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Scienza del clima, allarmismo diffuso e uno studio controcorrente e rivelatore

di Paolo Zannetti
26 Maggio 2026
in Terra Madre
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Scienza del clima, allarmismo diffuso e uno studio controcorrente e rivelatore
       

Due fatti recenti molto importanti, sul tema dell’allarmismo climatico di cui avevamo già parlato qui, meritano un approfondimento. Il primo è legato alla recente pubblicazione, in italiano e in inglese, del libro del Professor Nicola Scafetta, intitolato La Frontiera della Scienza del Clima. Questo libro presenta i risultati di una vita di lavoro dell’autore, in Italia e all’estero, dedicata allo studio della climatologia, dei modelli matematici che simulano il futuro del clima, dell’analisi statistica delle misure e delle osservazioni, e della valutazione dell’impatto della variabilità solare e dei cicli astronomici.

Il Prof. Scafetta parte da un concetto di base: quello di lasciar parlare i dati, le misure. In altre parole: I risultati dei complessi modelli di simulazione del clima vanno esaminati e discussi, ma le conclusioni devono rimanere ancorate all’evidenza empirica fornita dalle misure.

Il Presunto “Consenso Scientifico”

Il libro di Scafetta copre molti temi, tutti riconducibili al clima terrestre ed alla previsione del suo futuro. Ci parla del presunto “consenso scientifico” che si è creato attorno a questa teoria – il riscaldamento globale attribuito alle attività dell’uomo – e dedica la prima parte del libro a spiegarla. Ci ricorda che la sostanza chimica più importante in questa teoria è l’anidride carbonica (CO2), emessa in grandi quantità dalle nostre attività antropogeniche, che può essere considerata sia un necessario nutriente per le piante sia una pericolosa sostanza per la sua capacità di trattenere il calore. Ci parla della speranza di molti di poter eliminare, con enormi sacrifici economici in un prossimo futuro, le emissioni di CO2 e di altri “gas serra”, raggiungendo così il cosiddetto net-zero. Speranza, però, che nella scala globale diventa illusoria quando si guardano le emissioni di Cina ed India; e guardandole ci dobbiamo chiedere che senso abbia sacrificarci per ridurre le emissioni di CO2 nei paesi avanzati.

I Modelli Matematici di Simulazione del Clima

Il Prof. Scafetta ci parla dei modelli matematici usati dalla comunità scientifica per simulare il clima di oggi, del secolo scorso, e dei prossimi decenni. Sono modelli numerici che richiedono enormi risorse computazionali, che hanno fatto progressi notevoli dagli anni ’90 ad oggi, ma che ancora presentano sostanziali limiti e incertezze. Ci dice che i modelli matematici del clima non vanno rifiutati, ma compresi meglio. Bisogna avere un approccio responsabile e comprendere le loro assunzioni, i limiti e le incertezze. Bisogna evitare un approccio dogmatico, che è l’antitesi del corretto metodo scientifico. I modelli vanno esaminati con cura e cautela, lasciando la porta aperta a ipotesi alternative.

Il Modello Armonico-Empirico

La parte più importante del libro è proprio la seconda, in cui viene proposta un’ipotesi alternativa: l’Empirical Climate Model (ECM). Il Prof. Scafetta incoraggia un nostro ripensamento sulle cause dei cambiamenti climatici, non per sostituire la teoria dei gas serra, ma per integrarla con l’evidenza empirica fornita dalle osservazioni astronomiche. Ci parla della correlazione tra i cicli solari e le misure climatiche e della loro coerenza negli ultimi 11mila anni. Ci parla di come i pianeti influenzino l’attività solare e propone un modello empirico in cui il clima è dominato da oscillazioni astronomiche del Sole, della Luna e dei pianeti. È un modello armonico con cicli sovrapposti e ricorrenti. È un modello che riproduce bene le osservazioni storiche del clima, in particolare le misure satellitari di temperatura disponibili dal 1979. Va ricordato che le misure di temperatura da satellite sono le meno soggette a errori, mentre quelle al suolo rappresentano solo il microclima locale, spesso pesantemente influenzato dall’urbanizzazione e dalla cementificazione.

