Fabio Caressa è un personaggio simpatico, avvolgente, convincente. Ha trascinato — Sky e sponsor paganti — una banda di veri sfigati nella giungla malese (in realtà un parco nazionale ben custodito dai ranger locali e attentamente monitorato dalla produzione e dalle assicurazioni). In solo due settimane — 14 giorni, non un’eternità…. —ha scaraventato una disgregata umanità di poveretti in un ambiente impegnativo ma non impossibile (anzi…) e lo ha trasformato in un’inferno verde. Risultato? Una comitiva imbarazzante che, sempre davanti alle telecamere, cammina, impreca, litiga, piange e fa finta di soffrire (certo, il divano di casa è più comodo) cercando di raggiungere l’obiettivo del giorrno. Sino al gran finale. Il Bingo.
Ma i denari del premio — molti, tanti, pochi, boh… basta incassare qualche banconota e, magari, pagare una rata del mutuo o chiudere qualche pendenza con le tasse. Chissà? — diventano, miglio dopo miglio, l’ossessione di questi poveracci. Ancora soldi, soldi, soldi. Ma non solo. E poi chi se ne frega se qualcuno preferisce ritirare all’ATM nella foresta (fregando gli altri malcapitati) qualche euro, o cedere alle tentazioni (magari solo un caffè …) e rilassarsi una comodosa location (i poveretti non hanno mai visto un 5 stelle…), giocare con la grande Orietta Berti o mangiar bene (anzi benissimo) con Chef Borghese. Money Road è un’operazione raffinata e crudele, che illumina una fetta d’Italia umile, invidiosa e triste. Disperata. L’Italia di oggi. Tentazioni e lacrime. Soldi e illusioni. Caressa (o chi per lui) è un genio.





