• Home
  • Cos’è Destra.it
  • La redazione
  • Newsletter
  • Contattaci
martedì 25 Agosto 2026
  • Login
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Newsletter
Destra.it
SOSTIENICI
  • Pòlis
  • Il Punto
  • Società & Tendenze
  • Economia
  • Europae
  • Estera
  • Mondi
  • Libri & Liberi
  • Altre
    • Terra Madre
    • Multimedia
    • Arte&Artisti
    • Televisionando
    • Appunti di viaggio
    • Al Muro del Tempo
    • Rassegna Stampa
  • Pòlis
  • Il Punto
  • Società & Tendenze
  • Economia
  • Europae
  • Estera
  • Mondi
  • Libri & Liberi
  • Altre
    • Terra Madre
    • Multimedia
    • Arte&Artisti
    • Televisionando
    • Appunti di viaggio
    • Al Muro del Tempo
    • Rassegna Stampa
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Destra.it
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
Home Al Muro del Tempo

Il secolo di Gregor Samsa rileggendo Franz Kafka

di Apostolos Apostolou
7 Agosto 2026
in Al Muro del Tempo
0
Il secolo di Gregor Samsa rileggendo Franz Kafka
       
                    


Di fronte a un mondo sempre più frammentato, dominato da guerre, crisi economiche, rivoluzioni tecnologiche e profonde trasformazioni sociali, il capolavoro di Franz Kafka la “Metamorfosi” si rivela straordinariamente attuale. La vicenda di Gregor Samsa non appartiene soltanto alla letteratura del Novecento: è una potente metafora della condizione dell’uomo nella politica internazionale del XXI secolo.
Quando Franz Kafka pubblicò La Metamorfosi nel 1915, l’Europa era travolta dalla Prima guerra mondiale e il Vecchio Continente stava entrando nell’epoca delle grandi ideologie di massa. Nessuno avrebbe potuto prevedere che, oltre un secolo dopo, quel breve romanzo sarebbe stato letto come una delle rappresentazioni più efficaci della crisi dell’uomo contemporaneo. Nel 2026, infatti, Gregor Samsa appare meno come un personaggio letterario e più come il simbolo di una società globale che rischia di smarrire il senso stesso della persona.
La celebre trasformazione di Gregor in un gigantesco insetto costituisce certamente un’allegoria esistenziale, ma assume anche una sorprendente dimensione politica. Kafka non racconta semplicemente la mutazione di un individuo; racconta il modo in cui una comunità modifica il proprio sguardo su chi non corrisponde più ai criteri dell’utilità, dell’efficienza e della produttività.
È questo il primo grande insegnamento dell’opera. Gregor rimane la stessa persona. Conserva i suoi ricordi, il suo affetto per la famiglia, le sue paure e persino il senso del dovere che lo aveva accompagnato per tutta la vita. Ciò che cambia è esclusivamente l’immagine che gli altri hanno di lui. Da principale sostegno economico della famiglia diventa improvvisamente un peso, un’anomalia da nascondere e infine da eliminare.
La politica contemporanea offre inquietanti analogie. Sempre più spesso il dibattito pubblico riduce gli individui a categorie impersonali: migranti, contribuenti, consumatori, rifugiati, disoccupati, pensionati, algoritmi statistici. Le persone diventano numeri, flussi, indicatori economici o variabili demografiche. La dimensione umana tende a scomparire dietro il linguaggio burocratico, proprio come Gregor smette di essere figlio e fratello per trasformarsi, agli occhi della sua famiglia, in una creatura priva di dignità.
Il rischio della disumanizzazione non riguarda esclusivamente il fenomeno migratorio o le crisi umanitarie. Esso investe ogni settore della società occidentale e globale. L’individuo viene sempre più valutato sulla base della sua capacità di produrre reddito, generare valore economico o contribuire alla crescita del sistema. Quando questa funzione viene meno, anche il riconoscimento sociale tende ad affievolirsi.
È in questo contesto che assume particolare significato il comportamento della famiglia Samsa. Finché Gregor lavora senza sosta, i genitori e la sorella vivono grazie ai suoi sacrifici. Nessuno mette in discussione il suo ruolo. Ma quando è lui ad aver bisogno di assistenza, il legame familiare si incrina rapidamente. La solidarietà lascia il posto all’imbarazzo; l’imbarazzo diventa fastidio; il fastidio si trasforma in rifiuto.
Kafka descrive così una dinamica che richiama da vicino la crisi dello Stato sociale nelle democrazie contemporanee. La sostenibilità finanziaria dei sistemi di welfare è ormai oggetto di un confronto sempre più acceso. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento della spesa sanitaria, il rallentamento economico e il peso del debito pubblico alimentano un dibattito nel quale gli anziani, i malati cronici e le categorie più fragili vengono talvolta descritti soprattutto come costi da contenere piuttosto che come cittadini portatori di diritti.
La casa dei Samsa diventa allora una metafora dello Stato moderno: una comunità che rischia di accettare il cittadino soltanto finché produce ricchezza e che fatica a riconoscerne il valore quando diventa fragile o dipendente dagli altri.
Un’altra figura centrale dell’opera è il padre di Gregor. Dopo anni di passività, egli recupera improvvisamente autorità proprio attraverso la forza. La scena nella quale scaglia una mela contro il figlio rappresenta uno dei momenti più intensi della letteratura del Novecento. Quel gesto non è soltanto un’aggressione fisica: è la rappresentazione simbolica di un potere che sceglie la coercizione invece del dialogo.


