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Il nemico principale dell’Europa? L’Unione Europea…

di Antonio de Felip
29 Giugno 2026
in Pòlis
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Il nemico principale dell’Europa? L’Unione Europea…
       

Come è ben noto, Carl Schmitt fonda la categoria del politico sulla contrapposizione “amico/nemico”. Ne consegue che l’individuazione del “nemico principale” è l’atto politico definente e fondante di ogni realtà umana che voglia presentarsi nell’agone politico. E questo è ancora più valido nella politica estera, cioè nell’espressione più alta dell’agire politico, per il suo “presentarsi al mondo”.

Se guardiamo alla storia della Destra italiana, intesa in senso estensivo, il “nemico principale” venne individuato dalla componente maggioritaria e “moderata” del MSI nell’Unione Sovietica, mentre la componente giovanile e quella extraparlamentare, e molti intellettuali d’area, ponevano sullo stesso piano l’URSS e gli USA con slogan quali “Né Lenin né Coca Cola” o il più goliardico “Russi e americconi, fuori dai coglioni”. Jean Thiriart con la sua Jeune Europe, uno degli esperimenti politici europei più originali del dopoguerra, indicava invece con decisione gli USA, e sugli USA come “nemico principale” concordavano, da noi, realtà come la rivista L’Orologio e gruppi extraparlamentari come il movimento Lotta di popolo. Più tardi, anche la Nuova Destra di Alain de Benoist in Francia e di Marco Tarchi in Italia propendeva per l’indicazione degli Stati Uniti e di un falso concetto di Occidente come “nemico principale”, che era anche il titolo di un testo di de Benoist, pubblicato in Italia dalla tarchiana Roccia di Erec.

E oggi? Tralasciamo la pseudo-destra che, affetta da isteria atlantista, punta il dito contro la Russia come “nemico principale”, ignorando la storia, la geopolitica e le sue leggi, che dovrebbero vedere in Mosca non solo un partner necessario e obbligato, ma una componente imprescindibile della grande civiltà d’Europa.

E non siamo certo in disaccordo con chi continua a indicare come nemico principale gli Stati Uniti che, fin dalla loro stessa nascita, si sono considerati come antitesi all’Europa, al suo jus publicum europaeum che ne regolava le relazioni tra Stati, alle sue monarchie, considerate “tirannie”. Tutta la storia degli Usa è fatta di aggressioni all’Europa, dalla dottrina Monroe al supporto armato ai rivoltosi messicani contro Massimiliano d’Asburgo, dall’aggressione alla Spagna del 1898 agli interventi nelle due guerre mondiali, dalle centinaia di basi militari (vere enclave al di fuori delle leggi nazionali) con cui gli USA occupano militarmente il nostro continente al soft power (che tanto soft non è) neo-coloniale e all’invasione culturale che condiziona i nostri costumi e i nostri consumi, ma soprattutto il sentire comune e le idee di fondo della società.

Tuttavia vi è un altro nemico, ben più insidioso, pericoloso e subdolo, che ci toglie, un pezzo alla volta, sovranità e libertà, ci impone leggi, politiche industriali, monetarie, energetiche e ambientali assurde e masochiste non approvate dal nostro Parlamento né sottoponibili a referendum, che ci costringe a combattere contro la Russia in una guerra che non è la nostra per favorire gli oligarchi illegittimi, liberticidi e corrotti di Kiev (ricordate i “cessi d’oro”?), che si fa imporre dazi ineguali dagli USA, che ci obbliga a introdurre normative abortiste, genderiste, omosessualiste, con annessi gay pride, in odio alla famiglia e al diritto naturale. Questo nemico è l’Unione Europea, ed è il vero “nemico principale”.

