Per una “strana” dimenticanza nella messe di omaggi più o meno sinceri a Valery Giscard d’Estaing, scomparso lo scorso 2 dicembre, poco pochissimo si è accennato ad uno dei capitoli centrali (e più scottanti) della lunga carriera dell’ex presidente francese: lo scandalo dei diamanti africani. Riassumiamo la vicenda. Dal 1967 Giscard — allora ministro delle Finanze di de Gaulle — divenne l’ospite molto riverito di Jean-Bèdel Bokassa, dal 1966 presidente a vita della repubblica Centroafricana. Per compiacere il suo potente amico parigino, l’antico sottufficiale delle truppe coloniali gli offrì una magnifica riserva di caccia di 200mila ettari dove l’aristocratico e la sua corte d’amici potevano sparacchiare gratuitamente e in tutta libertà ad ogni animale. Una lunga festa venatoria che annientò interi branchi d’elefanti…
Il rapporto tra i due “amici” divenne ancor più solido nel 1974 dopo l’elezione di VGE all’Eliseo. Il primo viaggio ufficiale all’estero di Giscard fu proprio il Centroafrica, un grande onore che Bokassa ricambiò con continue forniture di uranio e altre preziose regalie ottenendo in cambio il silenzio sui suoi molto sbrigativi metodi di governo. L’apoteosi fu raggiunta il 4 dicembre 1977. Quel fatidico giorno Bokassa si proclamò imperatore del suo sperduto staterello: l’ex sergente, perdutamente innamorato (come l’amico Valery, autore di un non memorabile libro sul grande corso) dell’epopea bonapartista, realizzava così il sogno di bimbo: diventare il Napoleone africano. La stravagante cerimonia d’incoronazione — con trono dorato di 3 metri a forma d’aquila, corona d’oro, cinquemila invitati. Costo 25 milioni di franchi ovvero un quarto degli aiuti annui di Parigi all’ex colonia — fece sghignazzare l’intero pianeta.
L’impero ebbe vita breve. Il 21 settembre del 1979, dopo l’ennesima mattanza nelle strade della capitale Bangui e le ripetute accuse di cannibalismo — si parlò a lungo di cadaveri ritrovati nel frigidaire imperiale —, Parigi disse infine basta e inviò i suoi parà. Fu l’operazione Barracuda, voluta dal presidente in persona. Per più motivi e non tutti commendevoli. Mentre il detronizzato sovrano scappava in Costa d’Avorio, il 10 ottobre a Parigi scoppiava lo scandalo dei diamanti, uno scottante dossier de “Canard enchainè” su oltre un milione di franchi in pietruzze donati da Bokassa al suo ingrato ex protettore. Per l’inquilino dell’Eliseo un colpo ferale che nel 1981 gli costò la rielezione.
Una volta al potere François Mitterrand non dimenticò: accolse l’esule Bokassa in Francia offrendoli i giusti canali editoriali per vendicarsi di Giscard (fu “Ma Vèrite”, un libro esplosivo sui traffici presidenziali) e concesse una pensione da sergente. L’ex presidente fece subito causa e ottenne nel 1985 l’incenerimento di trentamila copie del libro, ma la frittata era ormai fatta. Per VGE il ritorno 
all’Eliseo era definitivamente precluso. Nel 1986, dopo sette anni d’esilio, Jean-Bedél rientrò in patria e si lasciò processare. Condannato a morte e poi graziato, l’uomo si ritirò nella sua scalcinata “reggia” di Berengo dove morì d’infarto nel 1996. Sino all’ultimo dei suoi giorni continuò ad accusare Giscard d’averlo «insultato, calunniato, ridicolizzato, tradito, derubato».