L’immagine richiama inevitabilmente alcune delle tendenze che attraversano il panorama internazionale nel 2026. In numerosi contesti politici si assiste al rafforzamento dell’esecutivo, all’inasprimento delle misure di sicurezza, al controllo sempre più esteso degli strumenti digitali e alla crescente difficoltà di conciliare esigenze di ordine pubblico e tutela delle libertà individuali. In un quadro geopolitico segnato da conflitti regionali, competizione tra grandi potenze, terrorismo e guerre ibride, la richiesta di sicurezza diventa spesso l’argomento principale attraverso il quale il potere amplia il proprio raggio d’azione.
Kafka sembra ricordarci che l’autorità è indispensabile per garantire la convivenza civile, ma perde la propria legittimità quando si trasforma esclusivamente in forza repressiva e quando considera ogni diversità come una minaccia da neutralizzare.
Particolarmente attuale appare anche il tema dell’isolamento. Gregor vive rinchiuso nella sua stanza. Ascolta le conversazioni della famiglia, comprende ciò che accade intorno a lui, ma nessuno riesce più a comprenderlo. La comunicazione si interrompe definitivamente.
È difficile non cogliere il parallelismo con la realtà internazionale contemporanea. Il 2026 è caratterizzato da una crescente polarizzazione politica, dalla frammentazione dell’informazione, dalla diffusione delle piattaforme digitali alimentate da algoritmi che rafforzano convinzioni preesistenti e da una progressiva incapacità delle società di costruire un linguaggio comune. Governi, istituzioni, opinioni pubbliche e persino alleanze internazionali sembrano parlare idiomi differenti pur condividendo gli stessi scenari globali.
L’effetto è quello descritto magistralmente da Kafka: tutti parlano, ma sempre meno persone riescono realmente ad ascoltare.
Anche sul piano geopolitico il romanzo mantiene una sorprendente capacità interpretativa. L’ordine internazionale appare attraversato da profonde trasformazioni. L’emergere di nuovi poli di potere, la competizione tecnologica, le tensioni commerciali, il riarmo di numerosi Stati e il ridimensionamento di alcune certezze costruite dopo la Guerra fredda delineano un sistema sempre più instabile. In un simile contesto, cresce la tentazione di identificare nell’altro non un interlocutore ma un potenziale avversario. La diffidenza sostituisce la cooperazione, mentre il dialogo cede il passo alla logica dei blocchi contrapposti.
La conclusione della Metamorfosi costituisce forse il monito più severo. Dopo la morte di Gregor, la famiglia non precipita nella disperazione. Al contrario, prova un senso di liberazione. Eliminato il problema, torna a progettare il futuro con serenità.
È un finale che continua a inquietare perché mostra quanto rapidamente una comunità possa adattarsi all’esclusione di chi considera inutile. La storia insegna che ogni processo di disumanizzazione inizia quasi sempre attraverso il linguaggio: si smette di chiamare le persone con il loro nome e si comincia a definirle categorie, pesi, emergenze o ostacoli. Da quel momento il passo verso l’indifferenza diventa sempre più breve.
Kafka non offre soluzioni politiche né propone programmi ideologici. La sua forza consiste nell’obbligare il lettore a interrogarsi sulla natura del potere, sulla responsabilità individuale e sul significato della dignità umana. È questa universalità a rendere La Metamorfosi un’opera ancora straordinariamente attuale.
Nel 2026, mentre il mondo affronta nuove sfide economiche, tecnologiche e geopolitiche, il destino di Gregor Samsa continua a interpellare le coscienze. Ogni società è chiamata a decidere se misurare il valore dell’uomo esclusivamente attraverso la sua utilità oppure riconoscere, anche nei momenti di fragilità, quella dignità che costituisce il fondamento di ogni autentica civiltà.
È forse questo il più grande insegnamento politico di Kafka: una nazione non si giudica soltanto dalla sua forza economica o militare, ma dal modo in cui tratta coloro che non possono più offrire nulla in cambio. Quando una comunità perde questa capacità di riconoscere l’umanità dell’altro, la metamorfosi non riguarda più Gregor Samsa. Riguarda tutti noi.
Apostolos Apostolou