Ed è bene sottolineare questo aspetto: mai al popolo italiano è stato richiesto di esprimersi sulla pesante sottrazione di sovranità da parte dell’Unione Europea. E’ stato un processo subdolo, silenzioso, durato decenni e manovrato dalle élite e dagli oligarchi europoidi. Hanno operato come i ladri di notte e come Giuliano Amato che ci sottrasse nottetempo quote dei nostri risparmi, sempre a favore della speculazione finanziaria internazionale. Altri paesi furono portati al voto, con esiti contrastanti, noi no. Lo stesso è avvenuto con l’adesione all’euro. Ricordate quello che vaticinava Romano Prodi sull’accettazione della moneta unica? Sosteneva che, grazie all’euro, avremmo guadagnato come se lavorassimo un giorno in più lavorando però un giorno in meno. La realtà è ben diversa: dall’avvento dell’euro la nostra economia ha vissuto un rallentamento quasi senza precedenti: salari bloccati, perdita del potere d’acquisto, crisi di molte imprese. Lo dimostra molto bene un economista di vaglia, Gabriele Guzzi, in un testo documentatissimo, e con un apparato critico di tutto rispetto, che dovrebbe trovare posto sugli scafali di tutte le librerie degli italiani: Eurosuicidio. Come l’Unione Europea ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci, edito da Fazi Editore: “L’euro ha prodotto un’anchilosi della nostra economia. Da quando il processo di integrazione è entrato nel vivo, l’economia italiana si è irrigidita.” E ancora: “Praticamente l’Italia ha compiuto uno dei più grandi atti di autolesionismo che l’economia moderna ricordi. Un paese sviluppato, con imprese innovative, con salari in crescita, con tassi di diseguaglianza in calo, con un posizionamento piuttosto solido nelle catene del valore globale, con un dinamismo geopolitico forse superiore alle sue stesse possibilità, che smette di crescere a causa di un’adesione acritica a una moneta inefficiente.” Ancora nel 1992 scriveva l’economista di Cambridge Wynne Godley: “il potere di emettere la propria moneta è l’elemento principale che definisce l’indipendenza nazionale. Se un paese rinuncia o perde questo potere, acquisisce lo status di ente locale o di colonia.”

Veniamo quindi all’indipendenza, alla sovranità. La potestà legislativa, il diritto a emanare leggi vincolanti, è l’essenza stessa, costitutiva, della sovranità. Ebbene, pochi sanno che la sottrazione all’Italia di questo potere risale molto indietro nel tempo, addirittura al 15 luglio 1964, quando la Corte di giustizia europea (attualmente Corte di giustizia dell’Unione europea) confermò il primato del diritto della Comunità economica europea (ora Unione europea) rispetto alle leggi nazionali. Dopo lunghe e complesse vicende giuridico-politiche, la primazia del diritto comunitario (oggi unionale) in Italia è stata definitivamente riconosciuta dalla sentenza della Corte Costituzionale l’8 giugno 1984 e da altre sentenze successive. L’alibi costituzionale di questa cessione di sovranità risiede nell’art. 11 della Costituzione italiana che ammette che la Repubblica possa accettare limitazioni alla sovranità per l’adesione a organismi sovranazionali. Ma la realtà finale è che l’Italia (in altri paesi, come Germania e Polonia, la questione è ancora aperta) non ha più una piena potestà legislativa, cioè non è più completamente sovrana. Il popolo, al quale ai sensi dell’art. 1 della Costituzione appartiene la sovranità, è stato quanto meno interpellato su una questione così importante? E quanto il nuovo Principe seduto a Bruxelles riferisce ai popoli d’Europa? Molto poco. Delle tre istituzioni della governance europea, la Commissione e il Consiglio sono nominati attraverso opachi meccanismi politico-burocratici, mentre l’unica istituzione eletta, il Parlamento, è tale sui generis perché privato della funzione più importante, quella di presentare autonomamente proposte di legge. In realtà chi comanda è una casta di burocrati incistati nelle pieghe di un’amministrazione elefantiaca, inefficiente, auto-selezionatasi attraversi i filtri dell’ideologia progressista, liberal e decostruzionista dell’etica naturale. Una bolla autoreferenziale e parassitaria di funzionari, lobbisti, ONG sinistrorse, ecologiste, trans-omosessualiste e immigrazioniste, che Luigi Marco Bassani, docente di Storia del pensiero politico definisce: “un clero vastissimo di funzionari, docenti, editorialisti, burocrati”. Nel bilancio 2027 il costo di questa burocrazia è di ben 14 miliardi di euri. Istituzionalmente, l’Unione Europea non ha, in punta di diritto, un suo ubi consistam: non è una Federazione, non è una Confederazione, tecnicamente non è neanche un’Unione. E’ tenuta insieme da una serie di trattati e da rinunce, più o meno volontarie, di pezzi di sovranità dei singoli Stati membri. Il concetto è stato ben espresso da Lucio Caracciolo, direttore di Limes: “L’Unione europea non è e non può diventare un soggetto geopolitico. Perché non è Stato tantomeno nazione ma oggetto non identificato formato da Stati con storie e culture proprie, che esprimono interessi specifici”. Insomma un mostriciattolo inesistente geopoliticamente, ma oppressore al suo interno.

