Lontano dai riflettori della stampa europea, nel Corno d’Africa si stanno sviluppando dinamiche geopolitiche in grado di alterare profondamente gli attuali equilibri della regione. Mentre si disegnano alleanza regionali intorno ai due Pasi principali dell’area – Etiopia ed Egitto, divisi dalla controversia sul controllo delle acque del Nilo, con Addis Abeba alla prese con diversi focolai di guerriglia interna – un elemento che potrebbe accelerare il mutamento degli assetti è il sempre più probabile riconoscimento dell’indipendenza del Somaliland.
La regione, corrispondente in massima parte alla vecchia colonia britannica, è uscita dall’orbita di Mogadiscio nel 1991, dopo il crollo del regime di Siad Barre. Da allora la regione è stata indipendente de facto, con proprie istituzioni e forze di sicurezza. Le trattative per una possibile riunificazione si sono tutte arenate, a differenza di quanto accaduto con l’altra regione separatista del Puntland. Ora Stati Uniti e Gran Bretagna, Israele e divesi Paesi arabi sarebbero pronti al riconoscere l’indipendenza del Somaliland.
A far pendere il piatto della bilancia a favore di Hargheisa il quadro strategico internazionale: il governo del Somaliland, infatti, è pronto ad aprire il proprio territorio alla presenza militare statunitense, in un punto strategico come il Mar Rosso. Gli Stati Uniti, poi, avrebbero accesso alla risorse minerarie del Paese, attualmente sfruttate solo in parte. Altro elemento a favore del governo di Hargheisa la disponibilità a sottoscrivere i Patti di Abramo, ovvero accordi che stabiliscono regolari rapporti diplomatici con Israele. Elemento che, inevitabilmente, rafforzerebbe l’azione politico-diplomatica statunitense nello scacchiere mediorientale.





