Ciao Alfredo. Per una stramba combinazione te ne sei andato il 17 settembre 2026, due mesi dopo il tuo compleanno. 83 anni quasi tondi, tondi. Eri nato il 17 luglio 1943, pochi giorni prima di quel fatidico 25 luglio. A te però non importava nulla del defunto regime. La politica — quella bella, ingenua, generosa — ti coinvolse per sempre nel 1956. Budapest: un popolo in armi, ragazzi contro i tanks sovietici, le manifestazioni della Giovane Italia. Da lì — lo raccontavi sempre…— partì il tuo percorso nelle varie destre del tempo. Prima il Fuan, un bel laboratorio d’intelligenze, e poi il MSI con tutte le sue contraddizioni.
Inutile ricordare — altri vi hanno pensato — le battaglie in quella Milano terribile quanto fascinosa dei Settanta-Ottanta, ma vale la pena di ritornare a Quarto Tempo, il circolo metapolitico che tu e Tom Staiti (il tuo amico di sempre) avevate costruito per dare forza, spazio, luce ad un partito rannicchiato nelle nostalgie funerarie, chiuso nel marginalismo memorialistico più cupo.
Con te e Tom abbiamo portato nella metropoli ambrosiana — sì, proprio in quella cupa Milano degli anni di piombo e poi nella effimera capitale dell’edonismo berlusconiano — cultura, idee, allegria. Pensieri lunghi e belle provocazioni (ricordi gli incontri con buon Aghina, assessore craxiano, per la mostra “Anni Trenta” in piazza Duomo?). Nelle vostre/nostre serate abbiamo incontrato Cardini, de Benoist, Tarchi, Crali, Giordano Bruno Guerri e tanti altri meravigliosi e splendidi matti. E con te, noi ragazzi di un FdG eretico ma vincente, ci siamo ritrovati in un percorso comune e innovativo. Poi i Novanta. Fiuggi, destre di governo, scissioni, fiamme e fiammette e altre altre lacerazioni.
Ricordi di ieri e dell’altro ieri. Al di là del ridicolo teatrino delle sigle (quante volte ne abbiamo sorriso…), non ci siamo mai persi. Anzi. La tua capacità d’analisi sulla “grande politica” — nazionale ma soprattutto globale — hanno accompagnato e sorretto il mio percorso professionale. Ogni volta che mi serviva un parere, un interlocutore, un numero di telefono (anche il più improbabile) — da Brazzaville a Nairobi, da Asmara a Delhi, da Algeri a Beirut— mi aiutavi, mi consigliavi. Con tua agenda, con i tuoi contatti, con la tua intelligenza. Con la tua ironia. E io chiamavo e qualche volta partivo per posti strambissimi. Tanto c’eri sempre tu a controllare ogni cosa. Quante serate, quante cene, quante telefonate, quante analisi e poi idee, suggestioni, articoli, libri…
Grazie Alfredo. Fai buon viaggio e salutami Tommaso. Lui ti aspetta lassù.





