserma Leccis a Orcenico Superiore, anch’esso per venire qui alla Spaccamela”.
C’è chi ricorda la fiera reazione alla tragedia della gente del Friuli. Gente tosta e indomabile che si diede subito da fare tra le macerie. Assieme a loro i soldati e marinai. Oltre ai genieri con il basco anche quelli con il cappello alpino, soci delle sezioni e dei gruppi dell’Associazione Nazionale Alpini, distribuiti capillarmente sul tutto il territorio regionale; ovviamente con i Vigili del fuoco e le forze di polizia e carabinieri. Tra i presenti anche l’allora capitano dei Minatori Garda, Giovanni Fadda, il primo in assoluto a convergere da Udine a Majano.
“Alle 21.45 circa del 6 maggio – racconta il baffuto ufficiale – sono subito partito con due camion assieme al sergente Leonardo Leonetti e con un gruppo di genieri per Majano, da cui era arrivata la prima richiesta di soccorso”. Scavarono a mani nude e fecero ritorno alla Spaccamela dopo un turno di 48 ore! Stessa cosa per il tenente Maurizio Farinelli partito celermente con i mezzi del 5* Bolsena.

Si calcola che nelle operazioni di soccorso in Friuli, furono impiegati circa 15.000 militari ed alcuni persero anche la vita. A Gemona i crolli interessarono anche gli edifici della caserma Goi Pantanali e quei crolli causarono la morte di trentatré tra alpini, artiglieri da montagna e sei genieri della compagnia genio pionieri alpini della Julia.
“Ciò malgrado – è ancora il colonnello Munno che precisa – i genieri della Julia, guidati dal vicecomandante della compagnia sottotenente Agostino Ferrari, si impegnarono subito nelle operazioni di soccorso alla gente di Gemona. Il 16 maggio, proprio come oggi, moriva il capitano pilota canadese Ronald Mc Bryde in un incidente con l’elicottero, anch’egli impegnato nei soccorsi”.
Ovviamente un tributo doveroso a cinquant’anni dalle grandi emergenze non si può dimenticare il tributo di Giuseppe Zamberletti, universalmente riconosciuto come il padre della moderna Protezione Civile e gran sostenitore dell’opera del Genio militare. Zamberletti, nominato commissario straordinario facilitò il ricongiungimento dei reparti del Genio ad Udine affidando il Comando del V Corpo d’Armata al generale Giannullo.
Per sostituire i mezzi in dotazione resi inutilizzabili nella prima fase dei soccorsi, l’on. Zamberletti acquistò e cedette ai reparti del Genio 70 autocarri ribaltabili, 30 pale caricatrici, 17 tra escavatori, apripista e livellatrici, 15 moto betoniere, 25 rulli compressori, 2 vibro finitrici.
“Zamberletti – termina Munno – lanciò anche la ricostruzione acquistando direttamente dei prefabbricati e inviando in Canada una task force del guidati dal comandante del 3° guastatori Verbano Ten. Col. Roberto Bardini, per conoscere i materiali e imparare le tecniche di montaggio in tempi brevi”.
Durante il raduno molti dei reduci si sono rivisti e hanno rammentato i loro interventi. Alcuni avevano il groppo in gola, altri il viso rigato da una lacrimuccia. Il ricordo di quei momenti è stato struggente. Ma c è chi giura che l’emozione era anche dovuta al rimpianto per la giovinezza volata via.