Gli Scenari Climatici

Il secondo evento importante è la notizia che l’IPCC – la potente agenzia intergovernativa delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico – ha ufficialmente rimosso gli scenari climatici più estremi, in particolare lo scenario RCP8.5. Cosa sono questi scenari?

Le proiezioni a lungo termine del futuro climatico dipendono da molto più della semplice matematica e fisica: si basano su “futuri plausibili”, detti “scenari”. Gli scenari propongono risposte a domande come queste: Quante persone ci saranno? Quanto saranno ricche e in quali professioni? Cosa alimenterà l’economia? Quali tecnologie avremo per l’agricoltura, l’industria, i trasporti e così via?

La figura qui sotto mostra un esempio di 11 scenari di emissione di CO2 nei prossimi decenni. Le differenze tra scenario e scenario sono enormi.

Questi scenari portano a proiezioni sulle emissioni di gas serra, sull’uso e sulla copertura del suolo, sugli aerosol e su molti altri fattori utilizzati dai modelli matematici del clima, che poi prevedono variabili come la temperatura, il livello del mare, la frequenza della siccità e l’intensità degli uragani. I risultati di queste proiezioni vengono tipicamente inseriti in ulteriori modelli matematici che prevedono impatti climatici, costi e benefici economici, e opzioni politiche alternative.

Il tutto consiste in una catena di calcoli matematici in cui un errore a monte si propaga a valle, spesso amplificandosi.

Le Conseguenze della Rimozione degli Scenari Estremi

Non si può sottolineare abbastanza quanto sia significativa questa rimozione. Gli scenari estremi come il RCP8.5, ormai fortunatamente obsoleti, sono alla base di migliaia di articoli di ricerca, di politiche e di regolamentazioni governative in tutto il mondo, di standard finanziari per le banche mondiali, e di gran parte della copertura mediatica sul cambiamento climatico, da cui la maggior parte delle persone apprende fatti e politiche climatiche.

Uno dei quattro RCP — RCP8.5, il più estremo — è arrivato a dominare la letteratura in misura enorme. RCP8.5 ha rappresentato più della metà di tutti i riferimenti RCP nella Quarta Valutazione Nazionale Climatica degli Stati Uniti del 2018, quasi il 60 per cento nel Rapporto Speciale dell’IPCC sull’Oceano e la Criosfera, e circa un terzo di tutti i riferimenti RCP nel Quinto Rapporto di Valutazione dell’IPCC.

Gli Errori si Propagano

Quando gli scenari sono sbagliati, anche tutto ciò che viene a valle è sbagliato. Gli errori si propagano nelle decisioni di investimento per trilioni di dollari, nei quadri normativi, nelle specifiche ingegneristiche e nelle politiche governative. La scelta di RCP8.5, come scenario di massima priorità per la ricerca sul clima e unico designato come scenario di riferimento o di base, è stata fatale. Tutte le proiezioni allarmistiche con cui ci hanno bombardato vanno riviste, corrette e reinterpretate.

La correzione di rotta sarà difficile. Ci sono migliaia di articoli pubblicati, larghe sovvenzioni già stanziate, e quadri normativi pesantemente basati su proiezioni incorrette derivate dall’RCP8.5. Ma la direzione del cambiamento oggi è chiara; l’unica incognita è quanto tempo ci vorrà per tornare sulla giusta rotta. In definitiva, le politiche climatiche richiedono necessariamente una grande fiducia pubblica nell’integrità della ricerca e la dimostrazione che la scienza si autocorregge. Il modo in cui la comunità risponderà ora sarà determinante per decidere se la fiducia potrà essere meritata

Tags: ambienteclimaNicola Scafetta
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