“Se vogliamo andare avanti, e noi certamente vogliamo guardare avanti, cioè al futuro, allora arriverà anche il momento di spegnere la Fiamma, arriverà il momento in cui la toglieremo dal simbolo. Magari non sarà presto ma arriverà”. ha dichiarato ieri al Foglio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani lanciando un bel sasso nello stagno di FdI.
Al di là della reale attualità e rilevanza della questione – per lo stesso Ciriani, che forse vuole solo tastare il terreno per conto di qualcun altro, “non è nemmeno un argomento di urgente dibattito” – colpisce la bizzarra motivazione: “solo quelli della mia età possono essere affezionati a quel simbolo superato. Ma per ragioni rispettabilissime e romantiche. La Fiamma è stata la mia giovinezza, per quel simbolo ci saremmo buttati sul fuoco ma a un ragazzo di adesso non gliene importa nulla. È giusto così e lo posso capire”.
È sin troppo facile obiettare al ministro che se ad un “ragazzo di adesso” nessuno spiega cosa sia e cosa rappresenti quella Fiamma e nessuno gli trasmette i valori che essa ha sempre incarnato sarà difficile che a quel ragazzo gliene importi qualcosa.
Evidentemente troppo occupati a “fare la storia”, i fratellini si sono dimenticati di insegnare, difendere e tramandare la propria, lasciando campo libero alle squallide e grottesche narrazioni dei guitti dell’antifascismo con la bava alla bocca secondo i quali Almirante era un “razzista e fucilatore di partigiani” (Berizzi dixit), Rauti un bombarolo e il MSI un covo di golpisti e picchiatori in camicia nera.
Nessuna meraviglia se alla lunga la capacità della sinistra di imporre, sostanzialmente incontrastata, i temi del dibattito politico e culturale riesca ad imporsi su una destra sempre culturalmente subalterna e priva di strumenti, come hanno dimostrato le tragicomiche vicende del Ministero della Cultura. Alla lunga, come diceva Molière, il fango rimane e nei salotti buoni, nostrani ed esteri, che ora la destra di governo deve frequentare di fronte a una Fiamma di cui in realtà non sanno nulla gli ottimati storcono il naso e mostrano insofferenza. Se Parigi val bene una messa, figuriamoci che valore può avere una vecchia Fiamma per la destra al potere. L’estemporanea esternazione del ministro Ciriani ha, comunque, il merito di innescare una riflessione su un tema solo apparentemente marginale.
La Fiamma del MSI trasferita nel simbolo di Fratelli d’Italia era stata fondamentale per sopravvivere e compattare lo zoccolo duro quando la barchetta meloniana, marginale e minacciata dalla lega di Salvini, galleggiava pericolosamente intorno al 3%. Ora che la marea politica e i demeriti altrui l’hanno sollevata fino al punto più alto trasformandola in una corazzata (“a rising tide lifts alla boats” diceva John F. Kennedy) il vecchio simbolo ha esaurito la sua funzione.
La Fiamma oggi è solo un brand, l’etichetta di una confezione il cui contenuto non corrisponde agli ingredienti dichiarati. Ben pochi sono i valori politici del vecchio MSI, e più in generale della destra culturalmente più nobile, che ritroviamo oggi nelle scelte e nelle azioni del governo a guida Meloni.
La assoluta continuità con la politica economica di Draghi, la supina accettazione di un nuovo ed inutilmente rigido patto di stabilità UE, la totale sudditanza nei confronti dell’amico amerikano (oltretutto di segno opposto) e dei suoi interessi in politica estera, l’atlantismo ottuso ed esasperato sulla questione Ucraina, l’assenza di politiche sociali adeguate, la svendita di asset strategici (una nuova cuccagna da privatizzazioni per gli speculatori internazionali), politiche industriali a misura più delle lobbies produttive che degli interessi generali sono scelte lontanissime da quelle che ci si aspetterebbero dalla destra della Fiamma. Scelte indicative più di traiettorie personali e contingenti che della reale volontà di realizzare programmi politici.
Se è vero, come diceva Bismarck, che la politica è l’arte del possibile, è altrettanto vero che sui temi fondamentali (lasciando perdere il folklore marginale) sarebbe stato lecito aspettarsi scelte diverse da quelle che avrebbero fatto, più o meno nello stesso modo, la sinistra o i tecnici liberisti.
Fabio Rampelli, commentando le dichiarazioni di Ciriani, ha spiegato che la Fiamma “nei contenuti” rappresenterebbe “un argine a una visione della società indistinta, eguale, mercatista, anti-identitaria, ordo-liberista, materialista. Si tratta della costola sociale del conservatorismo”. Tutto vero (a parte forse il poco appropriato riferimento al conservatorismo) peccato, però, che di fatto le scelte politiche del governo Meloni vadano in tutt’altra direzione, come si è detto.
Esiste, quindi, un problema di chiarezza e coerenza che porta a considerare effettivamente opportuna, ed anzi auspicabile, la rimozione del vecchio simbolo del MSI da quello di FdI. Se l’eredità del MSI è superata sia nel simbolo, come dice Ciriani (“un fatto acquisito”), che nei fatti e nelle scelte politiche meglio renderlo palese ed uscire dall’ambiguità.
Come ha detto tempo fa Marco Tarchi: “la Meloni liquiderà il passato della destra con una dolce morte”. E allora tanto vale procedere velocemente senza tante parole.






La fiamma dal punto di vista estetico è sicuramente il simbolo più bello tra tutti quelli dei partiti, non vedo perchè cambiarlo. Certo vedere la Meloni che parla con Draghi fa venire il voltastomaco. La considero pretattica anche perchè che governa in Europa dei nostri,per ora, c’è solo Orban e quello dell’Olanda. Certo è ora di finirla di sostenere l’ Ucraina perchè per fare grande l’Europa abbiamo bisogno di Putin.
Ovviamente dobbiamo smetterla di essere succubi dei compagni e di continuare a gistificarci perchè abbiamo ragione noi.