Infatti l’Unione Europea si sta dimostrando sempre di più un’entità liberticida, omogenizzante, orientata a un totalitarismo distruttore delle sovranità e delle libertà degli Stati e dei popoli. Siamo oppressi dalle sue disposizioni, dalle sue politiche e dai suoi diktat, spesso decisi burocraticamente senza neppure l’approvazione di quella assembleare inutilità che è il Parlamento europeo e, talvolta, neppure da tutti gli Stati membri. Ecco l’imposizione di un Green Deal demenziale e suicida, voluto da una minoranza di fanatici e antiscientifici ambientalisti – che sono i veri “terrapiattisti” di oggi – e che ha costretto le aziende al pagamento dei famigerati ETS a fronte di emissioni di CO2 ritenute dannose (e non è dimostrato), le ha imprigionate in decine di regolamenti, ambientali e no, ha distrutto un intero settore industriale, quello del automotive, che era un gioiello europeo, che ci vuole obbligare ad acquistare solo costosissime e inefficienti auto elettriche, prodotte in maggior parte in Cina, che c’impone di ristrutturare il nostro patrimonio edilizio, anche quello storico, che vuole riportare territori coltivati e salvati dall’inselvatichimento allo “stato naturale”, cioè a malsane paludi e foreste inestricabili.

Ecco la guerra scatenata dall’UE contro gli agricoltori e l’agricoltura, la migliore al mondo per qualità dei prodotti e cura dell’ambiente, con i nostri contadini e allevatori costretti ad assediare con i loro trattori i ciechi e sordi palazzi di Bruxelles per poter ottenere condizioni di sopravvivenza, ecco la guerra alla carne e agli allevamenti (ah, i peti delle vacche!), ecco masochistici accordi come quello con il Canada, con il Mercosur, con l’India e (ultimissimo) con la Tailandia per il riso: verremo invasi da prodotti di scarsissima qualità, senza garanzie sanitarie. Già oggi viene considerato “prodotto in Unione Europea” l’olio tunisino. Quale cibo giungerà sulle nostre tavole senza che noi si sappia alcunché sulla sua origine? Da non tacere la guerra dell’UE ai pescatori (vuole vietare il piombo delle reti, rendendole galleggianti), al vino (è tornata in auge la proposta di avvisi terroristici sulle etichette) e, in generale, alla buona tavola e ai prodotti naturali, a favore dei cibi ultraprocessati delle multinazionali.

Ecco l’imposizione pseudo-liberista della Direttiva dall’inquietante nome Bolkelstein e l’urlo belluino degli ottusi amministratori della bolla burocratica di Bruxelles, che nulla sanno della vita reale: “In nome della libera concorrenza, tutto va messo a gara”. Ecco quindi la guerra senza cantiere a tassisti, commercianti ambulanti, ora anche giornalai e naturalmente, quella ormai storica, contro i balneari. Quante famiglie che, sui nostri litoranei, hanno tenuto pulite e sabbiose le nostre spiagge, le hanno migliorate, le hanno dotate di bar, ristorantini, parchi giochi, piscinette, dovranno andarsene perché “ce lo chiede l’Europa”? Verranno messe a gara e verranno concesse a multinazionali e cooperative rosse colluse con i Comuni. Tutto in nome del “libero mercato” e della cretinissima retorica socialistoide delle invivibili “spiagge libere”.

