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Home L'Editoriale

Per Willy, giovane bello e coraggioso

di Silvano Moffa
8 Settembre 2020
in L'Editoriale
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No, non ci sto! Non ci sto a lasciare che la polvere marcisca sotto il tappeto, né a sciogliere la coscienza nel pianto collettivo che bagna la bara di  Willy, giovane bello e coraggioso, sorriso luminoso spento nella orribile notte di un sabato qualsiasi da un branco di assatanati, luridi ceffi del marciume morale che cresce, come erba malvagia, in un mondo incivile che ha perso il lume della ragione, e anche un briciolo di umanità.

No, no ci sto! Amo troppo questa terra e la gente che la abita per risolvere un delitto così efferato e brutale nel perimetro angusto e soffocante dei luoghi comuni, di scontate preci, nel pur doveroso e commosso abbraccio ad una madre e ad un padre le cui lacrime nessuno riuscirà ad asciugare, cuori spezzati per sempre.

No, non ci sto! Svegliarsi una mattina e scoprire che Willy, oggi figlio di tutti, poteva anche essere nostro figlio, lì, come inopinatamente qualcuno ha detto, “nel posto sbagliato, nel momento sbagliato”. Come se fosse sbagliato per un giovane pieno di vita, dopo una giornata di duro lavoro, offrirsi un’ora di svago con gli amici dinanzi ad un caffè o ad un boccale di birra. E non fosse invece sbagliato che quei luoghi di intrattenimento fossero frequentati da immonde gang, conosciute per la loro spudorata arroganza, bulli strafottenti e violenti, sempre pronti a provocare risse e a rompere le ossa a chiunque rifiutasse i loro metodi delinquenziali.

No, non ci sto! Da troppo tempo Colleferro ha cambiato volto. Come tanti altri paesi di questa valle. Pusher, prostituzione, malavita organizzata, furti, rapine. Anfratti maleodoranti   nascosti nelle pieghe di una società malata. Le forze dell’ordine, ridotte nei ranghi, depotenziate e sfiduciate da una giustizia lenta, farraginosa, che lascia liberi gli spacciatori e i delinquenti dopo averli trattenuti per una notte in gattabuia, fa quel che può. Ma non abbastanza. Se per un tifoso violento allo stadio è previsto il Daspo, con la conseguente inibizione a frequentare gli stadi, perché mai, mi chiedo, non si può impedire che certi ceffi, con tanto di precedenti e pedina penale macchiata, continuino a frequentare i locali dove si riunisce la nostra bella gioventù?

No, no ci sto! Basta alzare lo sguardo per accorgersi che la sicurezza urbana non è una teoria da predicare, bensì un piano da costruire e praticare. Giorno per giorno. Con intelligenza, con risorse adeguate, con azioni concrete. Senza lasciare nulla al caso. La violenza, soprattutto giovanile, è ormai un fenomeno diventato strutturale. Come tale va affrontato. Riguarda tutti: famiglie, scuola, istituzioni. Modelli agghiaccianti e privi di valore hanno tolto essenza al valore della vita umana, al rispetto dell’altro, alla stessa pietas cristiana.  E qui le Istituzioni, tutte le istituzioni, non possono chiamarsi fuori dalle responsabilità.

No, non ci sto! Qui a Colleferro, nel volgere di due anni, due giovani sono stati uccisi barbaramente: Alberto, ammazzato a sprangate, a due passi da casa, da un gaglioffo a caccia della modesta pensione di invalido ritirata alla Posta qualche attimo prima; Willy, straziato da bestiali individui esperti di arti marziali, mentre difendeva un amico.

No, non ci sto! Questa terra, la nostra terra così affranta e vilipesa, non sarà più l’oasi di lavoro e di fratellanza di un tempo. Ma non lasciamo che si trasformi in un girone dell’Inferno.

Tags: ColleferrosicurezzaviolenzaWilly Monteiro
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