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L’Europa masochista/ L’omicidio di Henry Nowak. Bianco, innocente e subito “cancellato”

di Domenico Bonvegna
4 Giugno 2026
in Il punto
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L’Europa masochista/ L’omicidio di Henry Nowak. Bianco, innocente e subito “cancellato”
       

Siamo così masochisti e strafatti di sensi di colpa immaginari da lasciar morire un bianco innocente pur di credere alle menzogne della “diversità”. Scrive Giulio Meotti. La notizia, l’episodio della barbara morte del diciottenne inglese di Southampton, Henry Nowak, da qualche giorno è più di un fatto di cronaca. La morte di Henry ormai è diventata il simbolo di una malattia culturale. Il ragazzo era uno studente universitario britannico di origine polacca. La sera del 3 dicembre 2025 si trovava a Southampton quando venne aggredito da Vickrum Digwa, ventitreenne armato di un coltello con una lama di oltre venti centimetri. Dopo una lite, Henry venne colpito cinque volte. Ferito mortalmente, tentò di allontanarsi e di chiedere aiuto. Quando la polizia arrivò sul posto, accadde qualcosa che oggi sta sconvolgendo il Regno Unito.

L’aggressore, cioè l’omicida, raccontò agli agenti di essere stato vittima di un’aggressione razzista. Disse che Henry lo aveva insultato e attaccato. Infatti, i fratelli sikh si giocarono la carta del razzismo, perché sanno che funziona e in effetti ha funzionato e continua a funzionare nel Regno Unito. Peraltro, nonostante Henry era a terra agonizzante che chiedeva aiuto, gli agenti erano preoccupati, terrorizzati e impietriti dall’accusa di razzismo di Vickrum Digwa, pensano di tranquillizzare il sikh: “tranquillo sappiamo che non hai fatto nulla”, mentre rivolgendosi a Henry gli dicevano “non è vero che sei stato accoltellato”. Intanto, Henry, che stava morendo dissanguato, venne pure ammanettato. Henri, più volte ripete: «Sono stato accoltellato».

Poco dopo disse anche: «Non riesco a respirare». Furono tra le sue ultime parole. L’ambulanza non venne chiamata immediatamente. Henry morì poco dopo. Ora il processo ha accertato che le accuse rivolte contro Henry erano false. Il giudice ha respinto la versione dell’assassino. Digwa è stato riconosciuto colpevole di omicidio e condannato all’ergastolo con una pena minima di ventuno anni. Anche la madre dell’aggressore è stata condannata per aver nascosto l’arma del delitto. Ma il punto non è soltanto giudiziario. La domanda che milioni di britannici si stanno ponendo è semplice: come è stato possibile? Come è stato possibile che un ragazzo accoltellato cinque volte venisse trattato come il sospettato mentre il suo aggressore veniva considerato credibile?

Come è stato possibile che la realtà fosse davanti agli occhi di tutti e che nessuno riuscisse a vederla? Sono domande poste da Francesco Lemmi nel suo profilo. Forse perché non si tratta soltanto di un errore operativo. Forse riguarda una cultura che ha progressivamente sostituito l’osservazione dei fatti con l’interpretazione ideologica dei fatti. Quando una società comincia a guardare il mondo attraverso categorie precostituite, rischia di non vedere più ciò che accade realmente. Non guarda la persona che ha davanti. Guarda l’etichetta. Non guarda il fatto concreto. Guarda la narrazione che si aspetta di trovare. Ed è qui che la vicenda di Henry Nowak smette di essere soltanto una tragedia britannica. Diventa una lezione per tutto l’Occidente.

Una civiltà sopravvive finché conserva la capacità di distinguere la verità dalla menzogna, la vittima dall’aggressore, la realtà dall’ideologia. Ricordiamo tutti quanto avvenne col movimento Black Lives Matter, diventato un fenomeno globale nel 2020, in seguito all’omicidio di George Floyd a Minneapolis, soffocato da un agente di polizia durante un arresto. Fatto grave, da condannare.

Manifestazioni ovunque rabbiose, genuflessioni durante eventi di ogni genere, mea culpa a iosa anche non richiesti, auto-flagellazioni, grancassa mediatica, Soloni dei diritti agguerriti e, in definitiva, forme ridicole di auto-razzismo, fenomeni del tutto gratuiti di senso di colpa. Ebbene, rileviamo con dolore che tutto ciò non vale in altri casi. Il sistema utilizzato è identico: si grida al razzismo (fasullo). Siamo all’accusa di discriminazione volta a legittimare “la qualunque”. La medesima tecnica la riscontriamo quando dei poliziotti usano le “maniere forti” per mettere fuori combattimento dei criminali aggressivi e armati, che aggrediscono cittadini o le stesse Forze dell’Ordine. Se questi sono stranieri, magari di colore, è la fine: l’accusa è la stessa.

Così, se va bene gli agenti sono “fascisti”, altrimenti indubbiamente “razzisti”. Occhio a reprimere il crimine, dunque. Meglio frequentare dei corsi di retorica volti a scoraggiare il delinquente. Oppure, quando un commerciante viene aggredito nella sua proprietà e derubato, guai a reagire. Rischia l’incriminazione per “eccesso di difesa”, se va bene. Alle brutte, si procede per omicidio. Ebbene, tutti questi esempi – e ve ne sarebbero diversi altri – fanno parte dello stesso paradigma, di una realtà gravemente manipolata che arriva a coprire l’evidenza più netta attraverso una maleodorante fuffa ideologica in grado di produrre disgustose ingiustizie. Ed è davvero odioso e beffardo pensare che nessuno degli autori di questo film distopico – scritto e prodotto dagli ideologi del progressismo di sinistra – si inginocchierà mai in segno di rispetto (e magari contrizione) per la morte di un altro Henry Nowak, “colpevole” di essere bianco (e vittima di auto-razzismo).

Tags: Gran BretagnaHenry Novakrazzismo
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