Mentre continua il blocco dello stretto di Hormuz – a dispetto degli ultimatum e degli annunci di Donald Trump, dichiarazioni che ormai si susseguono senza alcuna logica e coerenza – una nuova minaccia al traffico marittimo arriva dagli Houthi. Il governo yemenita del gruppo filoiraniano ieri ha annunciato di essere pronto a scendere in campo al fianco di Teheran, qualora il conflitto dovesse estendersi ulteriormente. Il generale Yahya Saree, portavoce delle forze armate, ha dichiarato che il coinvolgimento di altri Paesi nel conflitto, l’uso del Mar Rosso per attaccare l’Iran e un’escalation del conflitto porteranno all’intervento degli Houthi. Intervento che si tradurrebbe in attacchi al traffico navale in transito attraverso lo stretto di Bab el Mandeb, come accaduto durante la campagna condotta dagli Houthi in sostegno di Hamas impegnata nella campagna della Striscia di Gaza.
In quella occasione gli attacchi contro le navi israeliani – e quelle in entrata ed in uscita dai porti israeliani – portarono ad un’esplosione dei costi di noli ed assicurazioni e alla modifica delle rotte, con sensibili perdite economiche per l’Egitto – calo dei transiti attraverso Suez – e per i porti mediterranei – italiani in primis – a causa dell’affermarsi della rotta che prevede la circumnavigazione dell’Africa e l’approdo nei porti dell’Europa atlantica.
Se al blocco di Hormuz dovesse aggiungersi quello di Bab el Mandeb la crisi economica già in atto riceverebbe un’ulteriore spinta, con conseguenze difficilmente prevedibili. Probabilmente è proprio per l’effetto deterrente che questa eventualità porta con sé che finora gli Houthi non sono ancora intervenuti nel conflitto a sostegno dell’Iran: il blocco di Bab el Mandeb è una “arma di fine di mondo” (economico) da usare con attenzione.





