L’esercito di liberazione del Belucistan ha rivendicato l’attentato che, questa mattina, è costato la vita ad almeno 26 persone ed ha provocato un cinquantina di feriti, molti dei quali versano in gravi condizioni. Teatro dell’attacco la stazione ferroviaria di Quetta, uno dei principali centri della regione.
Stando alle prime ricostruzioni dell’accaduto, un attentatore suicida si è fatto esplodere all’interno dell’ufficio prenotazioni della stazione mentre sul marciapiede antistante si affollavano decine di viaggiatori pronti a salire sul treno diretto a Peshawar. Secondo la polizia nei bagagli dell’attentatore erano stipati tra i sei e gli otto chili di esplosivo. Tra le vittime dell’attacco anche numerosi agenti di polizia e militari di rientro da un corso di addestramento.
L’attentato, come detto, è stato rivendicato dagli indipendentisti beluchi, da tempo in lotta contro il governo di Islamabad. Lo scenario politico della regione, tuttavia, è estremamente più complesso di quello che potrebbe apparire a prima vista: accanto a movimenti e formazioni paramilitari che rivendicano l’indipendenza sic et simpliciter del Belucistan (parte della regione storica è parte oggi anche di Iran ed Afghanistan) operano gruppi che puntano ad una maggiore autonomia all’interno dello stato pachistano.
In particolare gli autonomisti mirano ad ottenere maggiori benefici per gli abitanti della regione dallo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio del Belucistan. Un miglioramento delle condizioni socio-economiche che dovrebbe essere accompagnato dalla fine della repressione che – a detta degli autonomisti – il governo centrale esercita a danno della popolazione locale.
Tra gli elementi da non trascurare nell’analisi della situazione del Belucistan c’è il ruolo della Cina, Paese che negli ultimi anni sta riversando notevoli investimenti economici nella regione, principalmente al fine di realizzare una rete infrastrutturale in grado di sostenere i flussi commerciali provenienti da Pechino e diretti verso occidente. Il Belucistan.
In particolare l’obiettivo cinese è quello di fare del porto beluco di Gwadar uno dei terminali della nuova via della seta. E non è un caso se proprio questo scalo marittimo sia stato oggetto, anche nei mesi scorsi, di attacchi da parte dei movimenti indipendentisti cinesi. Nel mirino dei gruppi paramilitari sono finiti anche lavoratori cinesi: molte delle opere in corso di realizzazione nella regione, infatti, sono realizzate da manodopera cinese, senza alcuna ricaduta per l’economia locale. Uno dei motivi che alimenta il risentimento di ampi settori della popolazione beluca.