Questi solo alcuni esempi della Grande Oppressione dell’Unione Europea. Ma non possiamo ignorare anche un’altra, che possiamo definire la piccola oppressione quotidiana che colpisce i gesti di tutti i giorni, che ci fa perdere tempo, ci molesta, ci irrita e aumenta i costi. Vi ricordate ad esempio quando, in ossequio a una isterica plasticofobia imposta dai mentitori dell’ambientalismo ci vennero imposti i famigerati, idiotissimi, scomodissimi tappi non staccabili dalle bottiglie? Mezza Europa rise, centinaia di meme sarcastici invasero la rete, migliaia e migliaia di maledizioni e d’insulti vennero indirizzati contro gli eco-cretinetti inventori del perverso meccanismo. Come non condividere la sarcastica invettiva dell’autore cattolico e conservatore Rino Cammilleri: “Dio stramaledica chi ci ha obbligato al tappo non staccabile”. L’Unione Europea, che ci ha complicato la vita con la curvatura delle zucchine, lo standard dei water, le dimensioni dei preservativi, i fari dei trattori, l’esportazione di uova d’anatra, le tipologie di peperoni, la lunghezza dei pomodorini, il calibro dei piselli, ci imporrà, a breve, un’altra demenziale decisione: da agosto saranno vietate le monoporzioni di salse (ketchup, maionese), latte e simili, le bustine di zucchero, nonché i contenitori di plastica monouso per alimenti e bevande consumati sul posto e le confezioni di plastica monouso per frutta e verdura fresca nonché negli alberghi flaconcini e bottigliette per shampoo, sapone e lozioni che saranno sostituiti da dispenser ricaricabili. Ovviamente questa stupidissima imposizione aumenterà i costi di ristoranti, bar e alberghi che verranno ovviamente scaricati sulla clientela. Non solo: aumenterà lo spreco. Ancora una volta, questa maledetta Unione Europea sembra godere sadicamente, in nome di una cialtronesca ideologia ecologista, nell’infastidirci, nel molestarci, nell’importunarci in ogni gesto quotidiano. Certo, può obiettare qualche sciocco, c’è di peggio. Ma è l’ennesima decisione che si iscrive nel tentativo dei Signori di Bruxelles di imporci un cambiamento di stile di vita: niente carne (i famigerati peti delle vacche sono “climalteranti”), niente alcool (è cancerogeno), obbligo di mangiare insetti (sì, c’è una proposta UE di acquisto obbligatorio di insetti da parte delle mense) e via disgustando.

Sì, è vero, c’è di peggio, molto peggio. Come le pesanti intromissioni, i condizionamenti occulti e palesi dei Signori di Bruxelles nei confronti delle politiche, e delle elezioni, dei singoli paesi. E’ accaduto con la Romania, dove elezioni che avevano dato un risultato sgradito sono state annullate su ordine dell’UE, è accaduto in Bulgaria, in Ungheria, in Slovacchia. Riguardo ai famigerati fatti di Romania, colpisce che l’ex commissario europeo Thierry Breton, sia apparso in televisione mostrandosi entusiasta del fatto che il governo rumeno avesse appena annullato un’intera elezione. Ha avvertito che, se le cose non dovessero andare secondo i piani, la stessa cosa potrebbe accadere in Germania. Molti si sono già dimenticati che, prima delle ultime elezioni, a chi esprimeva i timori sinistri per la possibile vittoria di Giorgia Meloni la von der Leyen rispose con un minaccioso, inquietante “abbiamo gli strumenti…”. E’ recentissima l’affermazione di Christine Lagarde riguardo al possibile successo del Rassemblement National: “mi farò sentire”.  Le grinfie dell’Unione si sono allungate addirittura fuori dall’Unione stessa, con pesanti condizionamenti nei confronti della Serbia, della Georgia, dell’Armenia che è stata costretta a cedere territori cristianissimi da millenni ai tagliagole dell’Azerbaigian e dove la chiesa ortodossa e quella, millenaria, apostolica sono ora perseguitate dal regime filo-europoide. Non è un caso che Kevin D. Roberts, presidente dell’Heritage Foundation, ha definito l’UE: “un’organizzazione sovranazionale che calpesta l’autogoverno dei singoli Stati e mina attivamente le elezioni democratiche.”