Tags: Franz Kafkaletteratura
Articolo precedente

Nuovi fronti/ Gli Houthi colpiscono i sauditi con missili e droni

Prossimo articolo

Tiziana Maiolo/ Di quel 2 agosto rimane una piazza (antifascista) stanca di fischiare sentenze infondate

Apostolos Apostolou

Correlati Articoli

Viaggi letterari/ I tanti Mediterranei che sono in noi
Appunti di viaggio

Viaggi letterari/ I tanti Mediterranei che sono in noi

di Pierfranco Bruni
19 Agosto 2026
0

Per comprendere le etnie soprattutto all’interno del Mediterraneo bisogna aver vissuto processi etnici e realtà geopolitiche all’interno del Mediterraneo. Tra...

Leggi tuttoDetails
Perchè è giusto ricordare Grazia Deledda, prima donna italiana a ricevere il Nobel

Perchè è giusto ricordare Grazia Deledda, prima donna italiana a ricevere il Nobel

16 Agosto 2026
Vite straordinarie/ Virgilio Lilli, l’amico italiano di Codreanu

Vite straordinarie/ Virgilio Lilli, l’amico italiano di Codreanu

11 Agosto 2026
L’Odissea di Omero e l’Odissea di Nolan. Trovate le differenze….

L’Odissea di Omero e l’Odissea di Nolan. Trovate le differenze….

30 Luglio 2026
Carica altro
Prossimo articolo
Tiziana Maiolo/ Di quel 2 agosto rimane una piazza (antifascista) stanca di fischiare sentenze infondate

Tiziana Maiolo/ Di quel 2 agosto rimane una piazza (antifascista) stanca di fischiare sentenze infondate

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tag

Africa antifascismo Berlusconi Chiesa cattolica Cina cinema coronavirus Donald Trump economia elezioni Europa fascismo forze armate Francia Fratelli d'Italia geopolitica Germania Giorgia Meloni Gran Bretagna guerre immigrazione clandestina ISIS Islam lavoro Libia Mare Marine Le Pen Matteo Renzi Matteo Salvini Mediterraneo Milano Partito Democratico petrolio Roma Russia Siria sovranità nazionale storia terrorismo trasporti Turchia Ucraina Unione Europea USA Vladimir Putin
Facebook Twitter

Newsletter

Iscriviti alla newsletter di Destra.it per restare continuamente aggiornato.
Ti segnaleremo novità, eventi ed accadimenti più interessanti!

Menu

  • Home
  • Cos’è Destra.it
  • La redazione
  • Newsletter
  • Contattaci

Destra.it

Un giornale telematico che raccoglie le idee, i contenuti, i confronti della comunità umana e intellettuale della destra europea, moderna, nazionale e sociale. Rappresenta l’accesso alla rete e la piattaforma di dibattito di chiunque, provenendo o aderendo a un lungo percorso storico, si riconosca in quei valori culturali e ideali su cui si è sedimentato nei secoli il pensiero di destra.

© 2021 - Destra.it periodico online indipendente; Registrazione Tribunale di Milano n. 30 del 9/2/2021; Sede: Viale Papiniano, 38 Milano.

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Home
  • Chi siamo
  • La Redazione di Destra.it
  • Newsletter
  • Contattaci
  • Categorie
    • Pòlis
    • Il punto
    • Europae
    • Mondi
    • Estera
    • Guerre e pace
    • Economia
    • Levante
    • Libri&LIBERI
    • Arte&Artisti
    • Multimedia
    • Facite Ammuina
    • Al Muro del Tempo
    • Appunti di viaggio
    • Rassegna Stampa

© 2021 - Destra.it periodico online indipendente; Registrazione Tribunale di Milano n. 30 del 9/2/2021; Sede: Viale Papiniano, 38 Milano.