Non c’è bisogno di un magistrato per capire come è stata amministrata Milano in questi anni di gestione Sala-PD. Fatevi un giretto dalle parti di Up Town, ovvero dove una volta c’era Expo 2015. Vedrete uno strano e opprimente quartiere costituito da tanti mini grattacieli, uno a ridosso dell’altro, tutti diversi tra loro ma tutti a contendersi fette di cielo. Chi abita ai primi piani deve leggere le previsioni meteo per sapere che tempo fa fuori. Migliaia di condomini accalcati, con appartamenti certamente all’avanguardia per risparmio energetico, forse anche spaziosi, ma anonimi.
Se poi percorri le vie del quartiere, trovi strade vuote, percorse da pochi passanti con stentati alberelli senza ombra; i negozi ci sono, sparuti ma sono senza vita. Sì perché lì accanto c’è la cattedrale degli acquisti, il centro commerciale di Cascina Merlata, dove è tutto concentrato, tutto a portata di mano e di portafoglio, a due passi dall’autostrada. Sembra di essere a Dallas od in un’altra metropoli americana.
Il verde quello che c’è, è minacciato dall’avvicinarsi di gru fameliche, che non sono gli eleganti trampolieri delle oasi naturali promesse, ma quelle metalliche per innalzare altre costruzioni verticali. La sede di Expo 2015 doveva divenire il tempio della biodiversità, il laboratorio delle colture per sfamare il pianeta, il luogo dove la natura prendeva il sopravvento sul cemento. Niente di tutto questo.
Se poi considerate le mie opinioni solo dettate da pregiudizi politici, leggetevi “Contro Milano- Ascesa e caduta di un modello di città” di Gianni Barbacetto. Per quanto l’autore non mi sia particolarmente simpatico, una sua affermazione su Sergio Ramelli di pochi mesi fa mi ha particolarmente amareggiato, il libro è molto documentato, forse talvolta ripetitivo, ma colpisce per la sua capacità di mettere in luce un saccheggio della città avvenuto sotto i nostri occhi.
Non è un elenco di reati, saranno i magistrati a giudicare, ma di tradimenti, di omissioni, di immobilismi, di malaffari senza rispetto per i cittadini. Sala appare un uomo distratto che non si accorge di ciò che tramano i suoi collaboratori, dei costi continuamente al rialzo delle opere pubbliche non si ricordava nemmeno , lo dice il libro, di avere una casa a Pontresina, a pochi chilometri da Sankt Moritz.
“Milano è il luna park dell’immobiliare, un Eldorado per i fondi internazionali. Ma una città sempre più difficile per i suoi abitanti: a causa del costo della vita e soprattutto dell’abitare, con i prezzi delle case aumentati in dieci anni del 40 per cento per l’acquisto e del 43 per cento per l’affitto. Duro a Milano vivere con uno stipendio. Tanto che la città fatica a trovare personale per il trasporto pubblico, le scuole e gli ospedali.” Così scrive Barbacetto e duro è anche avere una macchina, per l’Area B o C e la cronica mancanza di parcheggi, i divieti di superare i 30 all’ora, le ciclabili approssimative che ogni tanto causano vittime tra ciclisti e utilizzatori di monopattini. Una città che perde ogni giorno fette di verde pubblico, dove i bambini non giocano più all’aperto ma si trastullano in casa con i video giochi e frequentano le palestre per fare sport.
Un libro che ha fatto fatica ad essere stampato: ben tre case editrici non hanno voluto rischiare azioni giudiziarie, perché comunque la sinistra comanda ancora dove c’è da comandare. Se qualcuno fosse ancora tentato di scegliere il PD alle prossime elezioni, legga questo libro per dissuadersi. O attenda le prossime Olimpiadi che si svolgeranno ad Assago, Rho e Pero, Bormio e forse a Milano, per le gare di curling.
Gianni Barbacetto, Contro Milano- Ascesa e caduta di un modello di città, Paper First, 2025. Pp.350, euro 18,00