E non si possono ignorare gli attacchi di Bruxelles alla libertà d’opinione e di espressione, con strumenti come il famigerato Digital Service Act che impone la censura delle idee “sbagliate” alle piattaforme social, oppure la messa al bando di media russi come Russia Today o Sputnik e ancora le sanzioni personali, con annessa “debancarizzazione” con congelamento dei conti a tutti i membri della famiglia, a giornalisti e analisti portatori di idee sgradite.  

Poi ci sono le frequentissime, irritanti “raccomandazioni” (in realtà ricatti e minacce mascherati), con toni supponenti e intimidatori della Commissione o di suoi autocrati ai singoli paesi. Recentemente l’Italia è stata severamente ammonita: “Avete fatto troppo poco per eolico e solare”. Già, in nome delle falsità ecologiste, vorrebbero distruggere ancor di più i nostri paesaggi, i nostri crinali, le nostre pianure con le orribili pale eoliche e gli immensi campi di fotovoltaico che sottraggono terra preziosa alla nostra agricoltura. E, qualche mese or sono, siamo stati invitati, sempre dagli autocrati dell’Unione, ad aumentare le tasse sulla casa, anche con la riforma del catasto, e quelle sulle successioni. D’altronde è ben noto l’odio decostruzionista brussellese per la famiglia, per le case in proprietà, per tutto ciò che rappresenta le nostre radici tradizionali. Non è un caso che recentemente Ursula von der Leyen abbia celebrato la cosiddetta “Settimana Lgbtqia+” e la Commissione abbia fatto issare sulla sede dell’UE la bandiera trans-omosessualista.

Poi qualcuno tenta una difesa d’ufficio, ricordandoci il “grande favore” del Pnrr: ebbene, questo grazioso prestito ci costerà, solo di interessi, decine e decine di miliardi. E ci dimentichiamo sempre che l’Italia è un “contributore netto” dell’UE. Le versiamo, cioè, molto più di quanto da questa incassiamo.

Questo elenco delle malefatte UE potrebbe continuare per pagine e pagine, come ben sa ogni lettore mediamente informato. Ma recentemente negli ambienti ufficiali dell’Unione è riemersa una proposta, che già circolava tempo or sono, che ci pare rappresenti bene, nella sua abbiezione, l’abisso etico di molti degli autocrati del regime di Bruxelles: vi è una proposta della Commissione di non fornire più asilo ai rifugiati ucraini in età di leva e il ministro per le migrazioni svedese ha proposto di rispedire in Ucraina le centinaia di migliaia di uomini rifugiati nei paesi UE per sfuggire ai reclutamenti forzati, anche con feroci rastrellamenti nelle strade, di giovani e meno giovani da inviare al fronte come carne da cannone. Si tratta in maggioranza di persone che sono fuggite non condividendo l’insensata guerra di Kiev. Il ministro svedese ha letteralmente dichiarato che: “è essenziale che più uomini rimangano in Ucraina e combattano”. Come definire se non miserabile questa proposta contraria anche alle norme internazionali sul diritto d’asilo?

Infine, combattiamo con tutte le forze il tranello di definire “Europa” l’Unione Europea. Non c’è nulla di più falsificante, ricattatorio e insultante dell’espressione, spesso ripetuta: “ce lo chiede l’Europa”. No, l’Europa è l’eredita greco-romana (e germanica e slava…) e cristiana. L’Europa è Poitiers (il cronista Isidoro Pacensis usò per la prima volta l’aggettivo “europei” riferendosi ai vincitori della battaglia contro gli arabi), Europa è Lepanto, Europa è la liberazione di Vienna dall’assedio dei turchi. Europa è una civiltà millenaria e incivilente. Nulla a che vedere con la congrega stregonesca delle von der Leyen, delle Kallas, delle Metsola di Bruxelles.

Martin Heidegger ha scritto che “Il nemico è colui e chiunque da cui si dirami una minaccia essenziale contro l’esserci del popolo e dei suoi membri”. Ecco perché l’Unione Europea è, oggi, il nostro nemico principale. 

Tags: Unione Europea
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